Nelle viscere della Terra, a oltre 400 km di profondità ci sono giganteschi oceani di acqua, ecco le prove…

Un’oasi di acqua all’interno della terra. Per la prima volta trovata in un diamante la Ringwoodite. Fabrizio Nestola dell’Università di Padova nel team internazionale che pubblica lo studio su Nature. Si aprono nuovi scenari sull’evoluzione del magmatismo terrestre e della tettonica delle placche del nostro pianeta. Il minerale  olivina,  in  formula  (Mg,Fe)2SiO4,  costituisce  il  60%  dell’interno  della  terra, dalla  superficie  fino ai 410 chilometri. Più  in profondità, per pressione e  temperatura,  l’olivina  si trasforma  in wadsleyite che ha stessa  formula, ma differente disposizione spaziale dei suoi atomi. Arrivando poi ai 520 km diventa un nuovo minerale chiamato ringwoodite. I  geologi  utilizzando  presse  a  incudine  multipla  hanno  sottoposto  l’olivina  alle  stesse condizioni  che  si  trovano  alle  grandi  profondità  riuscendo  a  creare,  in  laboratorio,  wadsleyite  e ringwoodite. Wadsleyite e ringwoodite, quindi, non sono mai state trovate sulla terra. Da  queste  evidenze  di  laboratorio  wadsleyite  e  ringwoodite  si  troverebbero  quindi  tra mantello  superiore  e mantello  inferiore  cioè  in  quella  zona  detta  di  transizione  tra  i  410  e  i  660 chilometri di profondità. Tuttavia i rilievi sulla zona di transizione

tramite tomografia sismica, cioè la valutazione della velocità di propagazione delle onde  sismiche  in profondità, escluderebbero  la loro presenza. Da queste ricerche infatti il materiale che si ipotizza essere presente in questa zona di transizione dovrebbe  avere una densità minore,  cioè contenere una maggiore quantità di  acqua al suo interno, caratteristica che la ringwoodite e wadsleyite di laboratorio non hanno. Per  riuscire  a  far  collimare  teoria  e  dati  oggettivi,  dagli  anni  Novanta,  i  geologi  hanno provato  allora  a  sintetizzare  in  laboratorio  wadsleyite  e  ringwoodite  con  un  minore  densità riuscendo artificialmente a “generare” wadsleyite e ringwoodite in grado di ospitare fino al 2.5% di acqua avvicinando così la densità dei due  materiali a quella dell’olivina. Sino a oggi non era mai stato trovato nessun campione naturale terrestre di wadsleyite o ringwoodite capace di dimostrare che la zona di transizione sia davvero una fascia idratata all’interno di due aree molto più “aride” come il mantello superiore e il mantello inferiore. Nella pubblicazione di  ieri su Nature dal  titolo “Hydrous mantle  transition zone  indicated by  ringwoodite  included  within  diamond”  un  team  internazionale  di  cui  fa  parte  il  Professor Fabrizio Nestola del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova ha dimostrato che la zona di transizione è davvero un’oasi di acqua all’interno della Terra. Il  team  di  ricerca  ha  individuato  per  la  prima  volta  un  campione  di  ringwoodite  terrestre ancora  incapsulato  all’interno  di  un  diamante  trovato  in  un  giacimento  brasiliano  del  distretto  di Juina e tale campione contiene circa l’1.4% di acqua. «La scoperta» dice Fabrizio Nestola «non solo permette finalmente di spiegare le anomalie osservate  tramite  tomografia  sismica  profonda,  ma  apre  uno  scenario

completamente  nuovo sull’interno  del  nostro  pianeta.  Infatti,  l’1.4%  di  acqua  nella  ringwoodite  permette  di  stimare  un contenuto medio  dell’1%  di  acqua  nella  zona  di  transizione. Tale  percentuale»  continua Nestola «corrisponde  a  uno  spessore  di  acqua  liquida  di  circa  8  km  sull’intera  superficie  terrestre. Considerando  che  l’Oceano  Pacifico  copre  circa  un  quinto  di  tutta  la  superficie  terrestre  ed  è profondo in media 4.2 km, per confronto, è come se avessimo ben “nascosta” all’interno della Terra una quantità di acqua pari a circa 10 oceani profondi come il Pacifico». Fino a oggi si era ipotizzato che il contenuto totale di acqua presente nel mantello terrestre, uno dei grandi misteri del nostro pianeta, variasse da uno a cinque volte la massa di acqua di tutti gli oceani presenti sulla superficie  terrestre. Ora,  la  ricerca pubblicata su Nature apre nuovi scenari e ipotesi sull’evoluzione del magmatismo terrestre e della tettonica delle placche del nostro pianeta. «Un ruolo fondamentale della scoperta l’ha avuta il diamante» sostiene Nestola «I diamanti sono veri e propri “scrigni geologici” capaci di portare in superficie frammenti di Terra profonda in tempi  estremamente  veloci.  Si  ritiene  infatti  che  i  diamanti  possano  percorrere  centinaia  di chilometri  in  poche  ore  contro  velocità  di  millimetri  all’anno  (e  nei  casi  più  estremi  di  alcuni centimetri)  con  i  quali  si  sposta  invece  una  placca  terrestre. È  stata  proprio  l’enorme  velocità  di trasporto dei diamanti che ha conservato la ringwoodite ancora intatta: se infatti il diamante avesse impiegato  i  normali  tempi  geologici  per  portare  la  ringwoodite  in  superficie,  tale  minerale  si sarebbe trasformato di nuovo in olivina». Fonte: Università degli studi di Padova.  —  Nelle viscere della Terra, a oltre 400 km di profondità, giganteschi oceani di acqua  —  http://goodnews.ws/

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