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Il Cuore del Borneo è ancora in buona salute

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Nel 5 anniversario della Dichiarazione per la sua tutela, uno studio WWF racconta l’ultimo baluardo di foreste incontaminate, oranghi, rinoceronti, elefanti e leopardi nebulosi contro deforestazione e sviluppo industriale nel Sud-Est asiatico. Brilla una  luce positiva  sullo  stato di  salute del “cuore del Borneo”, una  incredibile distesa di 22 milioni di ettari di foreste pluviali nel Sud-est asiatico, a cavallo degli altipiani di Brunei, Indonesia e Malesia,  che  conserva  alcune  delle  ultime  foreste  vergini  del  pianeta,  dove  nascono  14  dei  20 fiumi dell’isola, che ospita 13 specie di primati, oltre 350 specie di uccelli, 150 di rettili e anfibi e circa 15 mila specie di piante ed è uno degli unici due luoghi del pianeta dove rinoceronti, elefanti e oranghi coesistono. A  dare  la  buona  notizia, mentre  l’Anno  internazionale  delle Foreste  sta  per  volgere  al  termine  e sono ancora troppo pochi gli impegni assunti per tutelare le ultime foreste tropicali del pianeta , è il nuovo rapporto pubblicato dal WWF per commemorare il

quinto anniversario della Dichiarazione “Cuore  del  Borneo”,  che  cinque  anni  fa,  il  12  febbraio  2007,  riconosceva  a  queste  foreste un’importanza fondamentale non solo per  le comunità  locali   della regione ma per  la razza umana in generale, e impegnava i governi di Brunei Darussalam, Indonesia e Malesia per la conservazione e  lo  sviluppo  sostenibile di questo  ambiente naturale unico,  attraverso una  rete di  aree protette  e foreste  gestite  in  modo  sostenibile,  e  attraverso  la  cooperazione  internazionale  guidata  dai  tre governi del Borneo. Fino ad ora non c’erano dati di base da cui partire per valutare lo stato ambientale della regione o di monitorare  le  sue  variazioni  nel  tempo.  Oggi,  il  nuovo  report  del  WWF,  realizzato  in collaborazione con una vasta rappresentanza di specialisti e scienziati, analizza la salute ambientale dell’area  attraverso  più  di  50  indicatori  e  13  obiettivi  principali,  che  includono  specie  in  via  di estinzione e una selezione di ecosistemi come le foreste di pianura, montane e dei sistemi fluviali, a cui  è stato dato un punteggio da  molto buono, buono, sufficiente,  povero.   E così, secondo  il rapporto,  il  leopardo nebuloso, che può godere ancora del 76% dei suoi habitat originari, si trova in uno stato di conservazione “buono”, è “sufficiente” quello dell’elefante pigmeo del Borneo,  di  cui  restano  circa  1.000  individui,  e  dell’orango,  di  cui  si  contano  circa  0,61-0,48 esemplari  al  km2, mentre  lo  status  attuale  della  popolazione  del  rinoceronte  di  Sumatra,  di  cui rimangono meno di 50 esemplari, è purtroppo “troppo scarno”. La buona notizia: BALUARDO PER FORESTE DI PIANURA E LE SUE SPECIE; La  buona  notizia  in  generale,  è  che  la  maggior  parte  delle  diverse  tipologie

forestali  sono attualmente valutati come buono o molto buono. Ciò è particolarmente importante per la foresta di pianura  che  è  in  serio  pericolo  in  tutto  il  resto  dell’isola  del Borneo. E  dato  che  la  foresta  della pianura è l’habitat ideale per l’elefante pigmeo, l’orango e il rinoceronte, il cuore del Borneo può essere  l’ultimo  baluardo  per  la  conservazione  di  questo  tipo  di  foresta  e  delle  sue  specie  se  la comunità internazionale contribuisce alla sua conservazione. La cattiva notizia: MINACCIATO DA INDUSTRIA E TAGLI ILLEGALI O INSOSTENIBILI; La cattiva notizia è che  tutta  l’area, così come accaduto all’isola vicina di Sumatra, è  seriamente minacciata  dalla  conversione  industriale  delle  foresta  naturale  primarie  in  piantagioni  per  la produzione di olio di palma, polpa per  la  carta    ed altre  coltivazioni agricole,  così  come  si  è costretti  a  registrare  un  elevato  processo  di  disboscamento  illegale  e  tassi  insostenibili  di estrazione di legname prodotto legalmente, con scarsi controlli delle concessioni e del rispetto delle  prescrizioni.  La  caccia,  gli    incendi  boschivi,  l’estrazione  mineraria  sono  anche  parte  di questo problema e  tra quelle principali minacce che  il  rapporto dichiara  importante monitorare  in futuro. “Per la prima volta la salute ambientale del Cuore del Borneo è stata valutata in maniera puntuale, utilizzando  una  serie  di  indicatori  scientifici  e  parametri  inconfutabili,  i  primi  risultati  ottenuti hanno  indicato  che  l’area  è  attualmente  ancora  in  buona  salute  –  ha  detto Massimiliano Rocco, responsabile Specie e TRAFFIC del WWF Italia – e le nostre scelte potranno fare la differenza per tutelare  alcune  delle  foreste  tropicali

del  pianeta  tra  le  più  ricche  di  biodiversità.  Altrettanto importante è che, ora per la prima volta, i tre governi e le principali parti interessate disporranno di uno  strumento  inconfutabile,  credibile  e  facile  da  usare  per monitorare  i  progressi  in  termini  di miglioramento  o  degrado  di  quegli  ambienti  e  della messa  in  opera  delle misure  essenziali  per l’area. Uno  strumento di gestione che può essere utilizzato per migliorare  il processo decisionale per l’uso sostenibile e la conservazione di questi ecosistemi unici al mondo”.  Il WWF, presentando  al mondo  intero questi  risultati, vuole  anche  incoraggiare  i  tre  governi del Borneo  a  utilizzare  i  dati  di  questo  primo  rapporto  per  aumentare  nella  comunità  nazionale  ed internazionale  la  consapevolezza  degli  alti  valori  di  conservazione  dell’area  e  quali  siano  le principali minacce alla sua sopravvivenza, rimarcando come queste foreste siano una di importanza cruciale per la biodiversità globale. NOTE: Il rapporto è stato scritto dal biologo del WWF Indonesia, Stephen Wulffraat con un finanziamento da parte della Fondazione Famiglia Sall attraverso il WWF Stati Uniti.  La dichiarazione è supportata  in  importanti accordi  regionali e  internazionali quali Association of East Asian Nations  (ASEAN),  Brunei,  Indonesia, Malaysia,  Filippine  Zona  Est  la  crescita Asia (BIMP-EAGA), Asia-Pacific Economic Co-operation (APEC), e Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (UNCBD). Fonte: WWF Italia

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