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Tanti, organizzati e presenti dove c’è più bisogno: l’identikit dei volontari del Lazio

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Sono più di un milione: una risorsa per le comunità locali. E Il 30% dei cittadini della regione ha effettuato donazioni nell’ultimo anno. Roma, 9 novembre 2010 – Sono più di un 1 milione i cittadini del Lazio che svolgono attività di volontariato. Si tratta del 22,1% delle persone con almeno 18 anni: il 29,3% dei più giovani di 18-29 anni, il 23,5% tra i 30-44enni, il 17% tra i 45-64enni e il 22,4% tra le persone con 65 anni e oltre. Rispetto al resto d’Italia, nel Lazio ci sono più volontari tra gli anziani. L’83,6% dei volontari è costituito da diplomati e laureati. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis su incarico dei Centri di servizio per il volontariato del Lazio Cesv e Spes e dal Comitato di gestione dei fondi speciali per il volontariato del Lazio, che ha analizzato il profilo dei volontari nella regione, il loro punto di vista e

quello del resto dei cittadini sul volontariato laziale, a confronto con i dati relativi all’intero Paese. I volontari nel Lazio più coinvolti nelle iniziative delle organizzazioni, ma con un impegno meno costante rispetto al resto d’Italia. Nella regione più che altrove i volontari operano all’interno delle organizzazioni (il 79,4% nel Lazio, il 73,6% in Italia), piuttosto che in modo autonomo e informale (il 20,6% nel Lazio, il 26,4% in Italia). Ma sono di meno quelli che si impegnano con regolarità (il 70% circa nel Lazio, il 76% in Italia) rispetto a quelli che si impegnano di tanto in tanto (il 30% nel Lazio, il 24% in Italia). Nel Lazio i volontari si impegnano in media circa 6 ore alla settimana. Aiutare gli altri gratifica chi lo fa. Oltre il 91% dei volontari nel Lazio giudica positivamente la propria esperienza: il 49,7% perché trova l’attività gratificante e crede profondamente in quello che fa, il 41,4% perché incide concretamente sulla vita delle persone. Tra le motivazioni del fare volontariato prevale il richiamo all’altruismo (33,3%) e a ragioni ideali, etiche (24,4%), mentre il 19,3% si è dedicato agli altri a seguito di un’esperienza personale di sofferenza. I problemi: poche risorse, poca attenzione dalle istituzioni. La scarsità di risorse a disposizione (secondo il 38,9% nel Lazio), l’insufficienza del numero dei volontari (33,9%), la decrescente partecipazione dei giovani (22,3%) sono i principali problemi del volontariato nel Lazio. Rispetto al resto d’Italia, i volontari nella regione sottolineano come problema la mancanza di un adeguato riconoscimento da parte delle istituzioni (il 26,3% nel Lazio, il 16% a livello

nazionale). Il punto di vista dei cittadini. Strutture sanitarie, dagli ospedali alle case di cura (secondo il 57,6% del campione), strutture socio-assistenziali come le case di riposo (35,9%) e il sostegno domiciliare (34,6%) sono gli ambiti in cui i cittadini del Lazio percepiscono maggiormente la presenza del volontariato nella loro zona di residenza. Seguono la protezione civile (20,3%), l’assistenza economica diretta (19,6%), l’animazione sul territorio (10,6%) e lo sport (10,5%) come ambiti in cui è più forte la presenza percepita dai cittadini del Lazio rispetto a quelli del resto d’Italia. La non autosufficienza (46,7%) è l’ambito in cui è giudicato più rilevante il contributo del volontariato, poi l’aiuto alle famiglie povere, il supporto ai ricoverati negli ospedali, agli ospiti delle case di riposo o di cura.  Non è facile per i cittadini dare una definizioni di volontariato. Richiesti di indicare quale aspetto caratterizza di più il volontariato nella propria zona di residenza, quasi il 31% dei cittadini del Lazio (il 34% in Italia) non è stato in grado di rispondere. Quasi il 24% afferma che il volontariato dimostra che è possibile aiutare gli altri (il 23% circa in Italia), il 21% che favorisce i rapporti tra chi  può aiutare e chi ha bisogno di essere aiutato, il 20,5% che garantisce servizi che altrimenti non ci sarebbero, mentre per oltre il 18% il volontariato è portatore di valori importanti come la solidarietà, la non violenza, la libertà e la tolleranza. Pur presente

dove c’è più bisogno, per molti cittadini non è facile dare una definizione univoca di volontariato, perché c’è un deficit di comunicazione. Il volontariato fa, ma si racconta troppo poco. Cosa fanno i cittadini per il volontariato. Poco più del 30% dei cittadini del Lazio ha fatto, nell’ultimo anno, donazioni a specifiche organizzazioni, il 16,8% ha partecipato a manifestazioni di vario tipo e poco meno del 16% ha firmato petizioni promosse da organizzazioni di volontariato. Secondo i cittadini, in futuro sarà decisiva la funzione di educazione valoriale del volontariato (per il 42% nel Lazio e il 39,6% nella media nazionale), cioè la promozione della solidarietà e dell’altruismo tra le persone. Il 33,6% richiama la funzione di dare voce e visibilità alle persone più fragili e indifese, il 28,3% sottolinea la copertura degli aspetti del sociale poco presidiati dal sistema di welfare come le nuove forme di disagio. Del volontariato è importante lo stimolo alla responsabilizzazione individuale a fare le cose, piuttosto che a criticare senza muoversi (è l’opinione del 41,7% del campione), la capacità di offrire più servizi per tutti a costi più bassi (36,3%), la capacità di richiamare l’attenzione su problemi e soggetti altrimenti ignorati dai media e dai politici (33,4%). Questi sono i principali risultati della ricerca «Il futuro del volontariato: il caso del Lazio» presentata oggi a Roma dal Direttore Generale del Censis Giuseppe Roma e discussa da Cristina De Luca, Presidente Coge Lazio, Renzo Razzano, Presidente Spes, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente Fondazione Roma, Gabriello Mancini, Presidente Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Francesca Danese, Presidente Cesv. CENSIS – Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio CESV e SPES  ufficiostampa@spes.lazio.it –  volontariato.lazio.it


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