Piogge torrenziali: intervento umano e diluvi universali, la vendetta della natura?

Pietro Laureano è a Barcellona per una Conferenza alla Scuola Tecnica di Architettura della Catalogna dal titolo: Ecomimetica, l’architettura della fusione: progettare con le conoscenze tradizionali. Gli rivolgiamo alcune domande.Architetto Pietro Laureano sono noti i suoi studi e progetti sulle oasi del Sahara, i Sassi di Matera e il suo impegno e appelli per l’acqua e la salvaguardia degli ecosistemi e il paesaggio. C’è molta attesa per questa sua conferenza a Barcellona con numerosi giornali come El Pais e La Vanguardia che hanno prenotato una sua intervista. Come si colloca questo suo intervento nel ciclo di conferenze che ha il tema “Trasformazioni”?  L’umanità nella sua storia ha sempre dovuto affrontare il cambiamento, ambientale, climatico e sociale. Proprio attraverso la necessità di equilibrare e controllare l’imprevedibilità del clima ha elaborato conoscenze e trasformato l’ambiente creando architetture e paesaggi in armonia con questo. Nelle società tradizionali l’edificazione dello spazio avviene attraverso conoscenza e tecniche che sono il risultato di una lunga esperienza collettiva e sono verificate nel lungo periodo. A partire dalla rivoluzione industriale e con una accelerazione crescente dall’ultimo dopoguerra il processo di modificazione raggiunge livelli di invasività e distruzione delle risorse che mettono a rischio l’esistenza di tutto il vivente sul pianeta. Oggi per la prima volta nella storia i cambiamenti climatici si verificano a causa dell’azione umana e l’accentuarsi di fenomeni meteorologici estremi è ormai un fatto inevitabile. La natura quindi si vendica?La natura fa semplicemente il suo corso, non è in se benefica o distruttiva. I drammi sono il risultato dell’azione

umana dissennata. Con l’aumentare della temperatura dovuta alle emissioni dei gas serra cresce l’energia in circolazione, l’evaporazione e il movimento delle masse d’aria che possono provocare sia piogge intense con tempeste invernali e inondazioni, sia siccità estreme con onde di calore estive. Questi avvenimenti si innestano su una situazione di degrado dei suoli, abbandono del territorio, occupazione dello spazio e realizzazione di opere che rendono l’ambiente incapace di equilibrare i fenomeni meteorologici e, quindi, esposto alla catastrofe. Frane, inondazioni, crisi idriche e idrogeologiche sono sempre più frequenti, con erosione dei pendii e alluvioni nelle pianure e le coste dove i corsi d’acqua sono stati cementati, contribuendo, insieme con l’urbanizzazione al consumo di suolo. Modernizzazione spinta, tecnologia invasiva, iper produttività e industrializzazione dell’agricoltura determinano la crisi del modello tradizionale. A causa della povertà, perdita di identità e migrazioni, culture tradizionali stanno scomparendo con il loro secolare patrimonio di conoscenze adeguate. La rottura della relazione umanità-natura, determina la scomparsa dei miti, delle narrazioni e della conoscenza dei luoghi. L’idea di paesaggio scompare, insieme con la comunità che la ha generata, e l’ecosistema collassa. Quali le soluzioni? Una recente disciplina, la biomimetica, si propone di individuare materiali innovativi studiando meticolosamente e copiando le piante del deserto o le ali delle farfalle o di elaborare nuove forme di locomozione imparando dai movimenti dei gechi, dei pesci e dei rettili. L’evoluzione ha, infatti, selezionato nel tempo le soluzioni più adatte e funzionali. Allo stesso modo nel rapporto tra le comunità e l’ambiente sono state elaborate soluzioni architettoniche e tecniche tradizionali in grado di rispondere alle avversità con tecniche appropriate per la raccolta e la distribuzione dell’acqua, la protezione del suolo, il riciclaggio e l’uso ottimale dell’energia. In climi e ambienti diversi, culture incredibilmente tenaci sono state in grado di utilizzare i materiali disponibili a livello locale e le risorse rinnovabili. Hanno usato l’energia solare e gli altri processi della natura: isolamento termico per la protezione dal freddo e dal caldo; idrodinamica per la raccolta e la distribuzione dell’acqua, la conoscenza biologica per la creazione di humus e di terreno coltivabile. Sono riuscite a controllare la forza dei venti, ad usare la

legge di gravità e a sfruttare i minimi fattori di umidità per innescare processi interattivi autocatalitici per amplificare fenomeni positivi. In questo modo si sono creati i paesaggi risultato del rapporto tra comunità e natura. Sull’osservazione, l’inventario, lo studio, delle conoscenze tradizionali e locali può fondarsi un’ecomimetica, l’arte di imparare dal grandioso patrimonio costituito dall’esperienza accumulata dalla umanità nell’edificare i propri paesaggi. E’ il metodo che lei applica nei suoi progetti? Il recupero dei Sassi di Matera è stato possibile attraverso una lettura e narrazione che ha ridato dignità alla comunità e valore ai luoghi. Il progetto di ecomuseo nel Marocco e la ricreazione delle oasi riportando l’acqua in aree di deserto sono stati realizzati attingendo al patrimonio di conoscenze e esperienze dell’architettura locale. In Etiopia, riproponendo gli antichi sistemi di drenaggio e muri di terrazzamento, è stato possibile risanare antichi monumenti rupestri proteggere una scuola dal crollo del pendio dando allo stesso tempo ai bambini giardini, frutta e ortaggi. Il metodo  è quello di organizzare laboratori di progettazione sociale coinvolgendo nella progettazione tecnici e popolazione locale. Di fronte alla crisi globale nuove soluzioni sostenibili sono indispensabili nel campo dell’urbanistica, dell’abitare, della preservazione dei suoli, della produzione dell’acqua e nel riciclo. Possono essere elaborate comprendendo il messaggio presente in ogni comunità, luogo e ambiente. Non si può risolvere la crisi globale, che è economica, climatica e ambientale, applicando i metodi che l’hanno provocata: tecnocrazia, spreco di risorse, approccio indifferenziato per tutti i paesi, soluzioni calate dall’alto. Possiamo uscire dalla crisi solo con la conoscenza. Un vasto programma di ingegneria naturalistica e di architettura del paesaggio troverà le risorse economiche necessarie perché è un investimento su beni e futuro comuni e darà lavoro a tutti: esperti, giovani, immigrati per percorre i luoghi, estrarne le conoscenze riapplicarle in modo innovativo, trasformare i nostri ambienti mediterranei i quei giardini di armonia e conoscenza, fusione tra natura e cultura che erano un tempo. Pietro Laureano. Eco mimicry, the architecture of the fusion: design with traditional knowledge. Barcelona monday 3th February at 7pm. Conference to the school of architecture Escuela Técnica Superior de Arquitectura (ESARQ – UIC). – Piogge torrenzial e intervento umano  –  http://goodnews.ws/

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