Vedere Bene Senza Occhiali Come ottenere il massimo con il metodo Bates

Edizioni l’Età dell’Acquario presentano; Vedere Bene Senza Occhiali Come ottenere il massimo con il metodo Bates.Benefici immediati con i consigli della visual trainer Amalia Gorni.  Presentazione di Gabriella Mereu. In libreria dal 21 aprile. Qualunque disfunzione visiva si può correggere operando a partire dalla visione mentale, promuovendo un atteggiamento di non sforzo, fiducia e accettazione consapevole della realtà. Il metodo Bates promette il recupero totale o parziale della vista, qualunque sia il difetto che ci affligge, in base al principio secondo cui la maggior parte delle disfunzioni visive è causata da blocchi emozionali e, di conseguenza, da forti tensioni muscolari che si localizzano nella zona oculare. Se perdiamo la capacità di movimento di un arto, per esempio a causa di un trauma, dopo la fase acuta segue sempre una fase di riabilitazione con l’aiuto di un fisioterapista. Come mai tutto questo non accade per organi di senso come la vista e l’udito? Purtroppo nessuno spiega che gli occhiali non risolvono il difetto visivo, bensì, essendo una protesi, svolgono il compito dell’occhio al suo posto. Restare senza occhiali è un’operazione fondamentale per l’inversione di tendenza: la strada del recupero. Per riconquistare la propria vista è pertanto necessario raggiungere uno stato di rilassamento fisico e mentale. A questo fine, il metodo Bates suggerisce la pratica di semplici esercizi – dal palming al sunning, al blinking, fino alla tecnica del punto nero – che Amalia Gorni analizza e spiega dettagliatamente, anche attraverso numerose illustrazioni. L’autrice ne consiglia poi altri, di sua concezione, che si prefiggono sempre lo scopo di sciogliere le tensioni, facendoci ritrovare l’equilibrio interiore. Tutti gli esercizi sono stati studiati per poter essere eseguiti anche nei ritagli di tempo e non mancano indicazioni di tipo alimentare utili per conseguire un’armonia fisica ottimale.  Restare senza occhiali è un’operazione fondamentale per l’inversione di tendenza: la strada del recupero. Amalia Gorni è naturopata-heilpraktiker dal 1993, anno in cui si è diplomata presso la Libera Università Italiana di Naturopatia Applicata diretta da Rudy Lanza. Autrice di numerosi articoli, tiene seminari e corsi in tutta Italia.  Dal libro;  •• Il metodo •• Da dove incominciare? Si inizia da se stessi.  Secondo il dr. Bates, ideatore del famoso metodo per rieducare la vista che porta il suo nome, «la causa di quasi tutti i difetti visivi risiede in un inconscio sforzo per vedere bene». L’ansia, ovvero la

preoccupazione di non riuscire a vedere come «si dovrebbe», genera un’anomala tensione muscolare dell’apparato visivo che condiziona negativamente il movimento spontaneo degli occhi per la messa a fuoco. Per esempio se «vedere davanti a me una certa realtà mi fa stare molto male e io non posso intervenire per cambiare le cose, allora abbasso la mia capacità visiva per vederla di meno». Naturalmente questo processo è totalmente inconscio, però la conseguenza è una ridotta capacità visiva che genera ansia e sfiducia in se stessi. Per ovviare alla pressione si ricorre ben presto a un supporto che rimetta le cose a posto: gli occhiali. Tuttavia le lenti, che si sostituiscono al processo di messa a fuoco proprio degli occhi, immobilizzano tutta la muscolatura preposta al movimento oculare, come pure impediscono in seguito la possibilità di mettere in discussione il disagio per ritrovare la naturale fluidità muscolare ed emotiva. Il cervello mette in atto un programma inconscio di riduzione della capacità visiva come soluzione davanti a un «dolore» che non riesce a gestire in altro modo. Per poter recuperare la capacità visiva sarà quindi necessario rivivere il processo che ha prodotto il disagio. A partire da adesso, nel «qui e ora», ripercorrere il cammino all’indietro nel tempo, fino a ritrovare quell’emozione dolorosa che ha innescato il difetto visivo.  A questo punto, occorre permettersi di stare nell’emozione dolorosa, viverla senza «provvedimenti economici» come l’abbassamento della vista per non vedere la realtà com’è, e cercare dentro di sé le risorse per farsene una ragione, senza dover rinunciare alla percezione visiva integrale. Così come i nostri genitori e maestri ci avevano dati per scontati, tutti impegnati com’erano a trovare una soluzione per vedere alla lavagna, anche noi ci siamo identificati con la soluzione del problema e abbiamo perso di vista il fatto che ci siamo e occupiamo un posto sul pianeta, abbiamo dei diritti e il principale è quello di crescere e potersi esprimere come un essere libero e sovrano. •• Gli esercizi •• A una presa di consapevolezza del problema che ha causato il disagio, segue una fase di recupero degli occhi, rimasti a lungo bloccati nella corazza muscolare, mediante appropriati esercizi di scioglimento delle tensioni, per ripristinare la fluidità e l’elasticità del processo visivo. La tecnica del punto nero;  Una delle più interessanti intuizioni del dr. Bates è la tecnica del punto nero.Immaginando un punto nero si possono contemporaneamente migliorare la vista,

l’immaginazione e l’acutezza della mente. Si può praticare questa semplice visualizzazione ovunque e in qualsiasi momento. Si comincia, per esempio, scegliendo il punto alla fine di una frase. I caratteri della stampa e la punteggiatura sono di colore nero, tuttavia si percepiscono un po’ sbiaditi e grigi. Portare la propria attenzione guardando il punto alla fine della frase, lasciarsi trasportare dalle sensazioni che si provano, ritornare a focalizzare il punto ed esplorarlo, come pure tutto ciò che gli sta attorno. Ricordare di battere le palpebre (blinking), respirare con calma ed essere consapevoli che nel proprio campo visivo è inclusa la periferia dello sguardo, anche se non sarà questa al centro della vostra attenzione. Chiudere gli occhi e rivedere le immagini, senza aspettative, soltanto essere presenti a se stessi durante l’esperienza. Riaprire gli occhi e ripercorrere la piccola zona del punto, la lettera che termina la parola subito davanti al punto e ancora il piccolo punto nero. Osservare come progressivamente il punto tenda a colorarsi di nero. Quando con gli occhi chiusi si riesce a immaginare un punto completamente nero, la mente sarà equilibrata, lo stato d’animo pure, e quando riaprirete gli occhi vedrete realmente un punto molto più nero e riuscirete a leggere le parole vicine molto più chiaramente. La tecnica del punto nero, variamente eseguita, era uno dei sistemi cardine delle tecniche praticate dai monaci orientali per imparare a concentrare la propria attenzione, impedendo alla mente di divagare in mille pensieri. Ciascuno oggi può sperimentare l’armonia e la pace della mente e del corpo, recuperare la vista e la chiarezza, con la semplice tecnica del punto nero, in poche settimane di pratica costante. Edizioni L’Età dell’Acquario.  Ufficio Stampa: Federica Sassi.

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