Il lupo Ezechiele è stato salvato e liberato in territorio umbro. Attenti al lupo? Attenti all’uomo!

Torna libero in Umbria il giovane lupo “Ezechiele jr”. L’esemplare, rinvenuto agonizzante per avvelenamento, è stato salvato dalla Forestale e dal personale veterinario. Torna in libertà il giovane lupo che rischiava di morire avvelenato, in Umbria, se non fosse stato per il tempestivo intervento del Corpo forestale e del servizio veterinario, allertati dalla segnalazione di un privato cittadino. “Ezechiele Jr”, questo il soprannome dell’esemplare maschio di circa due anni, lo scorso sabato si aggirava agonizzante in località San Giovanni di Boschetto, una zona montana del comune di Nocera Umbra (PG), quando è stato avvistato dall’uomo che ha lanciato l’allarme. Sul posto sono accorsi un medico veterinario e i Forestali del Comando Stazione di Nocera Umbra e al lupo è stata somministrata una dose di antidoto e una di anestetico così da permetterne la cattura. Una volta prelevato e trasportato dai Forestali presso lo studio del veterinario, è stato sottoposto ad alimentazione tramite fleboclisi e alle cure adeguate. Le cronache degli ultimi giorni riportano in drammatica evidenza il grave fenomeno dell’abbandono di esche e bocconi avvelenati in varie zone della regione. Basti pensare ai due lupi trovati morti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro all’interno del Parco dei Monti Sibillini.  È emergenza, quindi, per questa specie, protetta ma minacciata dalle insidie della pressione antropica e del bracconaggio. Dai primi controlli è emerso che l’esca avvelenata ingerita dal mammifero fosse costituita da sostanze diserbanti. La Forestale ha avviato ampie indagini mirate ad individuare i responsabili della vicenda. Nel frattempo lupo Ezechiele ha ripreso a correre riconoscente tra i boschi di

una delle regioni più verdi d’Italia. – Il Nucleo Cinofilo Antiveleno del Corpo forestale dello Stato. Un piano per prevenire e contrastare l’uso illegale del veleno, grave pericolo per la sopravvivenza di specie selvatiche di interesse comunitario, oltre che minaccia per gli animali domestici e per l’uomo stesso. L’uso  illegale  del  veleno  è  una  pratica  diffusa  in  tutta  Europa  che  colpisce animali  selvatici  e  domestici.  A  tutt’oggi  rappresenta,  oltre  che  un  pericolo  per l’uomo e per gli animali d’affezione, la più rilevante minaccia per la sopravvivenza di alcune  specie  selvatiche  di  interesse  comunitario  quali  orso  bruno,  lupo,  grifone, gipeto e nibbio reale. In  Italia  esistono  una  serie  di  criticità  che  rendono  estremamente  complessa  la problematica  da  affrontare.  In  particolare,  si  evidenzia  una  scarsa  conoscenza  del fenomeno e della sua  incidenza sulla fauna selvatica, una elevata disomogeneità dei dati disponibili a  livello nazionale, un’estrema complessità nel raccordo delle azioni fra  i  vari  soggetti  coinvolti  nella  problematica  (Forze  dell’Ordine  tra  cui  il  Corpo forestale dello Stato, ASL Veterinarie, Istituti Zooprofilattici Sperimentali, Prefetture, Sindaci,  Procura  della  Repubblica)  ed  oggettive  difficoltà  nel  rinvenimento  di carcasse e bocconi avvelenati e nell’individuazione del colpevole. A  partire  dal  2009,  in  concomitanza  con  l’entrata  in  vigore  dell’Ordinanza  del Ministero della Salute del 18 dicembre 2008 e successive modifiche e integrazioni, il Corpo forestale dello Stato collabora con il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la Junta de Andalucía e il Gobierno de Aragón (Spagna) al progetto LIFE ANTIDOTO  (in  base  ad  un  Protocollo  d’intesa  firmato  dalle  parti  a  settembre  del 2009),  finanziato  dal  programma  comunitario  LIFE,  attraverso  il  quale  si promuovono  in  Italia  (Parco  Nazionale  del  Gran  Sasso  e Monti  della  Laga)  e  in Spagna  (Andalusia  ed  Aragona)  una  serie  di  misure  innovative  per  conoscere, prevenire e fronteggiare l’uso illegale del veleno. Le principali azioni previste dal progetto sono:  •  l’impiego di Nuclei Cinofili Antiveleno  (NCA), ovvero unità  specializzate di controllo  del  territorio  composte  da  un  conduttore  cinofilo  e  da  più  cani addestrati alla ricerca di carcasse e

bocconi avvelenati in campo aperto;  •  la campagna di sensibilizzazione rivolta ad Enti, istituzioni ed associazioni per sollecitarli  ad  affrontare  il  problema  dell’uso  illegale  del  veleno  (e  costituire altri NCA);  •  la sensibilizzazione della popolazione contro l’uso illegale del veleno; •  l’elaborazione di una “Strategia contro l’uso del veleno”.  Di  particolare  interesse  per  innovazione  ed  efficacia,  l’attività  dei  Nuclei  Cinofili Antiveleno  consiste nell’individuare  rapidamente  i  bocconi  avvelenati,  consentendo l’immediata  bonifica  dei  territori  interessati  dal  loro  spargimento  ed  evitando  così ulteriori episodi di avvelenamento “secondario”. I Nuclei Cinofili Antiveleno, infatti, riescono  ad  individuare  carcasse  e  bocconi  avvelenati  che,  a  vista,  non  potrebbero mai  essere  rilevati.  Inoltre,  svolgono  un  ruolo  di  costante  presidio  del  territorio attraverso  perlustrazioni  preventive  e  perquisizioni  di  edifici  ed  automezzi, costituendo in questo modo un efficace effetto deterrente. Il Nucleo Cinofilo Antiveleno gestito dal Corpo  forestale dello Stato è costituito da un  conduttore  in  servizio  presso  il  Coordinamento  Territoriale  per  l’Ambiente  di Assergi  (AQ)  e  due  cani  (un  labrador  e  un  pastore  belga  malinois).  Dopo l’addestramento in Andalusia, dall’aprile del 2010 svolge il proprio servizio in Italia, dove  opera  all’interno  del  Parco Nazionale  del Gran  Sasso. Ad  oggi,  ha  effettuato attività  preventiva  e  di  controllo,  realizzando  con  l’altro Nucleo  del Parco  oltre  15 interventi di  ispezione su richiesta,  in caso di  rinvenimento di carcasse con sospetto di  avvelenamento  e  operando  in  stretta  sinergia  con  i  Comandi  Stazione territorialmente  competenti,  in  modo  da  garantire  una  rapida  ed  efficace individuazione  del  “boccone”  e  la  possibilità  di  repertazione  di  tutti  gli  elementi  rinvenuti durante l’attività investigativa. Il  Corpo  forestale  dello  Stato,  inoltre,  sta mettendo  a  disposizione  le  esperienze  e conoscenze  finora  acquisite  sul  fenomeno  ed  in  particolare  le  informazioni  in  suo possesso  in  merito  a  casi  di  avvelenamento  di  specie  selvatiche  in  Italia,  e  sta collaborando  all’elaborazione  di  un  protocollo  operativo  da  applicare  nei  casi  di rinvenimento di fauna deceduta per sospetto avvelenamento. Fonte: Corpo Forestale dello Stato


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