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Roccia e acqua nel cuore di Encelado, la luna di Saturno. Scoperto sotto i ghiacci del satellite…

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…un oceano sotterraneo dai fondali rocciosi, probabile sede di reazioni chimiche ricche e complesse. I risultati della ricerca, coordinata da Luciano Iess di Sapienza Università di Roma, sono oggi su Science. Encelado, una piccola luna ghiacciata di Saturno (raggio 250 km), nasconde un’estesa riserva di acqua sotterranea. L’individuazione di un nucleo roccioso sui fondali potrebbe determinare le condizioni ambientali per lo sviluppo di un ambiente probiotico. A questa conclusione sono giunti ricercatori italiani e americani, analizzando la gravità e la topografia del satellite, misurate dalla sonda spaziale Cassini. Il gruppo è guidato da Luciano Iess, del dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale di Sapienza Università di Roma con la collaborazione di Marzia Parisi e Marco Ducci, e di Paolo Tortora dell’Università di Bologna. La ricerca, pubblicata il 4 aprile sulla rivista Science, è stata finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana. La struttura interna di Encelado è diventata uno degli obiettivi scientifici più importanti della missione Cassini dopo la scoperta di getti d’acqua ricca di sali, emessi da lunghe fratture (dette tiger stripes, graffi di tigre) presenti nella regione polare meridionale, sotto la spinta di maree provocate dalla forza gravitazionale di Saturno. I ricercatori avevano spiegato questi geyser spaziali, del tutto inattesi vista la bassissima temperatura superficiale (circa -1800C), con la presenza di

acqua allo stato liquido in profondità. Ma l’estensione e la geometria di questa riserva d’acqua sotterranea erano finora ignote. Lo studio pubblicato su Science ha fornito i dettagli di quello che è risultato un vero e proprio oceano regionale a 30-40 km di profondità sotto la superficie della calotta polare meridionale del satellite; una massa d’acqua assai vasta (pari all’incirca a quella del Lago Superiore, il secondo lago più grande della Terra) che si potrebbe estendere dal polo sud a latitudini di circa 50° S per una profondità stimata di 8 km. I ricercatori sono arrivati a questi risultati analizzando le forze gravitazionali esercitate da Encelado sulla sonda Cassini durante tre passaggi ravvicinati sopra le calotte polari. “Le misure assai precise della sonda Cassini – spiega Luciano Iess- rese possibili grazie alle grandi antenne di comunicazione della rete interplanetaria della NASA e alla strumentazione di bordo realizzata in parte in Italia, indicano una anomalia gravitazionale negativa al polo sud che tuttavia non è così spiccata quanto ci si attenderebbe dalla profonda depressione, rilevata dalla telecamera di bordo. Da qui la conclusione – prosegue Iess – che in profondità debba trovarsi materiale più denso di quello esistente in superficie: acqua liquida, appunto, più densa rispetto al ghiaccio del 7%”. Confrontando le misure gravitazionali con la topografia del satellite i ricercatori sono arrivati quindi a calcolar le dimensioni della riserva liquida. Il valore aggiunto della ricerca sta nell’aver dimostrato che in luoghi del tutto inattesi del sistema solare possano esistere ambienti potenzialmente ospitali alla vita. Gli studiosi infatti hanno scoperto che il bacino di acqua liquida di Encelado “poggia” quasi certamente su una base di rocce (silicati) e non sul ghiaccio, come accade per gli oceani sotterranei di altre lune del sistema solare come Titano. La presenza di acqua e

silicati a diretto contatto, fa di questa grande riserva d’acqua la sede ideale di reazioni chimiche ricche e complesse che, insieme a una fonte di energia, potrebbero creare le condizioni per lo sviluppo di forme elementari di vita. Gli strumenti a bordo della sonda hanno rivelato la presenza di composti organici sia in particelle solide emesse dai getti che nelle tiger stripes. The Gravity Field and Interior Structure of Enceladus – Authors: L. Iess, D. J. Stevenson, M. Parisi, D. Hemingway, R. A. Jacobson, J. I. Lunine, F. Nimmo, J. W. Armstrong, S. W. Asmar, M. Ducci, P. Tortora. Focus: Cassini è una missione spaziale congiunta di NASA, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana. Giunta a Saturno il primo luglio del 2004, in quasi dieci anni ha visitato tutte le principali lune del pianeta e prodotto una serie di straordinarie scoperte. Le misure di gravità che hanno aperto una finestra sulla struttura interna di Encelado sono state effettuate durante tre passaggi ravvicinati a quote tra i 50 e i 100 km sopra le due calotte polari della luna. La sonda Cassini terminerà la sua missione nel 2017, a venti anni dal lancio, quando una manovra orbitale che utilizzerà il propellente residuo la porterà a disintegrarsi nell’atmosfera di Saturno. A oggi tutti i sottosistemi di bordo funzionano regolarmente. ” Come i grandi vini – evidenzia Enrico Flamini, coordinatore scientifico Asi – la capacità di analisi della strumentazione della missione Cassini dei suoi team scientifici sembra migliorare con il tempo. Le possibilità offerte dall’esperimento di radioscienza e da questa particolare strumentazione realizzata congiuntamente da ASI e NASA/JPL,-e che ci vede leader mondiali, stanno andando oltre ogni aspettativa che si potesse avere quando, più di sedici anni fa lanciammo la missione, e credo che ancora altro ci aspetta prima della fine della missione e il suo ultimo tuffo verso Saturno”. La ricerca è stata condotta con il supporto finanziario dell’Agenzia Spaziale Italiana.  ——-  Roccia e acqua nel cuore di Encelado, la luna di Saturno  ——-  http://goodnews.ws/

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