Biodanza, l’arte di danzare la vita

“Biodanza ci porta ad una percezione nuova e luminosa di noi stessi e dell’altro, una visione interiore ampia per percepire e gustare la realtà, una dimensione di libertà espressiva e di vastità emozionale: ecco perché Biodanza, più che una terapia, è una nuova sensibilità, una forma di pedagogia, una poetica dell’incontro con se stessi, con l’altro e con la totalità.” Rolando Toro Araneda. La lungimiranza della Biodanza: Già negli anni ‘50 Rolando Toro, psicologo ed antropologo cileno, iniziava a testare gli effetti della musica e della danza sui pazienti psichiatrici dell’Università di Santiago del Cile. Sono passati più di  cinquanta  anni  da  quando  Rolando  Toro  iniziò  a  mettere  alla  prova  il  suo  sistema.  Oramai diventata un sistema praticato  in quasi  tutto  il mondo,  la Biodanza si è diffusa molto velocemente dagli anni  settanta  in Sudamerica, America Centrale, Nord America, Europa, Sudafrica, Tanzania, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Un  sistema applicato a differenti gruppi di  lavoro, persone adulte sane, persone adulte con disturbi psichiatrici o disturbi psicofisici, persone anziane, bambini. E’  un  sistema  operante  anche  in  differenti  contesti:  in  ambito  privato o  pubblico,  negli  ospedali, nelle  scuole  ecc. E’  anche  un movimento  oggi    in  continua  espansione,  incidendo  positivamente sulla  vita di migliaia di persone. La  sua potenza espansiva  radica  nell’efficacia della  sua  risposta alle sfide del nostro tempo come proposta di sensibilizzazione profonda alla vita. Nei  circa  cinquanta  anni  trascorsi  dai  primi  esercizi  scaturiti  da  una  metodologia  basata sull’associazione musica-movimento-emozione, allora chiamata psicodanza e non molto tempo dopo

ribattezzata Biodanza, la Biodanza si è nutrita da una molteplicità di saperi scientifici, umanistici ed artistici  e  nel  tempo  ha  rafforzato,  riscoperto  e  riconfermato  la  scientificità  alla  base  della  sua metodologia.  Come  dice  Rolando  Toro  nell’introduzione  del  suo  libro,  “molte  forze  si  sono manifestate dentro di me per condurmi finalmente all’ideazione di questo insieme d’arte, scienza e amore1.  Nella  confluenza  di  saperi,  informazioni  e  continue  nuove  conferme  provenienti  dalla scienza,  in  particolare  dalle  neuroscienze  e  dalla  biologia,  la  Biodanza  creata  da  Rolando  Toro rimane  un  sistema  semiaperto,  vivo,  organico,  che  si  riconosce  appartenente  ad  un’  Universo complesso e molteplice. Proprio per la sua capacità di vivere in questa complessità, la Biodanza è in continuo ascolto della sua efficacia e può essere applicata a grande parte dell’Umanità e non solo ad alcuni gruppi umani. La  Biodanza  costituisce  una  pratica  di  incontro,  dove  i  partecipanti  sono  invitati  a  superare ideologie  e  separatismi  e  a  riscoprire  il  profondo  valore  nel  ristabilire  il  legame  a  sé,  al  simile  e all’Universo. Un legame che tutti coloro che lo desiderano sono in grado di ristabilire, perché parte dall’esperienza del corpo vivente e dall’esplorazione delle sensibilità che abitano questa coscienza incarnata. Nessun altro requisito. Nell’esperienza di  integrazione  l’individuo non solo è  in grado di sentire  la vita scorrere dentro di sé,  di  percepire  il  senso  di  solidarietà  umana,  la  sensualità  del  vivere,  l’impeto  vitale  e  la  forza creatrice che tutti abbiamo, ma non riesce più a scindere le sue azioni dal suo sentire e pertanto non riesce più a contribuire con serenità ed indifferenza alla sopravvivenza di un modus vivendi che non rispetta  il  patto  ancestrale  di  interconnessione  che  abbiamo  con  i  nostri  simili  e  la  natura. Nelle parole di Rolando Toro: “La Biodanza  (…) si propone di restaurare nell’essere umano  il vincolo originario con la specie come totalità biologica, e con l’Universo come totalità cosmica”2. Come si

intende la danza in Biodanza: La  danza  per  il  sistema  di  Rolando  Toro  è  considerata  nel  suo  significato  primordiale  di collegamento  alla  vita,  un  movimento  integrante  e  naturale  che  ci  è  proprio  ancora  prima  del linguaggio. La danza come  tale è espressione dei moti vitali della persona e canale di  integrazione ad  un  nucleo  sociale  più  vasto,  alla  comunità  umana.  La  Biodanza  pertanto  non  è  ballo, ma  un sistema composto da una serie di esercizi    ispirati ai gesti naturali dell’essere umano e che hanno come obiettivo  il risveglio della nostra sensibilità e  il potenziamento dei nostri potenziali genetici, principalmente quello affettivo. La  Biodanza  è  stata  definita  da  Rolando  Toro  come  “un  sistema  di  integrazione  umana,  di rinnovamento  organico,  di  rieducazione  affettiva  e  di  riapprendimento  delle  funzioni  originarie della  vita”3.  La  definizione  è  stata  da  lui  ulteriormente  aggiornata  come  “un  sistema  di accelerazione  di  processi  di  integrazione  a  livello  cellulare,  immunologico,  metabolico, neuroendocrino, corticale ed esistenziale mediante la vivencia indotta in ambiente arricchito dalla musica,  la  danza,  il  contatto,  la  carezza  e  la  presenza  del  gruppo”4.  Per  vivencia  si  intendono esperienze di  intenso coinvolgimento emozionale, cenestesico e viscerale, vissute e percepite dalla persona con presenza nel “qui ed ora”. Attraverso  la stimolazione emozionale e cenestesica,  la persona che è solita vivere  in uno stato di frammentazione,  gradualmente  può  accedere  ad  una  consapevolezza  incarnata  della  sua  presenza nel  mondo,  riappropriandosi  del  suo  senso  di  Sè  come  unità.  Si  tratta  di  una  conoscenza multidimensionale ed esperienziale che si matura progressivamente e non si  limita alla conoscenza simbolico-razionale. La Vivencia: In Biodanza  la vivencia ha come obiettivo di stimolare  la “funzione arcaica di connessione con  la vita5  attraverso  una  serie  di  esercizi  che  hanno  il  potenziale  di  evocare  vivencia  integranti.  La vivencia  può  scaturire  spontaneamente,  ma  qualunque  sia  l’intensità  di  vivencia  sperimentata, questa necessita della predisposizione

dell’individuo ad abbandonarsi all’esperienza. La sessione di Biodanza si prefigura come un  laboratorio esperienziale dove  la vivencia può avere luogo con maggiore facilità, grazie all’ambiente arricchito che rappresenta. La presenza del gruppo, il movimento e  la musica agiscono quale concentrato di stimoli per agevolare un vissuto di grande intensità.  La metodologia  della  Biodanza  consente  alla  persona  di  sentire  che  la  vita  continua  a scorrere  e  che  non  c’è  scissione  tra  l’esperienza  soggettiva  dell’individuo  e  le  azioni  che  lei/lui intraprende per il suo sviluppo, anche all’interno della sessione. La  percezione  di  completezza  ed  integrazione  avviene  potenzialmente  su  tre  livelli  che interagiscono  e  si  condizionano  vicendevolmente  pur mantenendo  una  loro  autonomia  di  base:  il livello cognitivo,  il  livello esperienziale (vivencial) e  il  livello viscerale. Detto questo,  la Biodanza da  priorità  nella  sua  prassi  alle  emozioni,  agendo  principalmente  dal  basso  verso  l’alto,  dalle vivencia  ai  significati.  Lo  spazio  per  l’integrazione  della  funzione  cognitiva  e  del  pensiero simbolico arriva  in secondo  luogo come eco di ciò che prima avviene a  livello  “vivencial”. Come suggerisce Eugenio Pintore, un metodo basato sulla vivencia consente  il recupero della dimensione esperienziale  dell’apprendimento  e  il  superamento  della  scissione  tra  conoscenza  ed  esperienza, aspetto importante di una nuova epistemologia che restituisce alla percezione umana il suo legittimo valore. Il  senso  di  essere  interconnessi  con  gli  altri  e  con  la  vita  è  facilitato  dall’acquisizione  di  una conoscenza corporea della propria soggettività. Grazie ai meccanismi di feedback che si  instaurano spontaneamente con gli altri durante le danze, la persona inizia a diventare partecipe della creazione di  uno  spazio  intersoggettivo  con  l’Altro.  Sentirsi  capace  di  creare  e  costruire  “insieme”  è fondamentale per abbattere  il  senso di  solitudine  e  isolamento che portano all’illusione di  sentirsi separati dal resto, chiusi in noi stessi. Le neuroscienze hanno scientificamente messo  in  luce  l’esistenza del correlato

neurale della nostra natura  intersoggettiva,  i  neuroni  specchio, che consentono  il  “rispecchiamento”  interno di quanto avviene  nel  mondo  circostante,  particolarmente  di  quanto  accade  ad  altri  esseri  umani.  Nella vivencia questo rispecchiamento è facilitato ed accessibile grazie all’empatia. Nelle vivencia atte ad evocare questa percezione di  interconnessione, si ha  la sensazione di cadere in  uno  stato  di  permeabilità  con  l’Altro  e  con  l’ambiente  circostante.  La  persona  supera,  non intenzionalmente ma  in modo  spontaneo  e  fluido,  l’ostacolo  che  la  separa  da  chi  ha  davanti. Di conseguenza,  l’apertura  all’Altro  può  portare  la  persona  a  percepire  una  piacevole  sensazione  di alterazione o trasformazione della propria identità, e anche, a volte, una vera e propria sensazione di “espropriazione momentanea della  soggettività”6, un “ritorno all’indifferenziato”7, come piacevadescriverla  a  Rolando  Toro.  In  tante  altre  discipline  e  tradizioni  questa  esperienza  trascendente viene descritta come  la “sensazione di essere uno con il Tutto”. Come l’esistenza umana, la vivencia non è misurabile. Sembra quasi accogliere in sè il principio di indeterminismo  proprio  della  fisica  quantistica,  che  ha  dimostrato  che  l’osservatore  modifica l’osservato,  cioè,  che  la  persona  stessa  modifica  con  la  sua  esistenza  la  realtà  che  abita  e  la percezione che ha di essa. La vivencia ha gradi e  intensità variabili e a seconda della sua profondità, consente alla persona un livello d’integrazione a  sé  stesso, all’Altro e all’Universo diverso. La  vivencia  nel  suo  livello più profondo  “annulla  la  distanza  tra  ciò  che  si  sente  e  l’osservazione  del  proprio  sentire”8.  E’ temporanea, ma allo  stesso  tempo eterna  in quanto può precedere  la mente  razionale e svincolarsi dal tempo cronologico. Note bibliografiche: 1.  R. Toro Biodanza. Musica, movimento,  comunicazione  espressiva per  lo  sviluppo armonico della personalità, Red Edizioni, Milano, 2007. 2.  Op. cit. 3.  Op. cit. 4.  R. Toro. Ultima definizione di Biodanza non edita. 5.  R. Toro Biodanza. Musica, movimento,  comunicazione  espressiva per  lo  sviluppo armonico della personalità, Red Edizioni, Milano, 2007. 6.  U. Galimberti Le cose dell’amore, Feltrinelli, Milano, 2005. 7.   R. Toro Biodanza. Musica, movimento, comunicazione espressiva per  lo  sviluppo armonico della personalità, Red Edizioni, Milano, 2007. 8.  Op. cit. –  Carolina Oro. Per maggiori informazioni: www.carolinaoro.com


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