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Terremoto in Pianura Padana. Aggiornamento dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

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La sequenza sismica della Pianura Padana Emiliana sta interessando un’area che si estende per oltre 50 km parallelamente al fronte della catena appenninica e al fiume Po. La zona interessata dall’attività sismica coincide con una struttura geologica principale sepolta sotto la pianura padana. I terremoti di questi giorni hanno mostrato che il fronte attivo si muove in maniera coerente raccorciando la zona in senso nord-sud, lungo faglie orientate in direzione est-ovest. L’attività sismica si è intensificata ieri, a partire dalla mattina alle 9 con il forte terremoto di magnitudo (Richter) 5.8, seguito da numerose repliche di magnitudo superiore a 4. La zona interessata dai terremoti di ieri ha colpito il settore più

occidentale del fronte già attivo, estendendolo per altri 10 chilometri verso ovest. La complessità geologica del fronte attivo – caratterizzato da più strutture tettoniche adiacenti – sepolte sotto la pianura, ha determinato la “segmentazione” della struttura sismogenetica e l’occorrenza di 6 terremoti di magnitudo maggiore di 5 e moltissimi più piccoli. Questa caratteristica è stata spesso osservata in precedenti sequenze sismiche italiane, sia recenti che antiche. In zone prossime a quelle colpite in questi giorni, viene ricordato il terremoto che  ha colpito Ferrara nel 1570, che fu seguito da repliche per molti mesi.I dati geologici mostrati durante la conferenza stampa hanno fornito un’interpretazione, sia pure preliminare, delle faglie attivate con le scosse di questi giorni. Sono stati inoltre illustrati e spiegati gli estesi fenomeni di liquefazione e i cosiddetti vulcani di fango osservati dopo il terremoto, dovuti alla presenza, nel sottosuolo padano, di livelli sabbiosi saturi di acqua. Tali fenomeni hanno prodotto in particolare degli sprofondamenti legati allo svuotamento dei livelli sabbiosi e alla successiva loro compattazione. Diverse squadre di ricercatori e tecnici sono all’opera in area epicentrale per ulteriori rilievi degli effetti del terremoto sull’ambiente e sugli edifici, e per monitorare al meglio il fenomeno con strumenti sismici, geodetici e geochimici. Fonte: INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

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