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Lavoro: Buone Notizie Agricole dalla Coldiretti

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Lavoro: da agriospizio a piante su tetti le idee giovani. Nel 2010 nate 28mila nuove imprese agricole, come aprire un’azienda in campagna in dieci mosse, dai campi italiani 250mila posti in 10 anni. DA AGRIOSPIZIO A PIANTE SU TETTI LE IDEE GIOVANI; C’è chi realizza tetti fatti di piante per migliorare l’efficienza energetica delle case, chi ospiterà nel proprio agriturismo anziani che hanno preferito la campagna alle case di riposo, chi fa da “incubatrice” per giovani licenziati che vogliono reinventarsi imprenditori e chi ha rinunciato allo studio di famiglia per salvare una varietà di agnello in estinzione. Sono le storie di successo di alcuni dei giovani imprenditori della Coldiretti riuniti a Roma nella prima grande assise degli agricoltori under 30, con duemila ragazzi provenienti da tutte le regioni italiane, per affermare la necessità di puntare sul ricambio generazionale allo scopo di rinnovare e rilanciare il Paese. Vittorio Sangiorgio 28 anni è il delegato nazionale di Coldiretti Giovani Impresa. Imprenditore salernitano – spiega la Coldiretti – ha avviato un processo di riconversione dell’azienda di famiglia che l’ha portato ad offrire servizi come allestimenti floreali per eventi pubblici e privati ma anche a creare una

divisione specializzata nel “verde tecnologico”, mettendosi al servizio della riqualificazione urbanistica attraverso la realizzazione di tetti verdi, vere e proprie coperture fatte di piante che migliorano l’efficienza energetica degli immobili e garantiscono un deflusso delle acque piovane, evitando l’allagamento delle strade. Nella sua azienda Sangiorgio ha inoltre avviato la realizzazione di un parco floro-energetico dove si coniugherà la produzione di fiori alla produzione di energia. Ilse De Matteis, 25 anni, è, invece, la titolare di un agriturismo, La Villa, a pochi chilometri dal centro della città di L’Aquila (Abruzzo). Il terremoto – sottolinea la Coldiretti – del 2009 ha gravemente danneggiato l’azienda, ma la venticinquenne non si è persa d’animo e ha deciso di puntare su una nuova forma di ospitalità sociale, realizzando alloggi da destinare a turisti “speciali”: anziani che sceglieranno la campagna per permanenze medio-lunghe. Impegno sociale anche per Roberto Moncalvo, 30 anni di Settimo Torinese. Brillante laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, ha deciso di dare un calcio a un posto sicuro in un grande gruppo per tuffarsi nella sfida di riconvertire l’azienda agricola fondata dai bisnonni. Al posto dei cereali, pianta ortaggi e frutta, vara il biologico e – insieme alla sorella Daniela, 26 anni, laureanda in psicologia dell’educazione – caratterizza l’azienda di 15 ettari, specializzandola in fattoria didattica e nella fornitura di prodotti e servizi (come la spesa a domicilio) col progetto “SettimoMiglio”. Ma Moncalvo ospita – ricorda la Coldiretti – anche in azienda un rifugiato politico somalo di 22 anni e un giovane

disabile che aiuta nella raccolte delle fragole. Da appena due anni ha avviato la sua impresa Sergio Gulinelli 28 anni, da Corlo (Ferrara). Ventiquattro mesi che gli sono bastati per passare da una piccola azienda in affitto a una di trentasei ettari, tra frutta, ortaggi e la cura del verde pubblico. E ora Gulinelli ha deciso di ospitare in azienda tre dipendenti in cassa integrazione di una fabbrica vicina, che saranno formati come giovani imprenditori agricoli, restituendo le possibilità di una futura occupazione a chi l’aveva perduta. Davide Bortoluzzi, venticinque anni da Belluno, era pronto, invece, a rilevare lo studio di geometra di famiglia, quando ha deciso che, a progetti e tavoli tecnici, preferiva piuttosto un gregge di cinquecento tra pecore, muli e cani da condurre in solitaria nei pascoli sulle Tre Cime di Lavaredo. Davide ha pensato bene anche di salvare dall’estinzione una particolare e apprezzata razza ovina, l’agnello di Alpagoto, affermandosi di fatto come “pastore professionista”. Neppure Maria Letizia Gardoni, ventidue anni di Osimo (Ancona), aveva una famiglia nel settore agricolo – evidenzia la Coldiretti – ma ciò non l’ha distolta dal sogno di aprire un’azienda tutta sua, dove ora coltiva ortaggi secondo le tecniche della “Policoltura ma-pi”, che, oltre all’assenza di sostanza chimiche, prevedono la collocazione di diverse colture sullo stesso terreno, recuperando antiche varietà. Con i suoi prodotti ora rifornisce i punti macrobiotici della provincia di Ancona. Nel frattempo ha avviato un progetto con l’Università per il recupero delle erbe spontanee . E’ partita, invece, da un piccolo terreno di 6 ettari Elisa Bindi, imprenditrice di Arcidosso (Grosseto), alle pendici del Monte Amiata. Dopo studi

mirati e un apprendistato nell’azienda di famiglia, Elisa ha deciso di aprire una sua attività puntando tutto sulla filiera corta, a cominciare dall’esperienza dei Mercati di Campagna Amica. Un successo travolgente che, unito ad investimenti in marketing, macchinari ed attrezzature, l’ha portata ad ingrandire la sua impresa incorporando la stessa realtà aziendale familiare. NEL 2010 NATE 28MILA NUOVE IMPRESE AGRICOLE. COME APRIRE UNA AZIENDA IN CAMPAGNA IN DIECI MOSSE; Sono 28.115 le nuove imprese agricole nate nel 2010 su un totale di 851mila imprese operanti nei settori dell’agricoltura e della silvicoltura. E’ quanto è emerso da una analisi di Coldiretti Giovani Impresa resa nota in occasione dell’Assemblea, con quasi duemila giovani imprenditori agricoli under 30, durante la quale è stato presentato il vademecum su “Come aprire una azienda agricola in dieci mosse” per rispondere alla domanda di campagna delle giovani generazioni. E’ prima di tutto prioritario – ha sottolineato  Coldiretti Giovani Impresa – avere un “idea” d’impresa intorno alla quale sviluppare un progetto senza fermarsi alla semplice visione bucolica. Non accontentarsi delle ipotesi piu’ tradizionali ma – ha consigliato la Coldiretti – considerare l’ampio spettro di opportunità offerte dal settore  che ha esteso le sue competenze dalla produzione alla trasformazione e vendita di prodotti alimentari. E ancora – ha precisato la Coldiretti – dalle agroenergie fino all’offerta di servizi alle scuole come le fattorie didattiche, ma anche alle pubbliche amministrazioni per la cura del verde. Confrontarsi con chi ha già fatto

esperienze analoghe o simili visitando direttamente le aziende in Italia e in Europa contribuisce a focalizzare l’idea e ad individuare le migliori soluzioni. Dopo aver verificato la tenuta dell’idea e averla trasferita in un progetto concreto con la collaborazione di esperti, vanno individuate le opportunità concrete che ci sono sul mercato in termini – ha sottolineato la Coldiretti – di località, aziende e professionalità.  Non è raro trovare occasioni di acquisto soprattutto nelle aree interne o di montagna dove l’attività di coltivazione e di allevamento è piu’ difficile, ma si possono cogliere opportunità per il turismo rurale. Inoltre occorre verificare le alternative dell’acquisto, dell’affitto o della semplice gestione aziendale considerato che sono molti gli agricoltori anziani che non hanno alcuna intenzione di cedere la propria azienda, ma sarebbero disponibili a collaborazioni. Individuato il fabbisogno finanziario complessivo soprattutto per i giovani sotto i 40 anni di età occorre – ha sostenuto la Coldiretti – verificare l’esistenza di agevolazioni per lo specifico progetto considerato. Le agevolazioni per la maggioranza sono di natura comunitaria e vengono erogate attraverso le regioni con la consulenza dei centri Caa avviati anche dalla Coldiretti. “Per l’acquisto della terra – ha continuato Coldiretti Giovani Impresa – occorre verificare la possibilità di un mutuo presso ISMEA nell’ambito dei finanziamenti della piccola proprietà contadina, mentre molte banche offrono condizioni specifiche anche grazie ad accordi con il Consorzio fidi Creditagri Italia promosso dalla Coldiretti per la ricerca delle migliori condizioni di accesso al credito.  Spesso sono infatti i tempi lunghi delle istruttorie pubbliche a scoraggiare l’ingresso dei giovani – ha denunciato Vittorio Sangiorgio,

Delegato nazionale Coldiretti Giovani Impresa – nel sottolineare che “ci vogliono oltre due anni per concludere l’istruttoria della domanda per finanziamento pubblico di un giovane con il rischio che la sua idea diventi già vecchia”.  Dal punto di vista burocratico sono tre i passaggi fondamentali: apertura di una Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio e iscrizione e dichiarazione presso l’INPS. Una formazione di base in campo agricolo è importante, ma non decisiva anche perché – ha concluso la Coldiretti – sono numerosi i corsi di formazione professionale organizzati a livello regionale per acquisire competenze e avere la qualifica di  imprenditore agricolo dal punto di vista fiscale. DIVENTARE AGRICOLTORI IN DIECI MOSSE;  1) Avere un “idea” d’impresa intorno alla quale sviluppare un progetto di sviluppo. Avere un’idea di impresa agricola significa individuare che tipo di “imprenditore agricolo” si vuole essere o diventare: imprenditore agricolo più “tradizionale” (produzione in un specifico comparto) o più “innovativo” e “diversificato” sfruttando, a 10 anni (18 maggio 2001/2011) dalla sua introduzione, le opportunità offerte dalla legge di orientamento in agricoltura. Inoltre, avere un’idea di impresa significa valutare quali leve strategiche si intendono attivare: innovazione, vendita diretta, reti, territorio, qualità, agroenergie, agriturismo, fattoria didattica.  2) Analisi delle caratteristiche e delle potenzialità aziendali tramite l’osservazione del territorio, del mercato, dei concorrenti e delle normative vigenti. Significa analizzare, servendosi di appositi consulenti le componenti di base per avviare l’impresa agricola, una volta esplicitata l’idea. 3) Confrontarsi con gli altri che hanno già fatto esperienze

simili in Italia o in Europa per cogliere le sfumature e focalizzare al meglio le idee. 4) Trasformare l’”idea” in un progetto di sviluppo imprenditoriale. Si tratta di determinare gli obiettivi generali del progetto, quelli specifici, i risultati attesi e le azioni e le risorse necessarie per raggiungerli. Si tratta di farsi redigere da adeguati specialisti e professionisti un Business plan economico finanziario accurato e in grado di reggere al mercato e alle richieste di finanziamento pubblico e privato. 5) Ricerca della fonte di finanziamento. Sulla base dell’idea progettuale valutare la possibile fonte di finanziamento nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale (insediamento giovani, investimenti, qualità, pacchetto giovani). Per l’acquisto di terra verificare la possibilità di un mutuo presso ISMEA nel ambito dei finanziamenti della piccola proprietà contadina. 6) Presentazione del progetto per il finanziamento pubblico. Si tratta di fare la domanda per l’accesso al finanziamento unitamente alla presentazione del Business Plan. Necessaria l’assistenza di un centro CAA e la consulenza di un professionista per la parte tecnica. Oggi questo è il punto su cui si incaglia il meccanismo di avvio di un’impresa agricola. Infatti le procedure per accedere alle risorse dei Piani di Sviluppo Rurali (Psr) specificatamente dedicate ai giovani prevedono in media 275 giorni tra l’approvazione del programma e l’uscita del bando; 248 giorni tra la fine della raccolta delle domande e i decreto di concessione del contributo (istruttoria); tra i 18 e i 24 mesi per l’erogazione del contributo. 7) Presentazione del progetto per il finanziamento privato. Numerose banche offrono condizioni vantaggiose per i giovani anche grazie ad accordi con Creditagri Italia, il primo consorzio fidi nazionale, per la ricerca delle migliorie condizioni di accesso al credito e del prodotto finanziario più

adatto. Particolare attenzione va riposta nella concessione della garanzie. Si tratta di un assaggio fondamentale per “non giocarsi” il capitale fisico appena costituito o i “risparmi” di papà. 8 ) Una formazione di base in campo agricolo è importante ma non decisiva anche perché sono numerosi i corsi di formazione professionale organizzati a livello regionale per acquisire competenze ed avere la qualifica di  imprenditore agricolo dal punto di vista fiscale. Frequentarli è un modo per apprendere ma anche per tessere una rete di rapporti con altri colleghi. 9) Per avviare un impresa agricola non sono molti gli adempimenti necessari nè i relativi costi dal punto di vista burocratico. Infatti  tre sono i passaggi fondamentali: –    Apertura di una Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate. –   Iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio se si prevede di realizzare un fatturato superiore ai 7000 euro/anno –    Iscrizione e  dichiarazione presso l’INPS. 10) La burocrazia è un peso non solo nell’avvio ma anche nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. I settore agricolo è ancora pieno di una pletora di adempimenti   quotidiani (che si allungano ad elastico a seconda della branca di attività) che tolgono all’ impresa agricola 2 giorni di lavoro a settimana da distrarre dall’attività di impresa vera e propria. 100 giorni l’anno. DAI CAMPI ITALIANI 250MILA POSTI IN 10 ANNI; L’agricoltura è in grado di offrire opportunità occupazionali a 250mila lavoratori nei prossimi dieci anni. E’ quanto emerge da una analisi resa nota dal Delegato nazionale dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel corso dell’Assemblea partecipata da duemila imprenditori agricoli under 30 provenienti da tutte le regioni italiane. Una tendenza che – ha sottolineato Giovani Impresa Coldiretti – è già in atto come dimostra il fatto che, in controtendenza, è tornata ad aumentare l’occupazione nelle campagne dove si registra, con un aumento del 2 per cento, il piu’ elevato tasso di crescita del 2010, durante il quale l’industria ha subito un crollo del 3 per cento e, in generale, si è verificato un calo dell’uno per

cento. Gli occupati agricoli in Italia nel 2010 – precisa la Coldiretti – sono 891mila dei quali 462mila indipendenti (+0,6 per cento) e 429mila dipendenti (+3,3 per cento). Secondo le analisi di Giovani Impresa Coldiretti, dalle imprese agricole a crescere sarà la domanda di livelli più elevati di professionalità con particolare riguardo a figure specializzate in grado di seguire lo sviluppo di specifiche coltivazioni, la conduzione di macchinari o la gestione di attività che oggi si sono integrate con quella agricola all’interno dell’ azienda: dalla vendita diretta dei prodotti tipici alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’uva in vino, delle olive in olio ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici. Le difficoltà di reperimento di manodopera – sostiene la Coldiretti – si registrano infatti per figure professionali tradizionali che vanno dal trattorista al taglialegna fino al potatore, ma anche per quelle innovative all’interno dell’impresa agricola come l’addetto alla vendita diretta di prodotti tipici, alla macellazione, alla vinificazione o alla produzione di yogurt e formaggi. Si tratta del risultato della profonda trasformazione che si è verificata nelle campagne negli ultimi anni. Il nostro appuntamento – ha affermato Sangiorgio – precede la ricorrenza dei dieci anni dall’approvazione della legge di orientamento (la numero 228 del 18 maggio 2001) fortemente sostenuta dalla Coldiretti che ha allargato i confini dell’attività agricola e ha di fatto rivoluzionato l’attività d’impresa nelle campagne italiane aprendo nuove opportunità occupazionali. Gli imprenditori agricoli oggi si possono occupare di attività che – ha riferito la Coldiretti – vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla loro vendita in azienda o nei mercati degli agricoltori, ma anche della fornitura di servizi alla pubblica amministrazione come i contratti realizzati da molti comuni

per la pulizia delle strade dalla neve attraverso l’uso dei trattori o la cura del verde pubblico che spesso viene affidata agli agricoltori. Per non parlare – ha precisato la Coldiretti – della produzione e vendita della birra ottenuta dalla coltivazione di orzo in azienda o del pane dal grano, ma anche dei prodotti cosmetici a base di vino, olio o latte di asina. E ancora delle fattorie didattiche convenzionate con le scuole e degli agriasili, ma anche dell’arrivo del primo “agriospizio” realizzato da una giovane imprenditrice. Sono stati infatti soprattutto i giovani a cogliere queste nuove opportunità come dimostrano le numerose innovazioni presentate nel corso dell’Assemblea di Giovani Impresa Coldiretti: dall’hamburger di trota, alle olive ricoperte di cioccolata, dagli ortaggi macrobiotici al risotto sotto vuoto ai fiori fino alle focacce per gli ipertesi fatte con grano verna. “L’agricoltura offre oggi straordinarie opportunità per chi cerca occupazione nella pausa scolastica durante la quale si concentrano le grandi campagne di raccolta di frutta, verdura e della vendemmia, ma anche per chi vuole intraprendere mettendo alla prova la propria creatività”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare le opportunità che si sono aperte con il sistema di pagamento dei voucher che l’agricoltura ha utilizzato piu’ di tutti gli altri settori, ma soprattutto le enormi potenzialità che offre il progetto della Coldiretti per “Una filiera agricola tutta italiana” per valorizzare il bello e il buono del nostro Paese che punta sulla capacità di sviluppare la competitività delle imprese legandole ai valori distintivi del territorio. Un progetto che ha suscitato grande attrazione tra i giovani. Fonte: Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti coldiretti.it

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