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SANGUE MAGICO Come realizzare la propria femminilità con i segreti del ciclo mestruale

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EDIZIONI  L’ETÀ DELL’ACQUARIO e ISTITUTO RUDY LANZA presentano SANGUE MAGICO Come realizzare la propria femminilità con i segreti del ciclo mestruale.  Consigli pratici per riscoprirsi secondo natura dall’esperta ELENA PRIAROLLO Dal 23 settembre in libreria Edizioni L’Età dell’Acquario / Collana «salute&benessere» / Pagine 176 / Euro 18,00 / ISBN 9788871363400. «Sangue magico è un libro all’insegna della semplicità. Non vi chiedo di fare meditazioni strane, esercizi pericolosi, percorsi lontani, un viaggio sulla Luna. Vi esorto a osservarvi passando attraverso la natura e vedendola come magari mai l’avete vista, pensandola come una parte di voi stessi, da cui non siete mai stati e mai sarete separati. Potete farlo aprendo la finestra di casa vostra, camminando in un prato o vivendo la magia del bosco. La scelta, così come la profondità con cui compirete il viaggio della vostra vita, dipende da voi; anche le cose più semplici, se vissute con intensità d’emozioni, possono essere fantastiche quanto un viaggio ai confini del mondo e talmente ricche di sensazioni da sciogliervi il cuore.» In una società che riduce il femminile a qualità puramente esteriori, il ciclo mestruale è vissuto come un disagio. Sangue magico ci aiuta invece a riscoprire in esso la massima espressione delle potenzialità della donna, la quale vive in sé, ogni mese, il ritmo ciclico delle stagioni, in armonia con la Luna: la donna è «magica» perché intimamente connessa con la Grande Madre, la natura. Elena Priarollo traccia un quadro storico dei significati legati al femminile, avvalendosi anche di fiabe e racconti e con molte incursioni nella cultura giapponese. Ma Sangue magico è soprattutto un viaggio verso una nuova consapevolezza dell’essere donna, mediante spunti di riflessione, consigli pratici e semplici esercizi che insegnano a infondere valore rituale ai gesti quotidiani. Un percorso che si rivolge alle donne che desiderano conoscersi nel profondo ed esprimere meglio la propria femminilità, ma anche agli uomini che vogliono comprenderne il mistero e imparare a cogliere la rinascita insita nella morte. I poteri che il sangue magico evoca racchiudono il significato profondo della femminilità ed è giunto il momento che ogni donnaimpari a conoscerli, per portarli al mondo. Elena Priarollo è nata nel 1971. È laureata in lingua giapponese e vive in provincia di Torino, dove lavora come naturopata e floriterapeuta. Ha condotto una trasmissione radiofonica dedicata alla floriterapia di Bach per l’emittente Radio Beckwith. Attualmente collabora con l’Istituto Rudy Lanza, presso il quale tiene laboratori incentrati sulla riscoperta e sulla rivalutazione del femminile. L’Istituto Rudy Lanza da ormai circa 30 anni si occupa della formazione professionale di operatori in Naturopatia e in Discipline Bio-naturali nelle diverse sedi dislocate nelle città di Torino, Milano, Padova, Bologna, Roma. Nella sede centrale a Luserna S. Giovanni, in Val Pellice, provincia di Torino, ai confini con la Francia, si sono formate e diffuse metodologie e pratiche che hanno permesso alle Discipline Bio-naturali di diffondersi in tutta Italia. Lì è nata la prima Scuola di Agopuntura in terra italiana e sono stati redatti i primi testi, a firma di Ulderico e Rudy Lanza. In seguito è stato fondata la LUINA – Libera Università Italiana di Naturopatia Applicata e quindi L’Istituto Rudy Lanza. L’Istituto, grazie alla professionalità e alla serietà didattica, è la prima scuola di Naturopatia italiana ad aver ottenuto il prestigioso certificato di qualità nella formazione UNI e ISO 9001 e a essere accreditato al Ministero della Salute quale ente organizzatore di corsi ECM (Educazione continua del Ministero della Salute). L’Istituto si colloca come unica scuola, a livello nazionale, in grado di fornire un programma completo, svolto con supporti tecnici moderni in grado di garantire un apprendimento attivo e multidisciplinare.  www.naturopatia.it .  Dal libro; — IL CORPO COME SIMBOLO — Regola e disturbo mestruale; La mestruazione si può anche chiamare regola mensile ed è il momento che ci aiuta a capire che siamo governate dalla Luna; è la regola a cui dobbiamo sottostare e obbedire e che richiama la fertilità, la femminilità e soprattutto la ricettività. Cosa vuol dire ricettività? È la propensione femminile, insita in noi per natura, all’accogliere, al ricevere, all’aprirsi (alla vita), al nascondere e al proteggere. Ma le qualità presenti nella ricettività ci parlano anche di un atteggiamento passivo, di rinuncia, simile al fluire libero dell’acqua, che richiede l’assenza di una forma per adattarsi al percorso e aggirare gli ostacoli. Essere ricettive significa forse essere inferiori? Assolutamente no, dato che la ricettività esprime la nostra natura. È vero che la Luna non brilla quanto il Sole, ma non per questo essa è meno importante, poiché ogni elemento completa l’altro. La Luna è il simbolo dell’archetipo femminile. Nelle società primitive non si faceva distinzione fra Sole e Luna come rappresentanti di due entità differenti, il giorno e la notte. Essi erano espressione di gradi diversi di un’unità; per cui per gli antichi non esistevano il Sole e la Luna. Allo stesso modo, è un errore affermare che il Sole produce la luce: essa esiste anche quando il cielo è nuvoloso, quando piove o nevica. Per natura, l’uomo è sempre stato maggiormente attratto dall’oscurità, poiché più misteriosa e affascinante. Per tale ragione le società primitive hanno sviluppato una maggiore attenzione per la Luna. Se, in quanto donne, in quanto per natura ricettive, non accettiamo questa regola, ecco che i disturbi mestruali diventano il segnale di qualcosa che non va bene. Tenendo presente che viviamo in una società maschile, il sentirsi e l’essere ricettive diventa per noi molto difficile. L’uomo, per natura, non è ricettivo, perché per lui è quasi impossibile rinunciare alla propria volontà, al proprio Ego. E nell’Ego va a colpire la regola mensile: implica, cioè, che noi perdiamo, cediamo simbolicamente una parte di noi, del nostro sangue e insieme a esso della nostra vita. Ogni mestruazione è una piccola morte e una piccola rinascita. Se rifiutiamo questa naturale espressione di noi stesse, i disturbi mestruali si fanno sentire; nel momento in cui non ci vogliamo arrendere di fronte a tale perdita, il male si fa forte. Molto spesso non ne siamo nemmeno consapevoli ed è il dolore a trasformarsi in normalità.  Morte e rinascita si alternano nel ciclo mestruale. In questo contesto, cosa significa morire? Significa abbandonare l’attaccamento all’Io, lasciarsi trasportare dal fluire degli eventi, essere acqua: tutte cose che nella società di oggi noi donne, per essere alla pari con l’uomo, abbiamo messo da parte. Possiamo, quindi, accomunare le regole mensili, l’orgasmo e la morte perché si tratta di eventi fisici che esprimono l’abbandono dell’Io. Nelle mestruazioni una piccola parte muore, nell’orgasmo ci si lascia andare aprendo i propri confini all’altro e nella morte ci si allontana dal corpo fisico donandolo, restituendolo alla Madre Terra. Non dimentichiamo che parte dei disturbi mestruali è legata anche alla capacità di avere figli. Per esempio, se cerchiamo di rimanere incinta e invece si ripresenta il mestruo, ciò diviene espressione del nostro fallimento; vuol dire che è andata nuovamente male, può essere una notizia dolorosa, difficile da accettare e quindi la mestruazione è vissuta con dolore.  Abc fisiologico del ciclo mestruale;  Che io non sappia nulla di me, che Siddharta mi sia rimasto così estraneo e sconosciuto, questo dipende da una causa fondamentale, una sola: io avevo paura di me, prendevo la fuga davanti a me stesso! 3 Nel corso del nostro cammino alla scoperta del significato più profondo e genuino del ciclo

mestruale, parleremo della comunicazione fra la mente e l’utero. Da un punto di vista fisiologico, il ciclo mestruale è connesso alle ghiandole endocrine, le quali secernono ormoni direttamente nel torrente sanguigno. Questi, viaggiando nel nostro corpo, vanno ad agire sull’attività di altri organi, influenzandola. Nell’arco di un mese (la durata di un ciclo femminile), siamo soggette a molti cambiamenti, ma essi spesso rimangono nell’inconscio, nel senso che non li viviamo con consapevolezza. Sbalzi d’umore, aumento della ritenzione idrica e del peso, variazioni della consistenza dei fluidi vaginali, ma anche del livello di concentrazione, dell’udito e della vista, sono fenomeni che viviamo tutte noi e che ci parlano dei diversi modi che la nostra energia utilizza per fluire e per farci comprendere i cambiamenti a cui il nostro corpo è costantemente sottoposto, mese dopo mese, stagione dopo stagione. Nella corrispondenza fra mente e utero, fra parte elevata e inferiore del corpo, troviamo in alto l’ipotalamo, situato nel cervello, insieme all’ipofisi, una ghiandola posta alla sua base, e in basso le ovaie. Il compito dell’ipotalamo è quello di stimolare l’ipofisi nella produzione di ormoni chiamati gonadotropine (gonadi è il termine che fa riferimento alle ovaie nella donna e ai testicoli nell’uomo), che vanno a stimolare le ovaie nella produzione di altri ormoni chiamati estrogeno e progesterone. Desidero associare il ciclo mestruale alle stagioni, perché questa è la via più efficace per farci comprendere noi stesse e la nostra vera natura. Nell’ambito di un ciclo viviamo le «quattro stagioni», che corrispondono a quattro momenti diversi: primavera, la preovulazione; estate, l’ovulazione; autunno, la fase premestruale e inverno, ossia il periodo mestruale vero e proprio. Dei sintomi fisici ci possono avvertire che sta arrivando l’ovulazione: voglie di cibo, aumento del volume del seno, ma anche piccole perdite di sangue. Dopo l’ovulazione, il follicolo, la cui produzione è avviata dagli estrogeni, prende il nome di corpo luteo e produce estrogeni e progesterone. Se l’ovulo non è stato fecondato, il corpo luteo inizia a degradarsi, annunciando così la fase premestruale, l’autunno. Il passaggio successivo, lo sfaldamento del rivestimento uterino, provoca la perdita di sangue e, quindi, la mestruazione vera e propria.  Il menarca, ossia il primo mestruo, in genere si verifica verso i 12 anni. Il ciclo diventa così parte integrante della vita della donna sin verso i 47 anni, eccetto durante le gravidanze e i periodi in cui, per problemi psicologici, esso non si presenta. Il menarca è per la ragazza un rito di passaggio dall’essere fanciulla al divenire donna; nella nostra società moderna si sono conservati dei riti, ma non sono più vissuti consciamente. Vivere il menarca significa ricevere il dono di essere donna.3 Hermann Hesse, Siddharta, Adelphi, Milano 1973, p. 74-75. — DONNA E STAGIONI: RISCOPRIRSI SECONDO NATURA —  Autunno: tempo della consapevolezza; La donna lasciò cadere a terra gli abiti, consapevole che laddove stava andando, nulla sarebbe servito. Abbiamo vissuto il nostro momento di luce intensa, abbiamo donato i frutti al caos del mondo, abbiamo compiuto il nostro destino; ora iniziamo a divenirne consapevoli: a un momento di espansione ne segue uno di contrazione; è il ritmo del respiro, è la strada della vita. Ritorniamo al nostro cerchio interiore e percorriamo il sentiero ancora una volta. Petali di fiori, frutti e legni ci hanno accompagnato lungo il cammino; adesso, vivendo il nostro autunno, prendiamo congedo lentamente dal mondo e ritorniamo all’oscurità in cui ciascuna forma di vita, noi comprese, prende consistenza. Segniamo la via di accesso al cerchio interiore, al nostro spazio sacro, con tante piccole candele accese: sono il riflesso della nostra luce divina, che ci guiderà e che continuerà a bruciare senza sosta e senza tempo. Abbandoniamo gli abiti, tutto ciò che non ci serve, e prepariamoci all’incontro con la parte più intima di noi stesse; è una stagione di transizione. Il mondo del tempo lineare ci chiede di continuare a correre, senza fermarci; quello del tempo ciclico ci impone di rallentare il ritmo. C’è una guerra fra i due mondi: impariamo a sentirla dentro di noi e a capire i modi in cui si manifesta. Esercizio: la valigia; In autunno sperimentiamo la consapevolezza della morte nella vita; è un passaggio inevitabile. Iniziamo a disfarci di quel che non ci serve, perché è meglio viaggiare leggere: se saremo libere nell’incontrare la nostra morte, scivoleremo con gentilezza e fluidità nella rinascita. Possiamo fare pulizia e buttare via tutti gli oggetti che non ci sono più utili. Trasferiamo questo passaggio anche alla nostra vita spirituale, elevando il concetto di pulizia e liberandoci dei comportamenti che non ci stanno più bene, che ci vanno stretti come un abito che non ci lascia respirare. Impariamo a distinguere fra ciò che gli altri si aspettano da noi e ciò che è davvero importante per noi stesse. Siediti comoda nel tuo spazio sacro o dove preferisci; accendi una candela e un incenso profumato. Rilassati, lasciando «cadere» il tuo corpo. Distendi i muscoli del viso, la mascella; chiudi gli occhi. Oggi partirai per un viaggio speciale; allora, proprio come alla vigilia della partenza, procurati una bella valigia e aprila: è vuota, ma la riempirai di ciò che non ti serve. Sorridi, è un gioco di parole! Adesso rivolgi l’attenzione al cuore e ascolta il suo vibrare di energia; esso è pronto per fare i bagagli: poiché ti parla delle tue esigenze più profonde e intime, saprà cosa consigliarti di mettere in valigia. Quali sono i comportamenti di cui vorresti liberarti? Quali sono le cose che fai e che non ti rendono felice? Cos’è che ti fa versare lacrime di dolore e non di gioia? Cos’è che usi per mascherare te stessa? Prendi con cura tutto ciò che il cuore ti consiglia; piegalo come se fosse un abito e mettilo nella valigia. Non preoccuparti se questa non è piena, ci vuole pazienza. Ora sei pronta per partire. Immagina dentro di te il luogo in cui vorresti andare e pensa a quale mezzo useresti. Hai bisogno della valigia che hai preparato? No, perché sei consapevole che stai partendo per il viaggio alla scoperta di te stessa, della tua verità e che tutto quello che ha rappresentato la verità, la realtà, sino a questo momento, ormai non è più necessario. Immagina di prendere la valigia, di trovarti in riva a un fiume, su di una scogliera o ai piedi di una cascata. Con la consapevolezza che la valigia contiene ciò che tu sei stata sino a questo momento, buttala nell’acqua e guardala mentre è trasportata dalla corrente: sta compiendo il viaggio verso la morte e la trasformazione. Stai simbolicamente cedendo, lasciando andare, ciò che non ti serve più. Prendi commiato dalla valigia con consapevolezza e sii riconoscente e grata per ciò che sino a questo momento ti ha permesso di sopravvivere; non rinnegarla mai, la stai lasciando andare. Quando l’avrai persa di vista, sarai pronta per partire alla scoperta di te stessa. Ascolta la voce del cuore che, libero, saprà guidarti verso la tua verità interiore. Quando lo desideri, apri gli occhi, spegni la candela e ritorna dolcemente alla realtà che stavi vivendo. Irritabilità, insensibilità verso il prossimo, intolleranza: emozioni che nell’estate ci pareva impossibile provare, ora sono dentro di noi e le esterniamo senza riuscire a contenerle, magari dicendo a qualcuno ciò che pensiamo senza mezzi termini, per poi pentircene poco dopo. È la resistenza che la nostra personalità, proiettata in modo lineare, esercita, ostacolando il richiamo verso la dimensione interiore. L’autunno è il momento in cui la nostra regola mensile ci richiama all’ordine, esigendo, con ragione, obbedienza. È una guerra fra mondi, è una guerra dei tempi, che non avrà vinti né vincitori, dato che un tempo fluisce nell’altro e l’uno non può

esistere senza l’altro. Vivendo la primavera e l’estate abbiamo l’illusione di essere proiettate in modo lineare nel futuro; con l’autunno sopraggiunge la verità. In questa stagione impariamo ad accettare l’uomo, con il suo tempo lineare, a conoscere e amare quella parte maschile presente in noi stesse, ma che è scivolata nell’ombra e che amiamo sotto forma di proiezione. Perciò non ci saranno né vinti né vincitori, poiché nell’ambito del ciclo sperimentiamo sia il tempo lineare sia quello circolare e dipende esclusivamente da noi accettarne il ritmo. Divenendo consapevoli di questa guerra fra i mondi, diveniamo coscienti della nostra intima natura; il richiamo è sempre più forte, ma si fa così fatica a seguirlo… Si tratta di uno dei passaggi più difficili da compiere e l’obbedienza alla regola è una delle cose più difficili da accettare, perché è qui, è nell’autunno che si abbandona tutto; il corpo è l’unico strumento di cui avremo bisogno per sopravvivere all’inverno. Che cosa abbandoniamo? L’illusorietà della vita e dei beni che chiamiamo durevoli. Nell’autunno ci troviamo a tu per tu con la nostra natura non permanente, caratterizzata dal «tutto passa, tutto si trasforma, nulla rimane uguale, fermo, statico». Se ci opponiamo a questo passaggio proveremo tensione; è qui che dobbiamo lasciare andare il perseguire ostinatamente progetti, idee, tutto ciò che avremmo voluto fare e realizzare, ma che non siamo riuscite a portare a termine. Ci sembra di avere ancora tanto tempo, e invece no, il richiamo all’interiorità incombe su di noi. Se non siamo abituate a questa consapevolezza, la disperazione può essere forte. Sweet Chestnut ci può guidare in tale transizione, poiché scioglie le resistenze che la nostra personalità oppone al richiamo dell’interiorità, abbatte le barriere che ostacolano il nostro raccoglimento interiore, il quale trascende la fisicità. Anche Beech può aiutarci, perché è legato al potenziale spirituale della tolleranza, e va quindi a modulare la soglia di sensibilità con cui percepiamo i fatti esterni. Riscoprirete ciò che avete lasciato all’arrivo della primavera; ma non sarà più lo stesso, sarà rinnovato nella forma e nei contenuti grazie a quanto avrete appreso durante l’autunno e l’inverno, quando vi sarete anche sbarazzate di ciò che non vi serve più, di ciò che è inutile. L’autunno è la stagione in cui possiamo iniziare ad ascoltare quella vocina interiore che si chiama intuito e che magari è lì, nel nostro cuore, che aspetta, come acqua costretta in una diga, di poter fluire verso la sua libertà espressiva e creativa. Se non ci opponiamo al richiamo interiore liberiamo una sorgente di immensa potenza; per questo è necessario imparare a incanalare l’energia, anche irruente, di questo momento. Cominciamo a divenire consapevoli che dentro di noi esistono sia il bene sia il male e dipende da noi indirizzare l’energia in una direzione o nell’altra. Ricordiamo di non fare ad altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi, principio che risponde al rapporto di causa-effetto e che ci insegna a divenire responsabili della nostra vita e del nostro destino. Aspen, il fiore del presentimento, ci aiuta a cogliere ciò che ci sembra un presagio, anche negativo; proprio perché in autunno aumenta la nostra capacità di percezione. Magari, se ci troviamo in un luogo affollato, può capitarci di sentire le angosce di chi ci circonda e non capire più dove iniziamo noi e dove finiscono gli altri. Aspen ci aiuta a stabilire una linea di confine fra ciò che possiamo far entrare in noi, perché siamo in grado di gestirlo, e ciò che invece deve rimanere fuori, perché, in qualche modo, non ci riguarda. In questa stagione è fondamentale «fare», per liberare le proprie energie; non importa il risultato, l’importante è lasciar fluire l’energia: cucina, pittura, giardinaggio, maglia, arti divinatorie, yoga, attività sportiva… Dobbiamo tenere conto del fatto che l’energia sta diminuendo e che presto faremo più fatica, renderemo meno fisicamente. Evitiamo, però, di arrabbiarci per questo, perché stiamo percorrendo la via verso il tramonto. La sessualità autunnale è vissuta anche come un mezzo per calmare l’irritabilità e creare, così, un equilibrio fra dentro e fuori, mondo esterno che corre e fugge e mondo interiore che impone calma e accettazione. Amando, possiamo essere irruenti e istintive, ma allo stesso tempo sentiremo aumentare la vulnerabilità e la fragilità. Infatti, ci rendiamo conto che, così come la vita è legata a un filo sottile e invisibile, anche la nostra natura ciclica determina precarietà e transitorietà; la pazienza e le coccole del compagno sono, tuttavia, di sostegno e aiuto. Proprio perché ci rendiamo conto di non avere più tempo, l’impazienza può prendere il sopravvento. Impatiens ci aiuta a rallentare il ritmo, a sviluppare pazienza, a sentirci meno sole in un mondo che non si muove secondo le nostre tempistiche, mentre Scleranthus è efficace contro gli sbalzi d’umore violenti: gioia e rabbia, felicità e disperazione, accettazione e rifiuto. Anche le tisane con passiflora, melissa, biancospino e valeriana ci aiuteranno a calmarci interiormente. All’acqua del bagno, inoltre, potremo aggiungere qualche goccia di Rescue Remedy, se l’irritazione e il nervosismo sono molto intensi. Non dimentichiamo, infine, Walnut, il noce, il cui legno nell’antichità veniva usato per fare gli scudi in virtù della sua robustezza. Se percepite con chiarezza il richiamo verso l’interiorità, ma dall’esterno qualcuno vi fa vacillare dicendovi che ciò che provate non è vero, allora Walnut vi proteggerà, proprio come uno scudo, dalle invadenti interferenze esterne. E ricordate, ognuna di noi sta imparando a scoprire la propria verità, quindi non affidate ad altri il compito di stabilire ciò che è vero, ma scopritelo da voi: è un viaggio verso le meraviglie del mondo! Il modo di vestire dell’autunno può richiamare l’oscurità, e quindi il nero e il blu, oppure i colori delle foglie di questa stagione, come l’arancione, che aiuta, in caso di eccitazione eccessiva ma repressa, a trasformare gli impulsi sessuali in energia che si convoglia in direzioni diverse e creative. In autunno può succederci di sentire il desiderio di fare pulizia, buttando via ciò che non serve più o pulendo maggiormente la casa. Se possediamo oggetti di cui non riusciamo a liberarci in altri momenti del ciclo, possiamo approfittare di questa stagione per farlo. Più andrete avanti nella vostra acquisizione di consapevolezza energetica e nel suo risveglio, più imparerete a vivere e ad agire in armonia con esso. Honeysuckle è utile se desideriamo liberarci di un passato fisico e mentale che è ormai superato; possiamo usarlo quando abbiamo difficoltà a buttare via delle cose, perché magari le conserviamo pensando che un giorno potranno essere utili. L’accumulo di beni e oggetti impedisce alle novità di entrare nella nostra vita, dato che tutto lo spazio, manifesto e non, è già occupato. La sessualità, abbiamo visto, si esprime in maniera diversa a seconda della stagione che viviamo. Quella autunnale è volta a soddisfare le nostre esigenze e non quelle del compagno: impariamo, quindi, a riconoscerle. Il nostro corpo è la nave con cui solchiamo le acque della vita ed è lo strumento fisico che ci permette di fare esperienza di essa, cerchiamo, perciò, di prendere confidenza con esso. Ogni giorno ci guardiamo allo specchio per lavarci il viso, pettinarci, truccarci, ma quanto siamo consapevoli di ciò che vi vediamo riflesso? Quante volte ci fermiamo a guardare il nostro corpo nudo riflesso nello specchio e a interpretarlo nelle sue forme? Noi non siamo lineari, né tanto meno fatte di angoli che girano bruscamente; siamo dolci colline, strade a curve da percorrere con calma e rilassatezza, fiori che sbocciano, foglie che cadono, erba al vento. Il nostro corpo è una bellezza della natura; delicatamente, prendiamo confidenza con quelle parti che magari a fatica conosciamo e che così poco abbiamo sinora esplorato. Proprio vedendole riflesse nello specchio, abbandoniamoci alla fantasia e all’innocente ingenuità della fanciullezza e, di conseguenza, al gioco, proprio come se andassimo alla scoperta di un nuovo mondo. Impariamo ad autosoddisfarci nel caso in cui il partner sia stanco o non riesca a starci appresso in questo momento di irruenza sessuale.  La sessualità molto spesso non è vissuta in modo naturale e spontaneo. Non è riconosciuta come una normale e genuina esigenza del corpo e della mente, perché si fa sprofondare il sesso nel mare della volgarità. Per esempio, in Giappone, il rapporto con il nudo è molto diverso dal nostro. Una volta, le terme, gli onsen, e i bagni pubblici erano frequentati da uomini e donne insieme, senza la paura di mostrarsi svestiti. La separazione arrivò quando, in epoca Meiji, il paese si aprì all’Occidente. Tuttavia, ancora oggi, entrando nella sezione riservata alle donne di un bagno pubblico, si scoprirà che ci si spoglia con molta scioltezza, senza timore di nascondere i segni del passaggio del tempo, mentre qua tendiamo a mascherarli, come qualcosa di cui ci dobbiamo vergognare e che ci fa sentire non più desiderabili. A questo proposito, andando in piscina ho sempre sorriso leggendo il cartello che vieta di farsi la doccia senza costume, in quanto poco decoroso. Probabilmente ho costituito un affronto al pubblico pudore, ma non sono mai riuscita a insaponarmi con il costume indosso e, pertanto, chiedo scusa alle donne che siano rimaste sconvolte nel vedermi vestita, semplicemente, del mio corpo! Ancora oggi, tra l’altro, in angoli remoti della campagna giapponese, durante la stagione calda non è strano vedere vecchie contadine che girano a seno nudo per la campagna. Esercizio: imparare a esprimere e non reprimere! Accettare questo momento di transizione è davvero difficile; siete arrabbiate e inconsciamente vi opponete a vivere il cambiamento. Abbiamo visto quali fiori ci possono aiutare, ma anche l’espressione fisica è fondamentale per non somatizzare nel corpo un disagio psichico-emozionale. È possibile imparare ad accettarlo, a non combatterlo e a esprimere il nostro disappunto, la nostra rabbia, in un modo che sia comunque «espressione creativa». Immaginiamo di voler continuare a vivere attraverso i colori che abbiamo usato per vestirci, per la casa, in cucina nella nostra primavera-rinascita e nell’estate-espansione: perché dobbiamo rinunciare alla vitalità che le tinte delicate e quelle calde ci comunicano? Perché dobbiamo simbolicamente accettare di morire? Seguire il sentiero del tramonto è inammissibile; opporvisi crea tuttavia tensione. Allora, veicoliamo con le mani questa tensione, non teniamola dentro, lasciamola fluire via. Prendiamo delle tempere per bambini, lavabili via senza problemi, e tanti fogli di carta bianchi o colorati. Prepariamo i colori che più amiamo e che ci trasmettono gioia, vitalità, tempo lineare, ossia vita che corre e fugge senza sosta; mettiamoli in ciotole capienti (simbolo della Grande Madre nella sua accezione di cerchio che accoglie e che racchiude in sé la vita e la morte, con la capacità di trasformare). Possiamo celebrare questo rito nel nostro cerchio sacro, nel nostro spazio interiore, disponendo fogli e ciotole al suo interno. Ora, immergendo le mani nei colori, lasciamo tante impronte colorate sui fogli (se non volete sporcarvi di tempera potete, in alternativa, tracciarne il contorno e poi dipingerle all’interno, come ho fatto nel disegno che vedete in questa pagina: il risultato è eccellente e il rilassamento assicurato). Soddisfatte del risultato? Molto bene, perché compiendo questo gesto avete espresso in maniera creativa la vostra resistenza al passaggio, avete liberato la vostra rabbia e il vostro disappunto. Conservate le vostre opere d’arte; quando sarete pronte, le riprenderete e le guarderete. Utilizzando i colori dell’autunno, fate, col pennello, un contorno a quelle tinte del tempo lineare, della vitalità, della gioia. Così, inizierete a contenere l’esuberanza della primavera e dell’estate e a capire che c’è un confine, una linea fra le stagioni da non violare. Quel confine merita tutto il vostro rispetto e la vostra obbedienza. Non state spegnendo quella parte di voi dai colori sgargianti, le state insegnando che non esiste solo lei, state educando voi stesse a rispettarvi nell’espressione delle quattro stagioni e ogni stagione vuole i suoi colori, vive le sue emozioni, si nutre ed esprime energia in modi diversi. In autunno è necessario che i colori esuberanti della primavera e dell’estate scivolino nell’ombra, affinché anche le stagioni dell’oscurità trovino la loro luce. Ho scelto le mani come veicolo per esprimere la tensione di questo momento perché è attraverso esse che fisicamente lasciamo fluire l’energia, per trasformarla nei gesti che compiamo ogni giorno; è grazie alle mani che la creatività prende forma. Scheda riassuntiva: autunno; • Concetti: tramonto, intuizione, premonizione, rabbia, consapevolezza dell’imminente morte, congedo, irritabilità, sogni, stanchezza, intolleranza, sbalzi d’umore, serpente. • Colori: nero, blu, arancio, mattone, tabacco, ocra, prugna, terracotta, ruggine, cammello. • I fiori di Bach autunnali: Sweet Chestnut, Beech, Aspen, Impatiens, Scleranthus, Walnut, Honeysuckle e, all’occorrenza, Rescue Remedy. • Rito: mettere tante piccole candele accese lungo la via che siamo chiamate a percorrere e che ci conduce al nostro spazio interiore e sacro. • Verdure e pane di stagione: la zucca, con il suo arancione e sotto forma di vellutata e di risotto, arance, mandarini, mele Fuji, un po’ verdi e un po’ rosse che già iniziano a ricordarci il sangue che di lì a poco «verseremo», i porri e le lenticchie dai colori di transizione. Il Pane del Saluto è quello indicato per l’autunno. Si può farcire con l’uvetta, se lo vogliamo dolce, per la colazione, oppure con le olive nere. In entrambi i casi ci ricorda il passaggio dalla luminosità all’oscurità. • Osservazioni: che cosa mi sta succedendo? Perché sono così arrabbiata con il mondo? È così difficile prendere commiato da quanto mi circonda e credo mi appartenga? Che cosa significa per me morire? Cosa della morte mi spaventa di più? Pensare alla rinascita mi aiuta o non mi è di alcun conforto? La morte è un’elevazione spirituale, un ritorno alle origini, oppure è semplicemente abbandono, dolore, sofferenza? Talvolta una vocina interiore mi chiama: le do retta o continuo a procedere guardando dritto davanti a me? Riesco a fermarmi o interrompermi mi infastidisce? • Esercizi: «La valigia» e «Imparare a esprimere e non reprimere!». Edizioni L’Età dell’Acquario Ufficio Stampa: Federica Sassi

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