Studi ENEA per capire le cause dello sprofondamento dell’antica città romana di Sinuessa

Le attività enea per la tutela dell’erosione delle coste in aree di interesse archeologico e per la valorizzazione del patrimonio archeologico sommerso. Interventi per la valorizzazione e la promozione dell’area archeologica sommersa dell’antica colonia romana di Sinuessa verranno realizzati grazie ad una collaborazione tra il Comune di Sessa Aurunca (Caserta) e un gruppo di ricercatori del Laboratorio di Chimica Ambientale del Centro di Ricerca ENEA di Portici, per l’effettuazione di studi geologici che permetteranno di svelare le cause che hanno portato al suo sprofondamento. Le rovine, visibili nelle giornate di mare limpido, si trovano sul fondale alla profondità di circa dieci metri e da tempo hanno alimentato un interessante dibattito per storici, geologi ed archeologi. Gli studi ENEA forniranno elementi utili a comprendere i fenomeni che hanno portato allo sprofondamento di circa 10 metri delle strutture portuali risalenti al III secolo a. C., che testimoniano l’importanza dell’antico porto commerciale come via di transito per tutto il bacino del Mediterraneo. Le caratteristiche del sito di Sinuessa, quali la torbidità delle acque dovuta ad apporti fluviali, alle dinamiche tettoniche dei distretti vulcanici dei vicini Campi Flegrei e di Roccamonfina, rendono lo studio e le indagini di particolare complessità, richiedendo l’integrazione di competenze e discipline diverse. Attualmente i ricercatori ENEA stanno effettuando una campagna di rilievi geologici ed ispezioni subacquee per la georeferenziazione dei manufatti antropici sommersi e delle formazioni di pregio naturalistico. Le

tecnologie adoperate prevedono anche l’utilizzo di GPS di alta precisione e di strumentazione di misura dedicata all’ambiente marino. I ricercatori dell’ENEA che hanno preso parte ai lavori sono Alfredo Trocciola, Raffaele Pica e Carmine Minopoli. A conclusione degli studi, l’ENEA fornirà al Comune un modello in grado di tutelare il sito archeologico sommerso e di renderlo fruibile al pubblico attraverso un percorso subacqueo. Questa iniziativa è in conformità con la Convenzione del 2001 dell’UNESCO, che prevede la preservazione del patrimonio culturale sommerso nei siti di ritrovamento mediante lo sviluppo dell’archeologia subacquea. L’ENEA ha presentato queste attività nel corso del convegno “Erosione costiera in siti di interesse archeologico”, che si tiene a Napoli il 5 e il 6 ottobre, organizzato dall’associazione Marenostrum di Archeoclub d’Italia in collaborazione con il Circolo Ufficiali della Marina, la Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), l’Istituto Italiano di Geologia e Ingegneria (I.I.G.I.) e il Gruppo Nazionale Ricerca Ambiente Costiero (GNRAC), e con il patrocinio dell’ENEA. Obiettivo di queste due giornate, che sono rivolte ad una platea multidisciplinare di esperti, è di mettere in evidenza la necessità di salvaguardare e proteggere gli oltre 7.000 km di coste italiane dall’erosione. Fonte: ENEA Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile


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