Per combattere l’obesità arriva la chirurgia senza cicatrici: basta un taglietto vicino l’ombelico

È possibile grazie a una nuova tecnica di laparoscopia, la SILS: a Roma presso il Policlinico Gemelli, il dottor Roberto Tacchino, responsabile dell’Ambulatorio di Chirurgia dell’Obesità, l’ha adottata con successo dal 2008. Oltre 100 i pazienti operati con la SILS solo nel 2010. L’obesità può essere sconfitta grazie a un intervento mininvasivo di laparoscopia, che non lascia cicatrici perché si esegue attraverso una sola incisione fatta all’altezza dell’ombelico, un taglietto di soli 20 millimetri; l’intervento dura meno di due ore e offre al paziente la possibilità di riprendersi nel giro di poco tempo. Si chiama SILS (Single Incision Laparoscopic Surgery), ed è la tecnica “collaudata” con successo dal dottor Roberto Tacchino, responsabile dell’Ambulatorio di Chirurgia dell’Obesità presso il Policlinico Gemelli di Roma. La laparoscopia con singola incisione è stata adottata dal dottor Tacchino dal 2008 e solo nel 2010 sono oltre 100 i pazienti operati con questa tecnica. L’intervento attraverso la SILS è più vantaggioso rispetto alla chirurgia bariatrica tradizionale, non solo per il paziente ma anche per il chirurgo, spiega il dottor Tacchino in uno studio da poco pubblicato sulla rivista “Obesity Surgery”, in cui è riportato l’esito positivo dell’applicazione della SILS su 16 pazienti. Operare in laparoscopia, infatti, spiega il dottor Tacchino, significa per il chirurgo avere una visibilità migliore del “campo operatorio” e quindi operare una

dissezione più precisa, con minor rischio complicanze. L’obesità colpisce in Italia un individuo su 10 e il problema è destinato a crescere perché sta “contagiando” sempre più anche i bambini: stando ai dati del Rapporto dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, infatti, il 24% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni è in sovrappeso, il 12% è obeso, per un totale di 138 mila bambini “oversize”. Oggi in Italia si esegue già qualcosa come 5000-6000 interventi di chirurgia bariatrica ogni anno. La SISL è già stata promossa per efficacia e sicurezza, sottolinea il dottor Tacchino, in quanto è già usata ampiamente da alcuni anni in interventi di altro tipo, come la colecistectomia, la prostatectomia e la chirurgia oncologica colorettale. Rispetto alla laparoscopia tradizionale, che richiede solitamente fino a 8 punti d’accesso per inserire gli strumenti operatori, con la SISL è necessario fare una singola incisione addominale dove vengono inseriti una telecamera e due strumenti operatori; ciò riduce considerevolmente la perdita di sangue e il rischio di possibili ernie nei punti di accesso. Inoltre riduce il dolore post-operatorio, poiché l’incisione avviene nell’ombelico che è una zona poco ricca di centri nervosi e quindi poco sensibile, spiega il dottor Tacchino. La SISL, che permette un dimagrimento medio di 50 chili, aumenta il grado di soddisfazione del paziente perché non lascia alcuna cicatrice, precisa il dottor Tacchino. Nella laparoscopia tradizionale, infatti, si devono eseguire da un minimo di 3-4 taglietti a un massimo di 7-8; alla base del successo della SISL ci sono dei principi operatori nuovi e in più la disponibilità di strumenti più sottili e flessibili nonché telecamere articolabili. “È la priva volta che è praticabile una chirurgia senza cicatrici visibili”, dichiara il dottor Tacchino, la SISL è dunque un grande passo avanti nella chirurgia laparoscopica. Fonte: Policlinico Universitario Agostino Gemelli

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