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Una goccia d’inchiostro nel cielo luminoso. Il WFI (Wide Field Imager) cattura un geco cosmico

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Questa immagine ottenuta con il WFI (Wide Field Imager) montato sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO all’Osservatorio dell’ESO di La Silla, in Cile, mostra il luminoso ammasso stellare NGC 6520 e il suo vicino, la strana nube oscura, a forma di geco, nota come Barnard 86. Questo duo cosmico si staglia su un sfondo di milioni di stelle incandescenti della zona più luminosa della Via Lattea – una regione così densa di stelle che quasi non si vede un pezzetto di cielo libero, in questa fotografia. Questa parte della costellazione del Sagittario è uno dei campi stellari più ricchi dell’intero cielo – la Grande Nube Stellare del Sagittario. L’enorme numero di stelle che illuminano questa regione enfatizza l’oscurità di nubi oscure come Barnard 86, che si vede al centro di questa nuova immagine ottenuta dal WFI (Wide Field Imager), uno strumento montato sul telescopio da 2,2 metri dell’MPG/ESO all’Osservatorio dell’ESO di La Silla, in Cile. Questo oggetto, una piccola e isolata nebulosa oscura nota come un “globulo di Bok” [1], è stato descritto come “una goccia d’inchiostro nel cielo luminoso” dal suo scopritore, Edward Emerson Barnard [2], un astronomo americano che ha scoperto e fotografato numerose comete e nebulose oscure, una della lune di Giove, e molto altro. Osservatore eccezionale e appassionato astro-fotografo, Barnard è stato il primo a utilizzare lunghe pose fotografiche per esplorare le nebulose oscure.Attraverso un piccolo telescopio, Barnard 86 appare come una mancanza di stelle, una finestra su un piccolo pezzo di cielo sgombro, più distante. In realtà questo oggetto sta davanti al

campo stellare – una nube fredda, scura e densa composta da piccoli grani di polvere che bloccano la luce delle stelle e rendono opaca la regione. Si pensa che si sia formata dai resti di una nube molecolare collassata per formare il vicino ammasso stellare NGC 6520, che si vede a sinistra di Barnard 86 in questa immagine.NGC 6520 è un ammasso aperto che contiene molte stelle calde che risplendono di luce bianco-azzurra, un segno inequivocabile della loro giovinezza. Gli ammassi aperti di solito contengono poche migliaia di stelle che si sono formate tutte allo stesso tempo e perciò hanno la stessa età. Questi ammassi di solito vivono relativamente poco, dell’ordine di diverse centinaia di milioni di anni, prima di disgregarsi.L’incredibile numero di stelle in questa zona di cielo complica le osservazioni dell’ammasso, rendendo difficile imparare molto su di esso. Si pensa che l’età di NGC 6520 sia di circa 150 milioni di anni e che sia l’ammasso stellare che il vicino ricco di polvere si trovino ad una distanza di circa 6000 anni luce dal nostro Sole. Le stelle che appaiono in Barnard 86 in questa immagine si trovano in realtà di fronte ad esso, cioè tra noi e la nube oscura. Anche se non sappiamo se questo sia vero per Barnard 86, molte nebulose oscure ospitano nuove stelle in formazione all’interno – come ad esempio nella famosa Nebulosa Testa di Cavallo, nell’appariscente oggetto Lupus 3  e in qualche misura anche in un’altra delle scoperte di Barnard, la Nebulosa Pipa Tuttavia, la luce delle stelle più giovani è bloccata dalle zone di polvere circostanti, cosa che le rende visibili solo in luce infrarossa o di lunghezza d’onda maggiore. Note: [1] I globuli di Bok sono stati osservati per la prima volta nel 1940 dall’astronomo Bart Bok. Sono nubi molto fredde e scure di gas e polvere che spesso contengono nuove stelle in formazione. Questi globuli sono ricchi di polveri che disperdono e assorbono la luce di fondo, diventando così quasi opachi alla radiazione visibile.[2] Questa citazione è tratta da E. E. Barnard,  Dark Regions in the Sky Suggesting an Obscuration of Light (“Regioni oscure in cielo suggeriscono l’oscuramento della luce”), Yerkes Observatory, 15 Nov 1913 (disponibile online qui). Fonte: ESO


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