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Castaneda e l’esperienza che Riesce a Elevare la Consapevolezza

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Siamo abituati, culturalmente, a vedere le cose da punti di vista condivisi, e, a trovare sempre delle spiegazioni a tutto ciò che succede intorno a noi. Non accettiamo il verificarsi di fenomeni ai quali non vi è una spiegazione chiara e condivisa. Educhiamo i nostri figli a fare il loro corso della vita seguendo determinate griglie/binari riconosciuti, approvati dalla cultura/società. Capita di avere delle potenzialità, stati di consapevolezza, possibilità ben nascoste perché potrebbero causare problemi esistenziali per il fatto di poter non essere comprese da altri. Capita, però, fortunatamente, che alcuni, per caso o per una loro forte determinazione, riescano a sperimentare una percezione fuori dal normale che porta a una maggior consapevolezza e a scoprire il proprio potenziale, questo può accadere grazie ad incontri con persone definite straordinarie, che hanno facoltà, possibilità di trasmettere i loro saperi, le loro conoscenze a persone che ritengono possano apprendere questi modi altri di vivere un’esistenza, ad esempio CASTANEDA, grazie ad un maestro. CASTANEDA, studioso, antropologo, interessato alla scoperta del mondo e di più mondi, incontra un vecchietto, sembrerebbe per caso, questo vecchietto è definito un esperto, saggio, sciamano, stregone che affermerà che l’incontro non è stato un caso, ma un incontro deciso da forze/energie superiori, e, tra loro, inizia una relazione maestro – allievo, ma inizia un

percorso non accademico solamente, ma ricco di esperienza vera, quella in grado di causare un cambiamento, nella persona, una trasformazione, e non sarà solamente un semplice passaggio di nozioni dal maestro all’allievo. Si tratta di quel tipo di esperienza che riesce a elevare la consapevolezza. Don Juan, avendo poco tempo a disposizione per trasmettere tutto il suo sapere all’allievo Castaneda, ha utilizzato metodi stravaganti per demolire le rigide barriere mentali di Carlos – uomo accademico. Secondo la visione degli antichi veggenti, riportata da Castaneda, l’essere umano è essenzialmente una creatura la cui prima ragion d’essere consiste nel percepire. La percezione è il senso della vita, è su di essa che si fonda e prende forma la realtà. Il problema è che l’essere umano si è ridotto a percepire un’unica realtà, quando invece fu creato per percepire e per vivere anche in altre realtà, in altri mondi sviluppando così il proprio essere in un continuo processo evolutivo. Altre realtà, mondi paralleli… i “veggenti” descrivono la vita come differenti livelli di esistenza, sovrapposti l’un l’altro similmente agli strati che compongono una cipolla. Il fine ultimo della conoscenza sciamanica è la conquista della libertà, atto che richiede di infrangere le barriere che limitano la percezione delle realtà (o mondi) possibili. (1) Castaneda sostiene che Edmund Husserl è il primo occidentale che abbia ipotizzato la possibilità della “sospensione del giudizio”. In Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologia (1913), Husserl affronta il problema della “epochè” o “riduzione fenomenologia”. Il metodo fenomenologico non vuol negare, ma solo “porre tra parentesi” quegli elementi su cui si fonda la nostra ordinaria percezione. Castaneda afferma come la fenomenologia gli abbia offerto la struttura teoretico-metodologica cui è ricorso per apprendere gli insegnamenti di don Juan. Secondo questa disciplina, l’atto del conoscere dipende dall’intenzione, non dalla percezione. Quest’ultima è sempre

soggetta alle mutazioni storiche, vale a dire alla conoscenza acquisita dall’individuo che, inevitabilmente, si trova a vivere in una determinata cultura. “Il compito che don Juan mi aveva affidato”, dice, “consisteva nell’incrinare, a poco a poco, i pregiudizi percettivi, fino ad arrivare a una loro completa rottura”. La fenomenologia “sospende” il giudizio e pertanto si limita alla descrizione del puro atto intenzionale.” (2) Ci capita di stare con qualcuno, davanti a qualcuno, di vederlo, di guardarlo, ma di non stare veramente in contatto con questa persona, di non cogliere aspetti interessanti, fondamentali. Secondo Castaneda, il fatto più significativo nella vita di una persona è la propria consapevolezza dormiente. L’obiettivo primario di un guerriero è di elevare la propria consapevolezza. Incrementarla richiede disciplina, e questa disciplina costituisce il modo di vita del guerriero. Don Juan spesso utilizzò la metafora del guerriero, e disse a Castaneda, “Un uomo va alla conoscenza come va alla guerra, con gli occhi aperti, paura, rispetto e assoluta fiducia. Andare alla conoscenza o andare alla guerra in ogni altro modo è un errore, e chiunque faccia questo tornerà sui suoi passi.”. (3) Don Juan Matus e gli sciamani della sua stirpe intendevano la consapevolezza come l’atto di essere deliberatamente consci di tutte le possibilità percettive dell’uomo, non solo di quelle dettate da una determinata cultura il cui ruolo sembra quello di ridurre le capacità percettive dei suoi membri. Secondo don Juan, il culmine della ricerca degli sciamani è ciò che considerava l’ultimo fatto energetico, non solo per gli stregoni, ma per ogni essere umano. Chiamò questo fatto il viaggio finale. Il viaggio finale consiste nella possibilità che la consapevolezza individuale, portata alla sua massima espansione dall’adesione individuale alla cognizione degli sciamani, potrebbe essere mantenuta oltre il punto in cui l’organismo è in grado di funzionare come unità coesa, vale a dire oltre la morte. Questa consapevolezza trascendentale fu

interpretata dagli sciamani dell’antico Messico come la possibilità della consapevolezza degli esseri umani di andare oltre lo scibile, arrivando così al livello dell’energia che fluisce nell’universo. Gli sciamani come don Juan definirono la loro ricerca come il tentativo di diventare, alla fine, un essere inorganico, vale a dire energia consapevole di sé, che agisce come unità coesa, ma senza un organismo. Chiamarono questo aspetto della loro cognizione libertà totale, uno stato in cui esiste la consapevolezza, libera dalle imposizioni della socializzazione e della sintassi. (4) Ne L’isola del tonal, Castaneda presenta una descrizione dettagliata del tonal e del nagual. Il tonal viene mostrato come lo spazio in cui agisce e si orienta l’uomo comune durante la sua vita, esso include tutto quello che l’uomo pensa o fa: il pensiero e la descrizione ordinaria della realtà sono il forte del tonal, il quale comprende di fatto tutta la gamma del conosciuto. Secondo Castaneda, per l’uomo della società scientifica non esiste nient’altro che il conosciuto, tutta la sua esperienza cosciente si restringe all’ambito del tonal, il quale inizia con la nascita e termina con la morte.Il nagual, invece, è tutto ciò che resta fuori dal tonal. Castaneda descrive il tonal come un’isola in cui l’uomo trascorre tutta la sua vita, senza sapere nulla di ciò che si trova oltre i suo confini. Il nagual è tutto lo spazio di mistero che circonda l’isola. Benché esso non possa essere compreso o verbalizzato – dato che la comprensione e la parola corrispondono al tonal – se ne può tuttavia essere testimoni, sperimentarlo. E questo è uno degli obiettivi dello stregone, al quale non importa tentare di capire o razionalizzare l’esperienza del nagual. Intento, di questo articolo, penso sia quello di provocare un effetto in chi lo legge che credo possa essere diverso per ognuno.Un effetto potrebbe essere, ad esempio, quello di valutare la possibilità che ci possano essere altre possibilità di esistere al mondo oltre a quello nostro solito, tramandato di generazione in generazione e che è solo una modalità tra le tante e

non da considerare la migliore, né la peggiore. Relazionarsi con altri non è solamente una ricerca di conferma su se stessi o sull’altro ma una ricerca delle proprie potenzialità considerando anche le ricchezze dell’altro. Carlos CASTANEDA, partito per le terre messicane per uno studio sull’uso di droghe, ha avuto la possibilità, la fortuna, di incontrare don Juan, uno sciamano divenuto suo maestro, che ha ritenuto poter trasmettere i suoi saperi a una persona che possa essere in grado di comprendere al di là del tonal, considerata un’isola felice ma limitante perché nasconde tutto il resto considerato irrazionale e denominato nagual. Con don Juan è iniziato un apprendistato attraverso metodi non soliti, non usuali, rispetto a quelli accademici occidentali, che lo hanno permesso di ampliare la consapevolezza su se stesso e il mondo che lo circonda, portandolo a mettere in discussione l’unica possibilità sperimentata fino ad allora di esistere che ha a disposizione l’uomo considerato “comune, “banale”, che è all’insegna esclusiva della razionalità, e quindi della “cecità”. Queste sue esperienze, CASTANEDA le ha volute descriverle attraverso dei libri, dei quali, in quest’articolo, sono riportati alcuni brani che testimoniano i suoi incontri con il maestro don Juan.Queste poche righe potrebbero offrire una riflessione sulla propria esistenza e sull’eventualità che ci possano essere modi diversi, alternativi, altri di stare al mondo. (1) Si vive solo due volte : interviste a Carlos Castaneda, Roma, Stampa alternativa, 1997:4-5. – (2) Si vive solo due volte, opera citata: 73-74. – (3)C. Castaneda, Gli Insegnamenti di don Juan, Milano, Rizzoli, 1999:43. – (4) C. Castaneda, opera citata:19-21. Dott. Matteo SIMONE  –  Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR – Laboratori psicoeducazionali 2011-2012 – Il libro “Psicologia dello sport e non solo

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