Crescita Infelice o Decrescita Felice, Che cosa preferisci?

La decrescita è un  concetto politico, economico e sociale sostenitore alla diminuzione controllata, selettiva e voluta della produzione economica e dei consumi, con lo scopo di fissare una nuovo nesso di bilanciamento ecologico fra l ‘essere umano e l’ambiente naturale, e di giustizia fra le stesse persone. Come ha ripetuto più volte Serge Latouche, uno dei maggiori promotori della decrescita, essa è in primo luogo un motto per manifestare l’esigenza e il bisogno di un “mutamento di modello”, di un cambio di direzione di propensione riguardo al modello regnante della sviluppo e dell’ accumulo senza limiti. La civiltà dell’occidente è basata sull’aumento dei consumi e nella massimizzazione del profitto, consigliare la decrescita implica ideare non solo un nuovo tipo di economia, ma anche un nuovo tipo di società. E mettere in discussione i principali enti socio-economici, allo scopo di renderli conciliabili con la sostenibilità ambientale, l’equità sociale e l’autogestione dei territori, ridando un opportunità di futuro a una civiltà che pare protendere all’autodistruzione. Venuta alla luce come un giudizio agli andamenti economici dominanti, intorno al progetto della decrescita si muove già un insieme di suggerimenti e considerazioni. Esse impegnano la sfera ambientale, sociale, politica e culturale in aggiunta a una

pluralità di “buone azioni” (economia solidale, agricoltura biologica, Gruppi di Acquisto, risparmio energetico, consumo critico, ecc,ecc), realizzando una vitale stimolazione positiva e propositiva tra esperienze concrete e studio teorico. I concetti consigliati dai filosofi della decrescita odierni hanno radici nelle riflessioni di taluni autori come John Ruskin, Henry David Thoreau (1817-1862) e Lev Tolstoj (1828-1911). Ugualmente gli scritti del Mahatma Gandhi racchiudono similari principi e nello specifico circa l’idea di semplicità volontaria.I suggerimenti dei difensori della decrescita si espandono su due piani: a livello individuale, la selezione di stili di vita detti di semplicità volontaria; a livello generale, una ricollocazione delle attività economiche allo scopo di diminuire l’impronta ambientale, gli sperperi energetici, le disparità sociali. I protettori della decrescita dichiarano che la crescita economica, intesa come crescita continua del Prodotto Interno Lordo (PIL), – non conduce a un maggior benessere. Siffatto ideale è in opposizione con le idee della società moderna, che individua la crescita del PIL con l’ accrescimento del livello di vita. Il progresso delle condizioni di vita deve perciò essere conseguito non con l’aumento del consumo di merci ma con il cambiamento favorevole dei rapporti sociali, dei servizi collettivi, della qualità ambientale. La realizzazione di tale nuovo modello vede l’impegno di molti studiosi. Il principale filosofo di questa corrente è Serge Latouche, mentre in Italia troviamo: Mauro Bonaiuti che nel 2004 fonda insieme a Marco Deriu, Luca Mercalli, Paolo Cacciari, Gianni Tamino ed altri l’Associazione per la Decrescita; Maurizio Pallante, fondatore e presidente del Movimento per la Decrescita Felice; Massimo Fini, con il Movimento Zero; e movimenti politici che si ispirano alla decrescita, come il Movimento 5 Stelle.Basi della decrescita: Il sistema produttivo ed

economico, che deriva da risorse non rinnovabili, è fondato sulla crescita illimitata del PIL, ma i fondamenti della termodinamica e la scarsità delle risorse materiali ed energetiche presenti nella Terra demoliscono tale modello. Vladimir Vernadskij, ricavando dalla seconda legge della termodinamica il concetto di entropia, rimarca che lo sviluppo del PIL implica la riduzione dell’energia disponibile e l’aumento di rifiuti nuocendo ai biosistemi terrestri. La ricchezza prodotta dai sistemi economici non consiste soltanto in beni materiali e servizi privati: esistono altre forme di ricchezza pubblica e sociale, come la salute degli ecosistemi, la qualità della giustizia, le buone relazioni tra i componenti di una società, il grado di uguaglianza, il carattere democratico delle istituzioni, il welfare, e così via. La sola crescita materiale, misurata secondo indicatori monetari, solitamente non considera queste altre forme di ricchezza. L’assunto della decrescita è che le risorse naturali sono limitate e che vengono gestite in modo iniquo; la descrescita è uno strumento per avviare una equa redistribuzione delle risorse del pianeta tra tutti i suoi abitanti, perseguendo il principio dell’eguaglianza tra i popoli. I Paesi più ricchi dovrebbero ridurre i loro standard attuando un processo di decrescita, limitando i consumi, sviluppando modelli energicamente autosufficienti. Lo sviluppo basato sulla crescita ha dimostrato di accrescere l’ineguaglianza sociale, concentrando ricchezze nelle mani di pochi anziché generare maggior benessere e aumentare gli standard di vita. Le critiche alla decrescita affermano che un rallentamento della crescita economica provocherebbe un aumento della disoccupazione e della povertà, e che comunque almeno nel Sud del mondo occorre consentire la crescita economica. I fautori della decrescita sostengono invece che rilocalizzare e abbandonare l’economia globale nel Sud globale

permetterebbe a queste popolazioni di aumentare il loro grado di autosufficienza e indipendenza impedendo il sovra-consumo e lo sfruttamento delle loro risorse da parte del Nord. Per la decrescita l’aggettivo “sostenibile” allude alla proposta di organizzarsi collettivamente in modo che la diminuzione della produzione di merci non riduca i livelli di benessere. La teoria della decrescita non implica evidentemente il perseguimento della crescita negativa ma si pone come mezzo per la ricerca di una qualità di vita migliore. Se la crescita del PIL non coincide con una crescita di benessere (un incidente d’auto, ad esempio, è comunque un fattore di crescita del PIL) allora occorre smettere di utilizzare tale indicatore come unica bussola. Questa tesi è ormai accettata anche da economisti e scienziati estranei alla Decrescita (H. Daly, R. Costanza e altri). Il principio della decrescita non va confuso con quello dello sviluppo sostenibile il quale non mette in discussione il perseguimento della crescita economica. Per la decrescita lo sviluppo sostenibile è quindi ritenuto un ossimoro.L’impronta ecologica è un indicatore espresso in “ettari di superficie terrestre” che misura l’impatto della popolazione in un territorio. Tale indicatore mette in relazione la capacità delle superfici terrestri e marine di produrre materie prime e di assorbire i rifiuti, e i consumi della popolazione. Secondo il rapporto del 2005 della Rete Globale di Impronta Ecologica, mentre gli abitanti dei Paesi sviluppati utilizzano 6.4 ettari globali (gHa), quelli dei Paesi meno sviluppati necessitano di un solo gHa. Ad esempio, mentre ogni abitante del Bangladesh utilizza quanto si produce su 0.56 gHa, un nordamericano necessita di 12.5 gHa (22,3 volte tanto). il numero medio di ettari globali a persona ha raggiunto i 2.7 ettari pro capite. Per far sì che la popolazione mondiale possa raggiungere gli standard

dei Paesi europei, sarebbero necessarie le risorse di un numero compreso tra tre e otto pianeti Terra. Progresso tecnologico ed efficienza produttiva Il concetto di decrescita si fonda sull’ipotesi che produrre di più implichi il consumo di energia e materie prime, mentre diminuisce l’importanza della forza lavoro sostituita dalle macchine. Questa analisi è considerata fallace da coloro che affermano che il progresso tecnologico ci consente di produrre di più con meno, fornendo maggiori servizi. Questa teoria è conosciuta come distruzione creativa, il processo per cui le “vecchie” produzioni (con le loro tecnologie costose e inquinanti) scompaiono dal mercato come risultato dell’innovazione che abbassa i costi consumando meno energia e materie prime pur accrescendo la produttività. Allo stesso tempo la riduzione dei costi e l’aumento dei profitti consente maggiori investimenti in nuovo sviluppo tecnologico, che andrà a rimpiazzare le vecchie tecnologie più inquinanti. Per tale motivo le tecnologie che riducono l’utilizzo di risorse e incrementano l’efficienza sono spesso indicate come soluzioni sostenibili o “verdi”. Questo concetto mette in evidenza il fatto che l’introduzione di una nuova tecnologia spesso si accompagna a un aumento della capacità produttiva e dei consumi di quel prodotto, tali da vanificare il risparmio di risorse conseguito dalla maggiore efficienza. Nel modello consumista è strategico provocare l’invecchiamento precoce dei prodotti per poterli sostituire da quelli “nuovi”; l’incremento della produzione è collegato direttamente anche al consumo di risorse naturali e alla produzione di rifiuti. I fautori della decrescita sostengono che le tecnologie efficienti non devono essere finalizzate all’aumento di produzione di merci ma devono rispondere ai reali bisogni dell’uomo, essere semplici, disponibili e a basso costo. Approfondimenti: Sito ufficiale del Movimento per la Decrescita Felice


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