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Prime Visioni Ravvicinate dell’asteroide Vesta

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Lo strumento italiano VIR a bordo della sonda Dawn inizia a svelarci il volto di Vesta. Conclusa la prima tappa del lungo viaggio con la sua entrata nell’orbita dell’asteroide Vesta, la sonda Dawn ha iniziato la vera e propria fase scientifica della missione, che durerà circa un anno. I primi “scatti” ravvicinati dell’asteroide cominciano a svelare il volto di Vesta che consentiranno di creare un ‘archivio storico’ della formazione del nostro sistema solare. La prima spettacolare immagine ravvicinata di Vesta è stata catturata da una distanza di 3.200 miglia pari a 5.200 chilometri dalla superficie dell’asteroide. L’istantanea è stata scattata dalla sonda NASA Dawn lo scorso 24 luglio durante la prima delle quattro orbite scientifiche previste in questa fase del programma e presentata in conferenza stampa dall’Agenzia spaziale americana insieme ai primi close-up prodotti dallo spettrometro italiano VIR-MS. Le immagini giunte a Terra, insieme ad altri effettuati dalla Framing Camera di Dawn, stanno rivelando i primi dettagli della superficie del gigantesco asteroide e mostrano Vesta in tutto il “splendore tridimensionale” mentre compie una rotazione completa intorno al proprio asse, evento che si verifica circa ogni 5 ore e 20 minuti. La missione Dawn ha l’obiettivo di scoprire i segreti di Vesta, uno dei più grandi asteroidi del Sistema Solare, e di Cerere, il più grande tra gli asteroidi da poco promosso a

“piccolo pianeta”. I  tre strumenti scientifici a bordo di Dawn: VIR, lo spettrometro italiano (Visible and InfraRed mapping spectrometer) fornito da ASI e realizzato da Selex Galileo con la guida scientifica del’INAF; la camera fornita dalla Germania e lo strumento GRaND, realizzato da LANL-Los Alamos National Laboratories, sono operativi. VIR-MS  (Visible and InfraRed Mapping Spectrometer) è uno spettrometro che fornisce immagini in 864 bande spettrali ed ha una  risoluzione spaziale di 25m/pixel da una altitudine di 100km, l’intervallo spettrale si estende dall’ultravioletto (250nm) all’Infrarosso (5000nm). “Le aspettative della nuova fase scientifica dedicata allo studio di Vesta  sono molto alte. A questo proposito con le prime immagini Vesta si sta già dimostrando  – dichiara Maria Cristina de Sanctis, INAF/IASF e deputy team leader  di VIR –  molto interessante con una variabilità di superficie notevole. Già oggi i dati acquisiti dallo spettrometro VIR durante la fase di approccio hanno un grande rilievo scientifico“. ” Le immagini e i dati che abbiamo ricevuto ci stanno facendo scoprire – sottolinea Enrico Flamini coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana – un nuovo mondo. Vesta infatti non sembra proprio essere una grande roccia come gli altri asteroidi finora osservati, ma è un corpo complesso. con unità geologiche differenziate ed alcune strutture superficiali mai viste prima su altri satelliti del nostro sistema solare. Il nostro strumento, così come gli altri di bordo, stanno funzionando perfettamente e nelle prossime settimane, man mano che l’orbita si abbassa, avremo sicuramente altre sorprese.” In particolare VIR dovrà indagare la superficie dei due corpi celesti per mapparne il suolo e per avere così una migliore comprensione sulla composizione mineralogica, cercando di scoprirne i meccanismi di formazione ed evoluzione.  La teoria corrente ci dice infatti che entrambi questi oggetti celesti, Cerere e

Vesta, siano le vestigia del fondamentale passaggio intermedio, nel processo di formazione del Sistema Solare, dai planetesimi primordiali ai pianeti odierni. Questa prima ripresa mostra una regione che si estende dalla latitudine 7 nord alla 40 nord ottenuta durante la Opnav19 da una distanza di 5213.4km. La risoluzione alla superficie è di circa 1.3 km per pixel.  L’immagine è a colori nelle bande spettrali  RGB 440nm (Blue), 550nm (Verde) e 700nm (Rosso) . Il cratere più grande nell’immagine (in basso a sinistra) ha un diametro di circa 50km Sebbene VIR – MS sia uno spettrometro, quindi la sua risoluzione spaziale non ha gli stessi requisiti della Framing Camera (l’altro strumento a bordo della missione DAWN), la qualità delle immagini ottenute finora, durante le Opnav19 e RC3, è  eccellente e ci fa ben sperare per le prossime fasi osservative, in particolare per la fase di “survey” che inizierà in agosto e sarà principalmente dedicata alle osservazioni di VIR-MS.Utilizzando l’informazione spettrale completa si è potuto elaborare, per la stessa area dell’immagine precedente, questa  rappresentazione a falsi colori. I colori prescelti in questo caso sono dei rapporti di bande utilizzati per enfatizzare variazioni locali delle proprietà della superficie. Queste variazioni di colore sono associate, a esempio, a differenti composizioni mineralogiche della superficie o a vari gradi di invecchiamento della superficie (tempo di esposizione del regolith a fenomeni endogeni come ad esempio impatti meteoritici e/o raggi cosmici). Sebbene un’interpretazione in termini di composizione superficiale sia ancora prematura, questi rapporti di bande mostrano, la ricchezza dell’informazione spettrale contenuta nei dati acquisiti e una notevole differenziazione della superficie. Le righe verticali che si osservano sono degli artefatti dovuti alla calibrazione.Questa immagine  mostra

che la superficie di Vesta è abbastanza calda da emettere radiazione termica nell’intervallo spettrale 3500-5000nm. Questa è un’immagine monocromatica alla lunghezza d’onda di 5000nm:  le regioni più scure rappresentano le zone fredde della superficie. La temperatura superficiale media, da questi primi dati, sembra essere tra 250 e 270 K°. Le aree più fredde corrispondono alle zone in ombra all’interno dei crateri, mentre le zone direttamente illuminate dai raggi solari sono le più  calde.  Dall’emissione termica, inoltre, si possono derivare informazioni sulle proprietà fisiche della superficie . Ad esempio la velocità con cui cambia la temperatura,  a seconda dell’illuminazione solare, ci dice qual è la conduttività termica e la porosità e le dimensioni delle particelle della polvere che ricopre vaste aree di Vesta.Il compito di Dawn non si concluderà con lo studio di Vesta, ma unica tra le sonde scientifiche entrerà in orbita intorno a due diversi copri del Sistema Solare. Tra un anno riprenderà il suo viaggio verso Cerere, che raggiungerà nel 2015. Alla fine della sua vita, la sonda avrà analizzato due dei così detti “piccoli corpi” situati nella fascia principale degli asteroidi e molto diversi tra loro, fornendo fondamentali indicazioni sui processi di formazione del Sistema Solare. La missione Dawn a Vesta e Cerere è gestita dal Jet Propulsion Laboratory per conto della direzione missioni scientifiche della NASA, Washington. Dawn è un progetto del Programma Discovery gestito dalla Marshall Space Flight Center della NASA, Huntsville, Alabama. UCLA è responsabile principale della missione scientifica Dawn. Orbital Sciences Corporation di Dulles, in Virginia, ha progettato e costruito il veicolo spaziale Dawn. Lo spettrometro VIR e’ stato promosso e finanziato dall’ASI e realizzato dalla Selex Galileo con la guida scientifica dell’INAF. Maggiori informazioni: ufficio stampa ASI. Fonte: A.S.I. – Agenzia Spaziale Italiana

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