Terremoto in Pianura Padana & Emissioni geologiche di metano in atmosfera, maggiori del previsto

20 maggio 2012 ML 5.9. La sequenza sismica di Modena-Ferrara ha interessato un’area a pericolosità medio-bassa della penisola italiana. L’evento più forte è avvenuto alle 4:03 del 20 maggio e ha avuto magnitudo Richter (Ml) 5.9 (Mw5.9). La replica più forte è avvenuta alle 15:18 del 20 maggio, con Ml 5.1 (Mw5.0). Finora sono state localizzate oltre 100 repliche, di cui 6 di magnitudo compresa tra 4 e 5; 27 di magnitudo tra 3 e 4, e oltre 75 di magnitudo inferiore. La sismicità si distribuisce lungo un’area allungata per circa 40 km in direzione est-ovest. I terremoti più forti della sequenza sono dovuti a un fenomeno di compressione attiva in direzione nord-sud, legato alla spinta dell’Appennino settentrionale verso nord, al di sopra della placca adriatica. L’estensione della zona attiva, confrontata con la magnitudo degli eventi principali, suggerisce che ad essersi attivato sia un sistema di faglie complesso, e non una singola faglia.La sequenza sismica ha interessato la regione padana, già sede di terremoti rilevanti nei mesi passati. In particolare, a gennaio 2012 la zona appenninica di Reggio Emilia e Parma fu colpita da terremoti di magnitudo 4.9 e 5.4, a distanza di pochissimi giorni. I due terremoti di gennaio, sebbene avvenuti a profondità molto diverse (30 e 60 km) rispetto ai 6-8 km di quelli odierni, sono anch’essi legati ai movimenti della stessa “microplacca adriatica”, che negli ultimi mesi ha avuto un’attività piuttosto intensa.Le informazioni storiche per l’area sismogenica attivatasi oggi, evidenziano un’attività non molto frequente, con alcuni terremoti significativi nelle aree adiacenti. In particolare, un evento sismico che appare simile a quello odierno colpì Ferrara nel 1570, causando danni fino all’ottavo

grado Mercalli (MCS). Un altro evento storico di interesse, studiato di recente, è quello avvenuto nel 1639 con epicentro nei pressi di Finale Emilia, ove produsse effetti del VII-VIII grado MCS.L’INGV sta seguendo il fenomeno dalla sala di monitoraggio sismico. Inoltre, alcune squadre di sismologi e geologi sono sul campo per le verifiche degli effetti del terremoto e per installare strumenti che permettano un monitoraggio ancora più dettagliato del fenomeno. – Emissioni geologiche di metano in atmosfera, maggiori del previsto: La prestigiosa rivista scientifica Nature Geoscience (Maggio 2012) riporta un articolo di Giuseppe Etiope, geologo dell’INGV, su una nuova valutazione delle emissioni geologiche di metano in atmosfera, ovvero quelle emissioni naturali di gas serra che risalgono da rocce profonde lungo le fratture della crosta terrestre. L’articolo “Methane uncovered” prende spunto da un recente studio pubblicato sulla stessa rivista da ricercatori americani i quali hanno scoperto numerose manifestazioni superficiali di gas naturale (seeps) in Alaska, a seguito dello scioglimento dei ghiacci a partire dalla piccola era glaciale avvenuta tra il 1600 e il 1800 d.c. Questo studio conferma e rafforza i risultati ottenuti da Etiope nell’arco di dieci anni, durante i quali egli stesso ha raccolto numerosi dati sul flusso delle manifestazioni gassose geologiche in diversi continenti, permettendo di stimare l’emissione globale in atmosfera di metano; la stima più recente,

riportata ora su Nature Geoscience, suggerisce un’emissione di almeno 60 milioni di tonnellate l’anno, circa 10 in più rispetto alla precedente stima pubblicata sempre da Etiope a partire dal 2004. Ciò conferma che le emissioni geologiche sono la seconda fonte naturale di metano, dopo le cosiddette “wetlands” (terre umide o paludi). Questo tipo di emissione naturale è stata sempre ignorata o sottovalutata fino a quando, qualche anno fa, i risultati di Etiope sono stati adottati dall’agenzia federale ambientale americana (US EPA) e dall’agenzia ambientale europea (EEA) nei loro rapporti ufficiali sulle emissioni di gas serra. Nel 1991 il Premio Nobel Paul Crutzen, sempre sulla rivista Nature, aveva notato che nel bilancio atmosferico del metano i conti non tornavano e mancava una sorgente di cui non era chiaro quale potesse essere l’origine. Etiope ha fornito la soluzione. Il metano delle wetlands è un gas “biologico” prodotto in tempi recenti da microbi specializzati (metanogeni); il metano “geologico” è invece quello prodotto in passate ere geologiche dalla degradazione della sostanza organica in rocce più o meno profonde, e accumulatosi nei giacimenti petroliferi e di gas naturale; tale gas può migrare verso la superficie terrestre lungo spaccature (faglie, fratture) della crosta terrestre. Gli studi di Etiope hanno dimostrato che queste risalite naturali di gas sono più diffuse e abbondanti di quanto sia mai stato previsto, con flussi di gas in atmosfera spesso superiori a quelli prodotti dai processi biologici. La scoperta dei seeps in Alaska suggerisce che le emissioni geologiche potrebbero addirittura aumentare in caso di scioglimento dei ghiacci nelle aree petrolifere polari. Fonte: INGV Geofisica e Vulcanologia

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