Chi è dunque il mammifero più “umano” ? Lunedì 15 ottobre a Roma, a partire dalle 21, presentazione…

… e proiezione del documentario Project Nim. In occasione dell’uscita in libreria del documentario “Project Nim” (Collana Feltrinelli Real Cinema), presso il Teatro Valle di Roma (via del Teatro Valle 21) è in calendario un incontro durante il quale sarà presentata e proiettata la pellicola. Interverranno – tra gli altri – il direttore scientifico dell’Enpa, Ilaria Ferri, che ha curato il libro “Obblighi umani, diritti animali”, pensato comprendere meglio la storia di Nim e la triste sorte degli animali destinati alla sperimentazione, e distribuito insieme al documentario. Il documentario “Project Nim” è in libreria, nella collana feltrinelli real cinema. È uscito in tutte le librerie, nella collana Feltrinelli Real Cinema (in collaborazione con Sacher Distribuzione), “Project Nim” del regista premio Oscar (per “Man on Wire”) James Marsh, che, già trionfatore al Sundance Festival, ha riscosso unanimi consensi anche al Festival di Roma del 2011. Il documentario, consigliato dall’Ente Nazionale Protezione Animali, racconta la storia di uno scimpanzé, Nim Chimpsky, strappato alla madre appena nato nel 1973 e destinato alla sperimentazione cognitiva, quindi trattato come un bambino e costretto a imparare il linguaggio dei segni per i non udenti da un gruppo di scienziati della Columbia University. Chi è dunque il mammifero più “umano”? L’homo sapiens che crede di poter rendere qualsiasi essere uguale a lui o l’indifeso protagonista, costretto a vivere in un ambiente che non è il suo e le gravi deprivazioni? Per chi vedrà le vicende del piccolo Nim, fino alla sua morte solitaria e infinitamente triste, chiuso in una gabbia nell’abisso dell’infelicità e memore della violenza subita, la

risposta non è difficile. Il documentario, infatti, è la cronaca di un’illusione che nasce nel cuore degli anni settanta: insegnare a uno scimpanzé appena nato il linguaggio dei segni dei non udenti, crescendolo come se fosse un bambino. Deprivato della presenza materna, isolato dai suoi simili, Nim costretto in cattività, ha espresso ben presto la sua evidente natura selvatica. Il suo destino in gabbia, tuttavia, era ormai segnato. Neanche l’esaurimento dei finanziamenti del progetto è valso a restituirgli la libertà: ad attendere il primate non era il suo ambiente naturale ma un laboratorio di ricerca medica. A “salvarlo” da questa fine ulteriormente atroce l’altro protagonista del documentario, l’allora studente Robert Ingersoll che riesce a condurre Nim in un santuario per primati e a restituirgli un minimo di dignità e compagnia. Il film è distribuito insieme al libro “Obblighi umani, diritti animali” (pp.96, acura di Ilaria Ferri, direttore scientifico Enpa), per comprendere meglio la storia di Nim e la triste sorte degli animali destinati alla sperimentazione. Notevoli i contributi al libro dello zoologo Marc Bekoff e della primatologa Jane Goodall, attivisti dei diritti degli animali, del salvatore di Nim Robert Ingersoll responsabile del “Mindy’s Memory Primate Sanctuary” e della ricercatrice antivivisezionista italiana Susanna Penco che sollevano temi cruciali e determinanti sui quali siamo ormai chiamati a rispondere. Con quale diritto priviamo gli animali della libertà, li utilizziamo per il nostro divertimento e per un presunto vantaggio per gli uomini? «Uomini e scimpanzé hanno in comune il 98,7% del patrimonio genetico – spiega Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa – Nim rappresenta l’esempio di come i geni che abbiamo in comune con gli scimpanzé suggeriscano come questa minima differenza sia fondamentale tra le specie: solo noi costringiamo altri esseri senzienti a diventare delle vittime immolate alla nostra presunta superiorità». Fonte: ENPA Ente Nazionale Protezione Animali

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