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Nascerà nel deserto un’architettura che produce acqua ed energia, da un progetto di Pietro Laureano

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Errachidia, Marocco. Approvato il progetto di Pietro Laureano di un’architettura nel deserto che produce acqua ed energia. Sarà la sede dell’eco museo delle khettara, le antiche tecniche di captazione d’acqua delle Oasi.Si realizzerà nel sud est del Marocco a Fezna nella regione del Tafilalelt  (Errachidia)  l’eco museo delle khettara. L’architettura sarà realizzata in terra cruda e pietra e sarà completamente autosufficiente per acqua ed energia. Il progetto è finanziato dal Ministero dell’Urbanistica del regno del Marocco e dalla Regione del Tafilalelt il cui governatore Ahmed Marghich in una riunione con i più alti responsabili locali e nazionali ha approvato il progetto esecutivo. Il progetto coinvolgerà la popolazione locale, costituirà una attrattiva turistica, salverà la memoria delle antiche tecniche tradizionali che hanno permesso la vita in uno dei luoghi più aridi del pianeta e costituirà un centro propulsivo per il restauro e la salvaguardia delle oasi. In particolare il museo è dedicato alle khettara, gli antichi tunnel di captazione d’acqua chiamati anche qanat in Iran, foggara in Algeria e falaj in Oman che riescono in modo che

sembra miracoloso a produrre acque libere dove non esiste alcuna risorsa superficiale apparente. Il progetto è stato realizzato dall’architetto  Pietro laureano consulente UNESCO per le zone aride e gli ecosistemi in pericolo e uno dei più importanti esperti mondiali di oasi e tecnologie sostenibili. Pietro Laureano come nasce questo progetto? Due anni fa con la mia società IPOGEA (www.ipogea.org) centro internazionale delle conoscenze tradizionali partecipammo a una gara indetta dal Ministero dell’Urbanistica del Marocco (DAT), il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD) e il Programma Oasi Tafilalelt (POT) per lo studio delle tecniche idriche locali, la scelta del sito e la  realizzazione di un museo nel deserto. Vincemmo la gara battendo importanti progettisti, università e centri di ricerca internazionale così iniziammo il lavoro con gli studi sulla storia, le tecniche, le tradizioni locali e la concezione del progetto che ora è stato approvato. Perché la vostra proposta vinse la gara? Proponemmo non un museo convenzionale ma un ecomuseo, un museo vivente del territorio e del paesaggio. L’obiettivo della protezione, la valorizzazione e la visita è tutta l’area con i suoi abitanti, i modi di vivere, le identità, le tecniche, le pratiche ancestrali e anche i modi appropriati di gestione ed evoluzione. Dimostrammo la nostra forte conoscenza di queste tematiche e la capacità di creare un’architettura in continuità con la tradizione locale e avanzatissima dal punto di vista della sostenibilità. Come avete realizzato tutto questo? E’ stato fatto lo studio dettagliato dei luoghi e l’inventario tramite le

carte satellitari e la geo localizzazione sul web di tutti gli elementi di interesse utilizzando il Sistema Informatico delle Tecniche Tradizionali e Innovative (SITTI) da noi elaborato per L’Istituto Internazionale delle Tecniche Tradizionali dell’UNESCO  (ITKI) e la Traditional Knowledge World Bank (www.tkwb.org). La procedura utilizzata per le sue particolari caratteristiche innovative ha avuto il riconoscimento di essere pubblicata dalla Agenzia Spaziale Europea. E’ stato possibile tramite Google Earth individuare e recensire tutte le antiche gallerie sotterranee e ricostruire gli ecosistemi delle oasi. Ogni luogo di interesse, le associazioni e le stesse famiglie che partecipano al progetto sono taggate, identificate nel sistema e diventano parte vivente del circuito museale. Quindi dal monumento al paesaggio e dal turismo all’agriturismo, fino al geo turismo. Ma esiste anche un’architettura specificatamente progettata? Lungo la strada che, a sud di Marrakech, va dalla celebre Ouarzazate  verso sud est alle dune di Merzougha è stato individuato un luogo nell’Oasi di Fezna dove si può ammirare un’area di deserto solcata da centinaia di chilometri di gallerie che convergono verso le oasi. Qui abbiamo progettato il centro di interpretazione e diffusione delle visite in un’architettura appositamente costruita. Quali sono le sue caratteristiche? La tipologia e i materiali si riallacciano alla tradizione locale.  Abbiamo individuato una collina di pietra che si affaccia sullo splendido paesaggio delle oasi. La collina viene scavata e fornisce i materiali per la costruzione del museo. In essa è realizzata una grotta che fornirà l’energia passiva e

l’acqua per l’edificio. L’energia attiva e ottenuta tramite l’utilizzo sulla copertura di mosaici in maiolica locale integrati con tasselli fotovoltaici che diventano parte della composizione. L’edificio è completamente integrato nel paesaggio. Il visitatore che arriva dal deserto entra in un giardino murato irrigato da canalizzazioni superficiali. Seguendo a ritroso il percorso dell’acqua si ritrova negli ambienti freschi e protetti della caffetteria ristorante, le sale di esposizione, attrezzate con schermi interattivi sulle oasi e infine entra nella grotta dove scopre il segreto della origine dell’acqua. Poi si risale all’aria aperto sulla terrazza e la collina rocciosa da dove si ha la visuale del paesaggio.  Intorno è attrezzato uno spazio nomade con tende, artigianato, gli stand delle associazioni che invitano ai circuiti sul territorio e i terrazzamenti per il riciclo dell’acqua e la fito depurazione. Quali sono le dimensioni dell’architettura, i costi, le collaborazioni utilizzate e i passi futuri per la realizzazione? L’edificio è di circa 9.000 m2 compresi i giardini e le corti e costa euro 1.100.000.  A questo si aggiungeranno i costi degli interventi a scala territoriale. Il direttore del Programma Oasi Tafilalelt  Mohamed Baddou ha dichiarato di avere per la realizzazione un budget di 2.000.000 di euro. Alla progettazione ha collaborato tutto il team IPOGEA, in particolare l’architetta Miriam Bruni e l’architetto marocchino Amine Ahlafi.  Il prossimo passo è preparare entro settembre prossimo i documenti per l’appalto dei lavori e lanciare le gare per la realizzazione. Fonte: IPOGEA. ~ Segnalazione azienda: Acquasheire; Giovane e dinamica si sta contraddistinguendo per la sua competenza. Specializzata nella vendita e assistenza tecnica di distributori, erogatori e depuratori di acqua potabile per utenza domestica e professionale. Le soluzioni per migliorare la tua acqua. Visita il sito: Acquasheire. N.d.R.


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