L’INGV controlla le aree bruciate di Castel Fusano da satellite

Sono state mappate in dettaglio, grazie alla combinazione delle immagini satellitari, le aree bruciate nella riserva del litorale romano di Castel Fusano il 17 e 21 luglio scorsi sia ai fini della valutazione della severità del danno sia del futuro monitoraggio sulla ricrescita della vegetazione. A mettere a punto un data base informativo a grande scala, un team di ricercatori dell’INGV. Il 17 luglio scorso un grande incendio è divampato nella riserva naturale di Castel Fusano (litorale romano) distruggendo una vasta area di pineta. Il 21 luglio un secondo incendio ha di nuovo colpito la riserva con importanti danni alla vegetazione (circa 200ettari di pineta e macchia mediterranea). Dalla combinazione delle immagini satellitari (Sentinel2A-MSI e il gemello americano Landsat 8-OLI) i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno identificato le aree bruciate, nella loro successione temporale, facendo una fotografia sull’area danneggiata e delineandone il perimetro, sullo stato di degradazione e ponendo le basi per le future attività di monitoraggio della ricrescita della vegetazione. L’Italia è una dei paesi del Mediterraneo a maggior rischio incendi. Da metà giugno sino al 27 luglio 2017 sono andati in fumo ben 74.965 ettari di superfici boschive, pari al 156,41% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016 (dati da Lega Ambiente). “Per l’indagine”, spiega Stefania Amici, ricercatore dell’INGV, sono state utilizzate immagini satellitari multispettrali Sentinel 2 (a 20m dirisoluzione spaziale), rese disponibili all’interno del programma europeo Copernicus, per caratterizzare l’area danneggiata e delinearne il perimetro”. L’INGV da anni svolge attività di ricerca per lo studio degli incendi, utilizzando sensori a varie risoluzioni (spaziali/spettrali) e dati satellitari sia per caratterizzare la fase di fiamma attiva che per valutare l’impatto in termini di livello di degradazione e cambiamento di uso del suolo. “Le tecniche utilizzate e applicate a sensori come Sentinel 2 o sensori di prossima generazione come PRISMA (missione iperspettrale) dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) rappresentano un supporto informativo a grande scala e durevole nel tempo a completamento di informazioni spesso frammentate e localizzate, anche temporalmente, e con un grande potenziale di risparmio di risorse. Per esempio, quando si verificano numerosi incendi, come nel caso di questa estate, la caratterizzazione dei perimetri, con dato satellitare, può essere fornita alle amministrazioni per varie applicazioni, incluso il supporto ai piani di recupero. Dopo l’incendio del 21 luglio sono state utilizzate anche immagini del satellite Landsat 8 a risoluzione spaziale di 30m per delineare il perimetro dell’area bruciata a Castel Fusano”, prosegue la ricercatrice dell’INGV. Per valutare l’entità del danno, localizzare le zone a rischio e supportare le strategie di mitigazione del danno con mappe mirate, vengono presi in considerazione i seguenti parametri: l’indice spettrale di area bruciata (Normalized Burned Radio-NBR), l’indice di vegetazione e l’indice di aridità. I risultati ottenuti dall’uso sinergico dei due satelliti (Sentinel2A-MSI e Landsat 8-OLI) sono mostrati in Figura 3. “Il lavoro, ancora in corso, oltre a delimitare l’area percorsa da incendi, mira a utilizzare il dato satellitare per una stima del grado di severità del danno. A questo scopo si utilizzano misure in sito per validare la corrispondenza con i valori derivati dalla mappa. Sensori come Sentinel 2A e il suo gemello Sentinel 2B, lanciato il 7 marzo scorso, in sinergia con i sensori americani, ci daranno la possibilità di aggregare informazioni nel tempo e caratterizzare gli incendi multipli, grazie a una frequenza di immagini ogni 5 giorni”, conclude Stefania Amici. Fonte: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – L’INGV controlla le aree bruciate di Castel Fusano da satellite

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