Lavoro: Per la prima volta aumentano giovani agricoltori (+4,2%) & Boom agricoltura (+10,1%), salva da disoccupazione

50%  giovani preferisce agriturismo a posto in banca (23%) o in una multinazionale (19%). Si inverte la tendenza e per la prima volta da almeno dieci anni aumentano i giovani agricoltori con un incremento del 4,2 per cento nel numero di imprese individuali iscritte alle Camere di Commercio nel secondo trimestre del 2012. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio dove è stato aperto il primo salone dei nuovi mestieri dell’agricoltura con le esperienze innovative avviate dai giovani, dall’allevamento delle oche da guardia a quello dei falchi per tenere liberi i cieli e consentire il decollo degli aerei negli aeroporti, fino alla “vignaiola” che fa invecchiare il vino negli abissi o la stilista di campagna che realizza borse e accessori con materiale di scarto. Non è un caso che, secondo l’indagine Coldiretti/Swg, la metà dei giovani tra i 18 ed i 34 anni preferirebbe gestire un

agriturismo piuttosto che fare l’impiegato in banca (23 per cento) o lavorare in una multinazionale (19 per cento), mentre in generale tra tutti gli italiani ben il 28 per cento scambierebbe il proprio lavoro con quello dell’agricoltore, perché garantisce una vita piu’ sana secondo un cittadino su due e assicura piu’ libertà ed autonomia per il 17 per cento. Una passione confermata dal fatto che quasi un milione di italiani con altre occupazioni si classificano come “hobby farmer” mettendosi al lavoro su appezzamenti di terreni, spesso ereditati, che hanno in media un ettaro di superficie in cui coltivare ortaggi, frutta ed anche vino o olio, secondo Nomisma. Senza contare che – stima la Coldiretti – almeno un italiano su quattro si dedica all’orto o al giardinaggio. Lo storico ritorno degli italiani alla terra, dove oggi sono attive ben 62mila imprese condotte da giovani con meno di 30 anni, colloca l’agricoltura sul podio delle attività di impresa preferite dai giovani dopo commercio, servizi di alloggio-ristorazione (251mila) e manifatturiero e costruzioni (182mila). Una inversione di tendenza che si riscontra anche a livello scolastico con gli Istituti Agrari che – sottolinea la Coldiretti – hanno aumentato dell’11 per cento il proprio peso percentuale sul totale di iscritti, mentre sono scesi quelli dei Licei, secondo i dati 2012 del Miur. Dall’indagine Coldiretti/Swg svolta su giovani agricoltori con meno di 30 anni di età emerge che il 36,5 per cento ha una scolarità alta (specializzato, laureato, laureando), il 56 per cento media (scuole superiori) e il 6,5 per cento bassa (scuole medie). Una ripresa che non si era mai verificata prima e che

è stata favorita non solo dalle caratteristiche anticicliche del settore in tempi di crisi, ma soprattutto dall’allargamento dei confini dell’attività agricola che, grazie alla Legge di Orientamento (la numero 228 del 18 maggio 2001) fortemente sostenuta dalla Coldiretti, ha di fatto rivoluzionato l’attività d’impresa nelle campagne italiane aprendo nuove opportunità occupazionali. Gli imprenditori agricoli oggi si possono occupare di attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla loro vendita in azienda o nei mercati degli agricoltori, ma anche della fornitura di servizi alla pubblica amministrazione come i contratti realizzati da molti comuni per la cura del verde pubblico che spesso viene affidata agli agricoltori. Per non parlare della produzione e vendita della birra ottenuta dalla coltivazione di orzo in azienda o del pane dal grano, ma anche dei prodotti cosmetici a base di vino, olio o latte di asina. E, ancora, delle fattorie didattiche convenzionate con le scuole e degli agriasili e agriospizi. “Oggi il settore agricolo si è rigenerato con una classe di giovani di imprenditori che non si è arroccata, come spesso accade nei momenti difficili, nella difesa dell’esistente, ma si è impegnata con successo nel capire e soddisfare i nuovi bisogni dei consumatori”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “per risollevare il Paese l’Italia deve tornare a fare l’Italia, ovvero a valorizzare al meglio quello che ha già di unico e di esclusivo. L’Italia della grande creatività, delle piccole e medie imprese agricole, artigiane, manifatturiere che poi sanno crescere e conquistare il mondo. Il modello delle economie di scala e le

leggi del Pil e della finanza da sole stanno impoverendo le nostre famiglie e i nostri territori spingendo a produrre al minor costo senza tenere in alcuna considerazione il prezzo sociale, ambientale ed etico che provocano”.  ≈ Boom agricoltura (+10,1%), salva da disoccupazione: Con la crisi è boom di assunzioni in agricoltura che è il settore che fa registrare il piu’ elevato aumento nel numero di lavoratori dipendenti con un incremento record del 10,1 per cento, in netta controtendenza con l’andamento generale. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti relativa al secondo trimestre del 2012 divulgata nel corso del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio, in occasione della manifestazione “Il lavoro prima di tutto” promossa dalla Cgil a Roma in piazza San Giovanni. “In agricoltura il lavoro c’è sia per chi vuole seriamente intraprendere con iniziative innovative, come dimostra l’aumento del 4,2 per cento nel numero di imprese individuali condotte da under 30 nel secondo trimestre dell’anno, sia anche per chi chiede possibilità di occupazione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “non si tratta di un fatto marginale, ma di una opportunità, per molti disoccupati, immigrati, donne e giovani, che è in grado di garantire valore economico, ambientale e di sicurezza alimentare all’intera società”. Ad aumentare in campagna – sottolinea la Coldiretti – sono sia il numero di lavoratori dipendenti (+10,1 per cento) che, in misura piu’ contenuta, quelli indipendenti (+2,9 per cento). Il trend positivo dell’agricoltura è particolarmente importante perché – continua la Coldiretti – è il risultato di una crescita record del 13,7 per cento al nord, ma anche del 3,5 per cento al sud mentre si registra un leggero calo nel centro Italia (- 3,2 per cento). Si

stima peraltro – precisa la Coldiretti – che abbia meno di 40 anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, dove si registra anche una forte presenza di lavoratori giovani ed immigrati che hanno abbondantemente superato quota centomila. L’agricoltura è peraltro l’unico settore in controtendenza nel 2012 che fa segnare un aumento del Pil (1,1 per cento) sul piano tendenziale, mentre calano l’industria (-5,8 per cento), le costruzioni (-6,5 per cento) e i servizi (-1,1 per cento), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi al secondo trimestre dell’anno. Anche le aperture di nuove aziende agricole – continua la Coldiretti – hanno superato leggermente le chiusure con la presenza nel secondo trimestre di ben 824.516 aziende agricole registrate negli elenchi delle Camere di commercio. A pesare negativamente sulla redditività dell’agricoltura italiana sono i bassi prezzi pagati alle imprese agricole per effetto dello strapotere contrattuale degli altri soggetti della filiera, ma anche per la concorrenza sleale dovuta alla mancanza di trasparenza nell’informazione ai consumatori che permette di spacciare come Made in Italy prodotti importati. “Un deficit di giustizia nella filiera e di verità nei confronti dei consumatori reso possibile dalla mancanza della politica”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. Il modello agricolo italiano è vincente nel mondo dove ha conquistato primati nella qualità, tipicità e nella salubrità delle produzioni, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana, che è praticamente il

doppio di quella di Germania, Francia e Spagna e il triplo di quella Inglese. Leadership per i prodotti tipici, record di longevità grazie alla dieta mediterranea, top di presenze per il turismo enogastronomico, i sistemi di controllo più efficaci del mondo per garantire la salubrità dei prodotti, sono alcuni dei primati del Made in Italy agroalimentare. Un settore – sottolinea Coldiretti – che rappresenta il 15 per cento del Pil nazionale, con un valore complessivo di 250 miliardi di euro. In Italia – spiega Coldiretti – il 16 per cento delle imprese attive si occupa di agricoltura: una realtà che conta quasi 900mila aziende che occupano l’83,5 per cento del territorio nazionale. Le produzioni italiane hanno poi il primato della sanità e della sicurezza alimentare, con un record del 99 per cento di campioni regolari di frutta, verdura, vino e olio, con residui chimici al di sotto dei limiti di legge. L’Italia ha il maggior numero di imprese biologiche in Europa (quasi cinquantamila) che coltivano un milione di ettari di superficie bio. L’agricoltura italiana, che ha scelto di non coltivare ogm, vanta inoltre la leadership nei prodotti tipici con 244 prodotti a denominazione o indicazione di origine protetta riconosciuti dall’Unione Europea mentre sono 517 i vini Docg, Doc e Igt riconosciuti in Italia.  L’Italia, infine, vanta un paesaggio unico che – conclude Coldiretti – è meta di un crescente flusso turistico nei 871 parchi e aree protette presenti in Italia che coprono ben il 10 per cento del territorio nazionale. Una tendenza confermata dalla crescita dell’agriturismo che può contare su 20.000 aziende agricole. E il nostro Paese è anche leader europeo per il turismo enogastronomico, con un movimento annuo di circa 5 milioni di appassionati. Coldiretti


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