Dalle Alpi all’Himalaya salto nel tempo di 10mila anni per scoprire l’età dell’effetto serra

Maxi finanziamento da 2,5 milioni di euro dalla UE per il progetto di ricerca di Ca’ Foscari che durerà 5 anni. Quindici ricercatori, 2 milioni e 400 mila euro di finanziamenti europei, 5 anni di lavoro, spedizioni in Nuova Zelanda, Stati Uniti passando per l’Himalaya e le Alpi Occidentali per un viaggio indietro nel tempo lungo 10 mila anni: è partito EARLYhumanIMPACT, il progetto messo a punto all’Università Ca’ Foscari di Venezia dal professor Carlo Barbante, docente ordinario del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica, che si è aggiudicato il prestigioso finanziamento europeo (ERC Advanced Grant) destinato ai migliori progetti di ricerca del continente. Proprio dalle Alpi il progetto ha mosso i suoi primi passi con i ricercatori impegnati per settimane fra il Monte Rosa e il massiccio dell’Ortles; contemporaneamente alcune operazioni sono state condotte negli Stati Uniti e

sull’Himalaya. La finalità del progetto: Ricercare tracce di incendi risalenti a 10 mila anni fa quando, superata l’era glaciale, il mondo aveva assunto l’aspetto attuale e i nostri antenati – divenuti stanziali – avevano cominciato a dedicarsi alla caccia e all’agricoltura per procacciarsi il cibo.La ricerca di alimenti, e quindi la necessità di acquisire sempre nuovi spazi da coltivare, avrebbero indotto le popolazioni di allora a bruciare ingenti quantitativi di foreste la cui cenere veniva poi utilizzata come fertilizzante.L’ipotesi di fondo, molto combattuta fra gli studiosi, è che l’aumento di gas serra nell’atmosfera possa essere ricondotto ad attività antropiche già 6-7000 anni fa. Ad oggi però non esiste alcuna traccia di ciò, gli studi fin qui prodotti si sono infatti basati soltanto su reperti archeologico-antropologici. Per la prima volta, dunque, il gruppo di ricercatori di Ca’ Foscari cercherà di ritrovare sul campo le tracce di questi incendi. Spiega il professor Barbante: «Le tracce si chiamano marker molecolari specifici – dice – ovvero sostanze che si possono cercare ad esempio sulla neve. Queste molecole, una volta analizzate, sono in grado di dirci se questa attività antropica c’è stata».In cosa consiste il progetto: il gruppo di ricercatori effettuerà attività di carotaggio nei sedimenti dei laghi e nelle calotte di ghiaccio fra Stati Uniti, Nuova Zelanda e  le Alpi Occidentali ma si servirà anche di campioni già in possesso che provengono dal Kilimangiaro, dalla Mongolia, dall’Uganda, dall’Antartide. L’utilità del progetto: studiare le epoche del passato per individuare la ‘legge’ che  regola la variazioni di

temperatura in relazione all’immissione di gas serra; la ricerca ha lo scopo di comprendere la sensibilità del clima di 10 mila anni fa per poter prevedere quella del domani. Se lo studio riuscirà a scoprire di quanto il clima è stato allora in grado di registrare le variazioni di temperatura anche a seguito di piccole immissioni di gas serra, si aprirà la strada per na relazione diretta con le variazioni attuali. La ricerca si inserisce dunque nell’ampio dibattito sui cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, in particolare intende ricostruire e localizzare i primi segnali dell’impatto umano sull’ambiente e sul clima del nostro pianeta.Lo staff: il gruppo di ricerca è composto da studiosi di Ca’ Foscari e del Cnr coordinati dal professor Barbante cui si aggiungono tre ricercatori esterni, di nazionalità straniera (America, Svizzera, Germania), reclutati dall’ateneo. Lo staff risulta così composto da 15 ricercatori.Criteri di valutazione del progetto: Il progetto è stato vagliato da 7 revisori nel corso di due fasi: nella prima sono stati verificati il curriculum del proponente e la tematica, nella seconda la fattibilità. L’attenzione europea verso il progetto è di particolare rilievo, dato che i finanziamenti di questo tipo, rivolti a singoli ricercatori, sono molto pochi e quest’anno in Italia ne sono arrivati meno di 10 in tutte le scienze fisiche. Vengono infatti assegnati secondo criteri estremamente restrittivi, come la fama internazionale del proponente, la quotazione del laboratorio, la forte innovazione dell’idea e non ultima la componente di “rischio” connessa alla ricerca. Fonte: Università Ca’ Foscari Venezia

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