“Tutte je munne trèma… je nò!” Buone Notizie dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Presentazione dell’Open Day sul rischio sismico: Il 15 maggio ore 15:00 presso la Biblioteca Nazionale di Sora i sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, i dirigenti e docenti scolastici della provincia di Frosinone e il sindaco di Sora presenteranno l’Open Day sul rischio sismico “Tutte je munne trèma… je nò!. Noi e il terremoto: dalla conoscenza alla riduzione del rischio”.L’Open day, che il 18 maggio vedrà coinvolte le scuole di 25 Comuni della provincia di Frosinone, è il coronamento di un percorso formativo sul rischio sismico iniziato dall’INGV a seguito dei terremoti che hanno interessato il comune di Sora ed altri comuni limitrofi nel settembre-ottobre 2009.L’Open Day del 18 maggio prevede la partecipazione delle scuole nella realizzazione di mostre, spettacoli teatrali, drammatizzazioni e giochi per coinvolgere i cittadini sul tema del rischio sismico e delle strategie per la sua riduzione. Saranno coinvolti 14 Direzioni Didattiche, Istituti Comprensivi, Scuole Medie, Istituti Superiori e circa 2500 bambini e ragazzi, con la preziosa collaborazione della Regione Lazio, il Dipartimento della Protezione Civile nazionale, il Comune di Sora e la Protezione Civile di Sora, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, l’associazione Psicologi per i Popoli – Lazio e le associazioni comunali di volontari di protezione civile. Sono stati invitati i Presidenti della Regione Lazio e della Provincia di Frosinone, il presidente dell’INGV, il sindaco di Sora e le autorità locali. È già attiva

una pagina Facebook e un blog (http://comunicazione.ingv.it), mentre sul canale youtube/INGVterremoti saranno presenti i video realizzati dalle scuole. Dopo tre anni di lavoro i docenti e i ragazzi diventano protagonisti con attività volte ad aumentare la consapevolezza del rischio sismico nel loro territorio.Relatori: Dott.ssa C. Nostro e Dott.ssa E. Ercolani – INGV. Dott. Ernesto Tersigni – Sindaco di Sora. Prof. Anita Monti – Dirigente scolastico dell’Ist. Comprensivo di San Donato V.C. .Prof. Michele Di Paolo – Dirigente scolastico dell’ Ist. Comprensivo di Isola del Liri e Casalvieri. Prof. Floriana De Vito – Docente della Scuola Media E. Facchini di Sora. Prof. Patrizia Martucci – Docente dell’ Ist. Comprensivo Evan Gorga di Broccostella. Prof. Fiorenza Taricone – Università di Cassino e del Lazio Meridionale. – NEMOH: la Network europea che formerà la prossima generazione di vulcanologi: L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) coordina il progetto “NEMOH”, finanziato dal settimo programma quadro della Comunità Europea – FP7, e comprendente tredici partner in otto Paesi europei (oltre all’Italia: Irlanda, UK, Germania, Francia, Spagna, Svizzera, Islanda). NEMOH – spiega il Dott. Paolo Papale, che coordina in prima persona il progetto – è una Marie Curie Initial Training Network. Lo scopo è quello di contribuire alla formazione della nuova generazione di vulcanologi europei, cui è richiesta la capacità di operare utilizzando tecniche quantitative avanzate che spaziano dagli esperimenti di laboratorio ai modelli fisico-matematici e simulazioni numeriche, fino ai metodi probabilistici utilizzati per la stima della pericolosità vulcanica e per la valutazione delle incertezze associate. A tale scopo NEMOH svilupperà un complesso programma di training nell’ambito di una ricerca coordinata in stretta collaborazione tra centri di primissimo piano a livello internazionale, e comprendente l’organizzazione di scuole internazionali e

corsi specialistici dedicati. Al progetto partecipa il Dipartimento della Protezione Civile, che offrirà ai giovani vulcanologi di NEMOH la possibilità di prendere parte, durante periodi di distaccamento presso il proprio centro operativo nazionale, alle attività del Dipartimento nel campo del rischio vulcanico.Chiediamo al Dott. Paolo Papale cos’è la vulcanologia sperimentale “I processi che caratterizzano la migrazione dei magmi da regioni profonde della crosta terrestre, fino alla superficie, coinvolgono proprietà e comportamenti estremamente complicati; basti pensare che le pressioni cui sono soggetti i magmi diminuiscono lungo tale tragitto di migliaia di volte, determinando profonde modifiche nelle caratteristiche fisiche del magma fino a portare, in taluni casi, a velocità di risalita di centinaia di km/h durante le eruzioni esplosive. Attraverso la vulcanologia sperimentale vengono riprodotte in laboratorio le condizioni esistenti alle diverse profondità di un sistema vulcanico fino alla superficie terrestre, e viene studiato il comportamento dei magmi in tali condizioni”.Cosa sono le simulazioni numeriche? “I processi fisici che avvengono prima, durante e dopo un’ eruzione vulcanica possono essere rappresentati da sistemi di equazioni che esprimono le leggi fisiche fondamentali e il comportamento, spesso molto complesso, dei magmi. L’insieme di queste equazioni costituisce un modello fisico-matematico. Tali modelli solitamente richiedono un numero enorme di operazioni per essere risolti, e necessitano quindi delle velocità di calcolo offerte dai computer, in particolare dalle architetture di calcolo parallelo. Le soluzioni sono costituite da numeri, che descrivono in ciascuna porzione dello spazio e a ogni tempo considerato, la distribuzione delle grandezze fisiche che caratterizzano i processi studiati (per esempio, pressione, velocità, temperatura, ecc.). Attraverso programmi di visualizzazione

tali insiemi di numeri vengono poi trasformati in immagini e filmati che forniscono una visione computerizzata dell’evoluzione dei processi”. Come è possibile studiare ciò che accade all’interno e al di sotto di un vulcano? “Un vulcano attivo presenta una serie di segnali che comprendono movimenti del terreno (da rapidi durante i terremoti fino a lenti o lentissimi durante le fasi di deformazione dell’apparato vulcanico), variazioni nella composizione chimica, nelle caratteristiche fisiche e nel flusso di gas vulcanici, variazioni nel campo gravitazionale, nella capacità delle rocce di condurre segnali elettro-magnetici, ecc. Tali segnali vengono rilevati e misurati dalle moderne reti di monitoraggio vulcanico, e utilizzati per ottenere indicazioni sui processi profondi che li hanno generati”. Perché è necessario considerare probabilità e incertezze? “L’estrema complessità dei processi vulcanici, la grande varietà delle condizioni che caratterizzano i magmi all’interno della crosta terrestre, nonché l’impossibilità di osservare direttamente i fenomeni che avvengono in profondità, sono tutte cause di incertezza nella definizione delle quantità e nella valutazione delle possibili evoluzioni del sistema. Ignorare tali incertezze equivarrebbe a scommettere su un singolo accadimento nel quadro di migliaia o milioni di accadimenti possibili. Ciò evidentemente non è giustificato: al contrario, è necessario valutare tutte le possibili sorgenti di incertezza e combinarle tra loro, attraverso tecniche di analisi statistica e calcolo delle probabilità, fino ad ottenere un quadro probabilistico dei processi attesi – analogamente a quanto si fa in altri campi di ricerca quale ad esempio quello delle previsioni del tempo”. Per maggiori informazioni: www.nemoh-itn.eu.  – Studi di magnetotellurica svelano le strutture che caratterizzano: Un nuovo studio basato su dati magnetotellurici e geologico – strutturali, svela la struttura profonda del

substrato  del vulcano Etna. E’ questo uno dei principali risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori afferenti a vari Enti: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Marco Neri), le Università di Bari (Agata Siniscalchi, Simona Tripaldi, Domenico Schiavone) e Roma Tre (Joel Ruch) e l’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del CNR (Marianna Balasco e Gerardo Romano). I risultati scientifici sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale  Journal of Geophysical Research , in un articolo dal titolo: “Flank instability structure of Mt. Etna inferred by a magnetotelluric survey”.I ricercatori ricostruiscono la struttura del substrato etneo utilizzando una gran mole di dati magnetotellurici e geoelettrici, confrontandoli contemporaneamente con i dati geologici, geomorfologici e strutturali osservabili in superficie. Osservano, così, lo spessore di Crosta coinvolta nelle deformazioni lente (circa 3-4 km) che coinvolgono il fianco sud-orientale del vulcano e le faglie che lo delimitano sia lateralmente che in profondità. Mostrano lo sprofondamento della Crosta (fino ad oltre 10 km di profondità) lungo il margine ionico etneo, in corrispondenza dell’importante sistema di faglie sismogenetiche noto con il nome di “Scarpata di Malta”.  Individuano la circolazione di fluidi lungo i principali piani di faglia, che probabilmente facilitano il loro movimento. Stabiliscono, infine, la profondità e la geometria del Rift di Nord-Est, un’ importante struttura vulcano-tettonica che caratterizza in settore nord-orientale dell’Etna. Questo lavoro, in parte finanziato dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile (progetto “FLANK”), sintetizza alcuni anni di lavoro durante i quali il team di ricercatori ha lavorato con approccio tipicamente multidisciplinare, come si conviene quando si affrontano tematiche tanto complesse ed articolate, condividendo molteplici esperienze professionali. Fonte: INGV

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