Decrescita felice e responsabilità sociale al 26° Tignano Festival per l’Ambiente…

…e l’Incontro tra i Popoli 2013. Barberino Val d’Elsa (Firenze) – Il Comitato Culturale Tignano ha deciso che questo è l’anno giusto per lanciare un messaggio chiaro di responsabilità sociale attraverso i vari appuntamenti del Festival per l’Ambiente e l’incontro tra i Popoli. Sarà un programma ricco di contenuti volti a sensibilizzare e riflettere sugli stili di vita adottati da noi tutti e su come sia possibile cambiarli. Domenica 7 luglio sarà dedicato alla classica cena-spettacolo di inaugurazione in Piazzetta del Castello con prodotti rigorosamente locali o biologici e cucinati a chilometri zero. Il convivio sarà accompagnato da uno spettacolo musicale dei Mas Bianco capitanati da Antonio Torrini, con un programma che spazierà dai classici americani di Sinatra e Nina Simone a pezzi del proprio repertorio jazz e brani sempreverdi della grande tradizione italiana. Giovedì 11 luglio un incontro-dibattito sul tema della Decrescita Felice vedrà protagonisti il fondatore e leader del movimento Maurizio Pallante, Gloria Germani autrice di “Tiziano Terzani: La rivoluzione dentro di noi, Decrescita, Digiuno, Non violenza” e Giannozzo Pucci, editore della rivista The Ecologist Italia. La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci, ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori. È una rivoluzione culturale che non accetta la riduzione della qualità alla quantità, ma fa prevalere le valutazioni qualitative sulle misurazioni quantitative. La decrescita non è la riduzione quantitativa del prodotto interno lordo. Non è la

recessione. La decrescita è il rifiuto razionale di ciò che non serve. In un sistema economico finalizzato al più anche quando è peggio, la decrescita costituisce l’elemento fondante di un cambiamento di paradigma culturale, di un diverso sistema di valori, di una diversa concezione del mondo. Giovedì 18 luglio sarà nuovamente Maurizio Pallante a moderare l’incontro-dibattito “Felicità in tempo di crisi”: un appuntamento per parlare del valore delle relazioni tra persone in un mondo che va sempre più in fretta. I modelli economici proposti fino ad oggi hanno fallito nella loro missione di rendere l’uomo felice; per questo molti economisti iniziano a parlare di bene relazionale, cioè di una felicità che deriva dalle persone stesse e dai rapporti di fiducia e di convivenza che tra esse si instaurano. Il primo intervento è affidato a Silvano Emmi, chimico e ricercatore del Centro Nazionale Ricerche di Bologna e riguarda la natura, in particolare l’acqua, con approfondimenti che partono dalle molecole per spiegare la società. Seguirà Alessandro Galardini, insegnante che si occupa da anni del rapporto tra uomini e risorse naturali, che parlerà dei nuovi stili di vita. Infine Susanna e Lorenzo Fanelli dell’Associazione Mondo Comunità Famiglia spiegheranno i benefici di una nuova forma di abitazione: i condomini solidali, modelli abitativi in cui più famiglie abitano vicine e condividono spazi in comune. Dal 22 al 28 luglio si svolgerà la prima edizione di “In Canto Tignano”, un workshop di canto e recitazione lirici, docenti il soprano tedesco Nicola Beller Carbone e il regista scozzese Paul Curran. In arrivo studenti da tutto il mondo: Russia, Gran Bretagna, Spagna, Moldavia, Paesi Bassi, Irlanda. Gli studenti, tutti allievi di importanti accademie e istituti musicali, si cimenteranno in vari laboratori di studio e si immergeranno nella cultura locale. Un messaggio di pace e incontro tra i Popoli che domenica 28 luglio vedrà un concerto lirico aperto al pubblico a conclusione di questa ventiseiesima edizione del Tignano Festival. Breve excursus storico: Un antico borgo, un piccolo gioiello incastonato nelle colline del Chianti, da venticinque anni risplende in occasione del Tignano Festival. Nella sua piazzetta medievale si sono

alternati molti fra i più bei nomi del panorama artistico nazionale e internazionale.Era il 1988 quando un gruppo di abitanti, riuniti in un comitato, decise di dar vita a una rassegna estiva. Sembrava quasi un gioco, invece è passato un quarto di secolo e il Festival è più vitale che mai. Il Castello di Tignano: Durante il periodo del Festival di Tignano molte persone vogliono sapere se il castello è visitabile anche al di fuori della festa. Forse immaginano un castello fiabesco, con torri, fossati e ponte levatoio, simile a quelli di Strozzavolpe o di Santa Maria Novella. Nel castello di Tignano invece si entra da una porta per accedere a una piazzetta coronata da abitazioni, una cappella e due pozzi. Allora è un errore chiamarlo castello? No.Il primo documento in cui è menzionato Tignano risale al 1012. Si tratta di un diploma dell’Imperatore Enrico II. Nel 1073, sotto l’impero di Enrico IV, tra le proprietà della Badia Fiorentina si annovera il castellum de Tignano. I signori feudali del castello furono gli Alberti. Il castello si trova sopra una collina tufacea, alle cui pendici orientali sgorga la sorgente del torrente Drove. Oggi rimane solo una torre, quella accanto all’unica porta rimasta, sulla cui sommità si trova una campana molto importante per il paese: nel Medioevo richiamava il popolo in caso di pericolo.Gli unici elementi già esistenti nel XII secolo sono il pozzo e la cisterna, mentre i palazzi e la cappella di Sant’Anna sono successivi. La parte più interessante si trovava sotto al piano di calpestio, dove ci sono delle grotte scavate nel tufo usate come nascondiglio. Probabile anche l’esistenza di un sotterraneo che congiungeva il castello, dal lato sud ovest, al cosiddetto Castellare. Un visitatore ottocentesco, Luigi Biadi, commenta: “Il castello di Tignano […] rivela la sublimità, la magnificenza dei Padri nostri nell’immaginare, nell’operare. Con quanto accorgimento influito da spirito di vigorosa difesa si estollesse questo propugnacolo che sembra volesse tramandarsi all’eternità, ben si apprende alla vista dell’estensione e saldezza dei sotterranei, non che delle mura circondanti il forte.” Un po’ di storia recente: Fino ai primi anni Sessanta quella di Tignano è un’economia quasi autarchica dove gran parte di ciò che serve viene prodotto in loco. Se le merci fanno

poca strada, anche la mobilità delle persone è ridotta al minimo. I mestieri più comuni sono ovviamente quelli di supporto all’agricoltura. Fabbri, falegnami, muratori, carpentieri lavorano a stretto contatto con le fattorie. Una miniera di lignite si trovava vicino al borgo di Tignano in direzione di Prumiano. Era stata aperta durante la guerra del ‘15-‘18 e poi chiusa perché di scarso rendimento. All’inizio del secondo conflitto mondiale viene riattivata e arriva a impegnare una sessantina di operai che vengono da Tignano, Tavarnelle, Barberino, Marcialla. La piazza ha rappresentato, e in parte rappresenta ancora oggi, il luogo sociale per eccellenza dove ci si incontra, si parla, si discute, si intrecciano relazioni. La piazzetta di Tignano fino a tutti gli anni ‘60 è un piccolo mondo brulicante di vita. Ci sono due forni, due circoli e la scuola elementare. Una settantina di persone vivono nelle vecchie case addossate alle mura. Si tratta di gente povera, per lo più operai agricoli e impagliatori di fiaschi. Quando è bel tempo le donne stanno fuori a lavorare in gruppo, cuciono e ricamano. Sotto l’unico lampione al centro della piazza ci si ritrova nelle sere d’estate a prendere il fresco e chiacchierare. È una vita semplice scandita da ritmi antichi, dove non c’è separazione tra spazio pubblico e spazio privato e le case sono sempre aperte. Sul finire degli anni ‘50 i contadini incominciano ad abbandonare le campagne. Il fenomeno, partito in sordina, assume rapidamente i contorni di una fuga di massa.  Dopo l’abbandono delle campagne Tignano sembra caduto in letargo. Molti abitanti hanno scelto di andare a vivere nella vicina Tavarnelle o in città, quelli che sono rimasti si sentono isolati, privi di punti di riferimento. I due circoli non esistono più, mancano i luoghi e le occasioni per stare insieme. Tutto sembra finito. Gli anni ‘80 segnano invece l’inizio di un risveglio. C’è voglia di riorganizzarsi e di restituire un po’ di vita al paese. Il primo passo è la costruzione del Centro d’Incontro, su iniziativa del parroco don Tiberio Marchiotto. Il circolo viene ricavato da un vecchio fienile. Il terreno è in origine di proprietà dalla Curia ma don Tiberio riesce a farlo assegnare alla parrocchia di Tignano. Tutti partecipano con entusiasmo ai lavori di ristrutturazione, senza distinzioni politiche o religiose. L’apertura del Centro nel 1985 fa da stimolo a una serie di iniziative come non se ne vedevano da tempo. Nei mesi estivi la piazzetta torna ad animarsi con spettacoli teatrali e cene aperte a tutta la popolazione. Info: www.tignano.ithttp://goodnews.ws/


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