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I rimedi antichi degli antenati: due millenni fa usavano il collirio in pasticche…

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Le pasticche di collirio di 2000 anni fa. Uno studio cui ha partecipato l’Università di Pisa dimostra l’uso oftalmico delle compresse rinvenute sul Relitto del Pozzino. Servivano a curare gli occhi, le pasticche di 2000 anni fa ritrovate sul Relitto del Pozzino, a largo delle coste toscane. L’ha dimostrato uno studio condotto in sinergia tra il dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’Università di Pisa – da Erika Ribechini, Maria Perla Colombini e Jeannette Lucejk – la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e il dipartimento di Biologia evoluzionistica dell’Università di Firenze, che ha analizzato le compresse dalla forma piatta e circolare, con un diametro di quattro centimetri, che avevano la funzione di collirio. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nell’articolo “The ingredients of a 2000-year-old medicine revealed by chemical, mineralogical and botanical investigations” sull’importante rivista statunitense PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America.

Nel lavoro che sarà pubblicato sul PNAS, sono presentati i risultati d’indagini chimico-mineralogiche e paleobotaniche condotte su medicinali risalenti al II sec a.C. rinvenuti tra i resti di una nave etrusca soprannominata “Relitto del Pozzino” trovata a largo delle coste di Piombino. I medicinali consistevano in compresse di colore grigio e forma discoidale. Dato che in archeologia, la scoperta di farmaci antichi è davvero rara, così come lo è la conoscenza della loro composizione, lo studio condotto ha fornito preziose e uniche informazioni su antiche pratiche mediche e farmaceutiche, e sullo sviluppo della farmacologia e della medicina nel corso dei secoli. Le indagini condotte hanno consentito di evidenziare che idrozincite e smithsonite (sali di zinco) erano di gran lunga gli ingredienti più abbondanti delle compresse, costituendone più dell’80%, insieme amido, lipidi di origine animale e vegetale, e resina di pino. La composizione e la forma delle compresse Pozzino sembrano indicare che essi sono stati utilizzati per scopi oftalmici: si tratterebbe di una sorta di grandi pasticche con funzione di collirio che erano applicate direttamente sulle palpebre. I sali a base di zinco, tutt’oggi molto utilizzati in campo dermatologico e oftalmico, hanno azione rinfrescante, protettiva e attività batteriostatica. Da rilevare, inoltre, come il termine latino collirium (collirio) derivi dal nome greco ҡоλλύρα, che a sua volta significa “piccoli panetti rotondi”. Fonte: Università degli Studi di Pisa


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