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Il Biologico in Italia non conosce crisi – SANA 2011: Bologna, 8/11 Settembre

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Il nostro Paese, in un trend di crescita internazionale, mantiene una posizione di spicco e si riconferma il maggior esportatore e il primo produttore bio di ortaggi, cereali, agrumi, uva e olive. Gli acquisti nel primo quadrimestre 2011 crescono dell’11,5% nella GDO e dal 15 al 20% nei punti vendita specializzati. Un milione di pasti bio vengono serviti ogni anno nelle mense scolastiche e oltre 500 sono i ristoranti che offrono l’opzione biologica.  Non si ferma lo sviluppo mondiale dell’agricoltura biologica che negli ultimi anni ha registrato tassi di crescita media che vanno dal 10 al 20% annuo. I numeri: una superficie di oltre 37 milioni di ettari (ai quali se ne aggiungono quasi 42 milioni destinati alla raccolta di prodotti spontanei e all’apicoltura), 1.800.000 aziende (+31%) in 160 Paesi (erano 86 nel 2000) e un mercato del valore di oltre 54,9 miliardi di dollari (circa 40 miliardi di euro). La superficie coltivata è cresciuta di 2 milioni di ettari; in 24 Paesi copre più del 5% della superficie agricola complessiva, in 7 supera il 10%. Le vendite sono aumentate di 4 miliardi di dollari (quasi 3 miliardi di euro), un valore più che doppio di quello del 2003. La domanda dei consumatori è concentrata soprattutto in Europa e nel Nord America che, insieme, assorbono il 97% della spesa biologica. Asia, America Latina e Australia sono produttori significativi, ma prevalentemente dediti all’export. L’Europa è il maggior mercato mondiale per i prodotti biologici (seguita a brevissima distanza dagli Stati Uniti); i Paesi in cui il mercato biologico è più significativo sono Germania, Francia e Italia, mentre quelli in cui è più elevato il consumo pro caono la Danimarca (140 euro pro capite di spesa

biologica annua), quelli alpini (Svizzera, con il 4,7% della spesa alimentare e circa 115 euro di spesa annua a testa e Austria con una spesa pro capite di 109 euro) seguiti dalla Svezia. L’Australia continua a guidare la “classifica” delle coltivazioni biologiche con 12 milioni di ettari, mentre l’Italia, con una superficie bio di oltre 1 milione di ettari, occupa l’ottavo posto (dopo Argentina, Cina, Stati Uniti, Brasile, Spagna e India) a livello mondiale e il secondo a livello europeo, in un testa a testa con la Spagna (che la supera solo per la maggior superficie a pascoli e boschi: per quanto riguarda le superfici destinate a coltivazioni, il primato rimane all’Italia), davanti a Germania, Gran Bretagna e Francia. Il nostro Paese è anche al primo posto in Europa per il numero di aziende agricole che hanno scelto il metodo biologico. In Italia il settore bio ha caratteristiche fortemente innovative, soprattutto se messe a confronto con la situazione generale della nostra agricoltura: un’alta percentuale di donne imprenditrici (25%), di giovani (il 50% ha meno di 50 anni), di scolarizzazione elevata (il 50% dei produttori bio ha il diploma, il 17% la laurea) e la propensione alle nuove tecnologie (il 52% utilizza Internet). Il nostro Paese è il primo produttore al mondo di ortaggi biologici (con una superficie di 28.000 ettari, otto volte quella spagnola), cereali (con circa 200.000 ettari), agrumi (23.000 ettari), uva (con 52.000 ettari, il triplo della Francia) olive (oltre 140.000 ettari). Vengono coltivati molti altri prodotti biologici, vere e proprie eccellenze agroalimentari

come vino, olio e formaggi che negli anni hanno ricevuto prestigiosi premi in concorsi internazionali. Tra i primati mondiali dell’Italia biologica non possiamo dimenticare quello di una confettura biologica che continua negli anni a mantenere vendite superiori a quelle dei grandi marchi industriali e dei marchi privati dei supermercati. Con una parte significativa della produzione bio indirizzata all’estero, l’Italia è anche il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici (che raggiungono gli scaffali di tutta Europa, Stati Uniti e Giappone) per un valore che nel 2010 ha superato 1 miliardo di euro. Nonostante questo i consumi di prodotti bio nel nostro Paese non sono all’altezza dei primati produttivi, poiché si collocano attorno al 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane, contro quote che per alcune tipologie di prodotti sfiorano il 20% in altri stati europei come Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania e Paesi scandinavi. Il mercato del biologico italiano è stimato in circa 3 miliardi di euro, con circa 1,8 miliardi di vendite al dettaglio in negozi specializzati, supermercati, vendite dirette delle aziende agricole (in particolare olio, vino e ortofrutta), vendite a domicilio e gruppi d’acquisto. Nonostante la crisi generale dei consumi, gli acquisti di prodotti bio confezionati in Italia hanno continuato a registrare incrementi: nei supermercati il valore è di circa 500 milioni di euro, con una crescita del 6,9% nel 2000, dell’11,6% nel 2010 e dell’11,5% nel primo quadrimestre del 2011. Per quanto riguarda le aree geografiche, il consumo è più forte nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est Il canale dei punti vendita specializzati in soli prodotti biologici (oltre un migliaio di negozi distribuiti in tutta

Italia, in prevalenza concentrati al Nord e al Centro) segna regolarmente performance superiori alla Grande Distribuzione, facendo registrare una crescita media dal 15% (negozi indipendenti) al 20% (punti vendita affiliati in franchising). Analogo andamento positivo per le vendite dirette degli agricoltori (sono oltre 2.000 quelli che offrono direttamente al pubblico i loro prodotti in spacci aziendali e nei mercati) e per i gruppi d’acquisto. La ristorazione scolastica vale circa 250 milioni di euro e interessa circa un migliaio di Comuni che ogni giorno forniscono a 1 milione di bambini pasti con prodotti biologici. Sono numeri destinati ad aumentare: non solo una legge nazionale del 1999 impone l’uso quotidiano di prodotti biologici nelle mense scolastiche e molte leggi regionali premiano le amministrazioni locali che ne fanno uso, ma il Piano d’Azione Nazionale sul Green Public Procurement recentemente sottoscritto dal ministro Prestigiacomo prevede che nelle mense debba essere di produzione biologica almeno il 40% di frutta, ortaggi, legumi, cereali, pane e prodotti da forno, pasta, riso, farina, patate, polenta, pomodori e prodotti trasformati, formaggio, latte UHT, yogurt, uova e olio extravergine. In aumento i ristoranti che propongono opzioni biologiche: oggi sono oltre 500, in particolare nel centro Italia e nelle grandi città, una realtà che ha spinto Sana a ospitare la prima edizione del premio “Locale Bravo Bio” per bar, ristoranti, pizzerie e hotel con significativa proposta biologica. Fonte: Sana

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