Avatar diventa “realtà”: Mondo reale o Artificiale? Oggi il confine è sempre più sfumato…

…grazie a una piattaforma innovativa che ricrea ambienti virtuali. La “Embodiment Station”, sviluppata al Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto Tecip del Sant’Anna nell’ambito del progetto europeo “Vere”, permetterà ad esempio di ricreare l’impressione fisica del camminare, simulando addirittura lo spostamento di peso da una gamba all’altra Mondo reale o “artificiale”? Oggi il confine è sempre più sfumato grazie a una piattaforma innovativa che ricrea ambienti virtuali.  La tecnologia digitale sfuma i confini tra il mondo virtuale e quello reale. Oggi il limite diventa sempre più evanescente grazie anche ad una piattaforma innovativa che ricrea ambienti Virtuali – il suo nome è “Embodiment Station” –  in grado di ricreare, sulla persona fisica che la sta utilizzando, le sensazioni catturate attraverso il corpo di un robot o di un avatar mediante una esperienza di realtà virtuale multisensoriale, quindi che coinvolge diversi sensi nello stesso momento. La piattaforma è stata sviluppata dal Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto Tecip (Tecnologie della Comunicazione, dell’Informazione, della Percezione) della

Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nell’ambito degli studi sulla interazione fra uomo e macchina e sulla percezione umana, che dimostrano come in futuro sarà possibile immedesimarsi, per una persona, in un avatar virtuale o in un robot fisico. Questo immedesimarsi è proprio uno degli obiettivi del progetto europeo “Vere”, (Virtual Embodiment and Robotic Re-Embodiment), che vede fra i partner il Laboratorio di Robotica Percettiva e che mira a dissolvere il confine tra il corpo umano ed i suoi surrogati virtuali o fisici. n uno scenario futuro, che potrebbe apparire fantascientifico, peraltro già raccontato dai film “Avatar” e “Il mondo dei surrogati”, si potrà disporre di un corpo surrogato, nella forma di avatar virtuale o di un robot fisico appunto, e percepirlo come il proprio corpo, attraverso illusioni sensoriali ricreate in maniera artificiale. Il progetto “Vere” ambisce a raggiungere l’obiettivo, attraverso strumenti tecnologici che saranno sviluppati nei prossimi tre anni. Questa esperienza viene resa sempre più realistica, grazie al coinvolgimento contestuale di diversi sensi. Si apre uno scenario di applicazioni particolarmente vasto. Utilizzando un avatar remoto si potrà viaggiare in un mondo ricreato in realtà virtuale senza muoversi da casa oppure sarà possibile camminare avendo la sensazione di essere presenti all’interno del corpo di un robot fisico remoto ed interagire con le persone presenti nell’ambiente circostante. L’esperienza virtuale diventa più realistica indossando un esoscheletro robotico, simulando addirittura interazioni fisiche, anche con l’aiuto di un sistema avanzato di proiezione in tre dimensioni. Massimo Bergamasco, Ordinario di Meccanica Applicata alle Macchine e ideatore della “Embodiment Station”, spiega: “In

questa piattaforma di realtà virtuale intendiamo fornire all’operatore una stimolazione sensoriale ricca, che include quella vestibolare, di movimento, propriocettiva, di contatto, nonché visiva e acustica, in modo tale da simulare l’esperienza di trovarsi in un corpo che può essere virtuale o in un corpo come quello di un robot che interagisce con un ambiente reale”. Antonio Frisoli, Associato di Meccanica Applicata alle Macchine e Responsabile dell’area di Interazione uomo-robot al Laboratorio di Robotica Percettiva, fornisce ulteriori dettagli sulla piattaforma robotica: “Nella ‘Embodiment Station’ abbiamo integrato il senso di feedback vestibolare attraverso una piattaforma robotica, quindi di percezione inerziale durante il movimento, registrato da accelerometri o tramite altri sensori che la persona porta con sé durante la camminata reale. Ciò significa che, rimanendo comodamente seduti al suo interno, si può ricreare l’impressione fisica di camminare. Le vibrazioni trasmesse attraverso la piattaforma riescono infatti a simulare lo spostamento di peso da una gamba all’altra e sono sincronizzate con il video tridimensionale di una camminata”. Daniele Leonardis, Dottorando in Tecnologie Innovative per la Robotica, illustra come vengono acquisite tali informazioni: “Il sistema indossabile di acquisizione è composto da due telecamere per la registrazione video in tre dimensioni, un sensore accelerometrico e  un giroscopio per la registrazione delle vibrazioni e delle velocità angolari della testa, nonché un doppio microfono per una registrazione audio, sempre in tre dimensioni”. Fonte: Scuola Superiore Sant’Anna


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