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Una nuova proteina dai fichi d’India

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Una proteina enzimatica appartenente alla classe degli enzimi nucleotidi pirofosfatasi/fosfoidrolasi è stata isolata dai fichi d’India (Opuntia ficus indica) raccolti nelle provincie di Cagliari e Carbonia-Iglesias nel sud Sardegna. Il gruppo di ricerca, di cui fanno parte la Prof.ssa Rosaria Medda e le Dott.sse Francesca Pintus (assegnista), Delia Spanò (dottoranda) e Roberta Pes e diretto dal Prof. Giovanni Floris (nella foto), ordinario di Biologia molecolare dell’Università di Cagliari, ha isolato questa proteina dopo anni di

ricerche. Questa proteina, completamente caratterizzata dal gruppo di ricerca, ha la peculiarità di essere particolarmente resistente alla temperatura fino a 70 °C. E’ probabile che questo enzima possa interferire con reazioni chimiche che avvengono all’interno dei mitocondri e che possa essere uno dei fattori essenziali per la maturazione dei frutti. Infatti l’attività e le quantità di questa proteina aumenta da maggio a settembre per poi diminuire drasticamente nel mese di ottobre. La ricerca, tutta sarda, è stata condotta presso il Dipartimento di Scienze applicate ai biosistemi, sezione di biochimica e biologia molecolare dell’Università di Cagliari ed è in via di pubblicazione su una rivista internazionale  in un volume speciale sui frutti esotici. Fonte: Università degli studi di Cagliari  – unica.it   ~   Il fico d’India (o ficodindia) (Opuntia ficus-indica) è una pianta succulenta della famiglia delle Cactaceae, originaria del Messico ma naturalizzata in tutto il bacino del Mediterraneo e nelle zone temperate di America, Africa, Asia e Oceania. L’O. ficus-indica possiede una grande resistenza alla siccità e al tempo stesso una grande produttività in termini di biomassa.Usi terapeutici; Nella medicina popolare: i frutti sono considerati astringenti;

per la loro ricchezza in vitamina C sono stati usati in passato dai naviganti per la prevenzione dello scorbuto.  i giovani cladodi, riscaldati al forno, vengono utilizzati come emollienti, applicati in forma di cataplasma. l’applicazione diretta della “polpa” dei cladodi su ferite e piaghe costituisce un ottimo rimedio antiflogistico, riepitelizzante e cicatrizzante su ferite e ulcere cutanee; è un vecchio rimedio della tradizione siciliana, utilizzato ancor oggi nella cultura contadina isolana (Paolo Campagna, corso di fitoterapia, Univ. della Tuscia di Viterbo). il decotto di fiori ha proprietà diuretiche.Evidenze mediche recenti: i frutti di O. ficus-indica hanno marcate proprietà antiossidanti. l’efficacia di un estratto di O. ficus-indica nella cura dei postumi della intossicazione alcolica è stata dimostrata in uno studio clinico controllato randomizzato. La notevole concentrazione della frazione polisaccaridica presente nei cladodi del ficodindia, così come in altre specie di Opuntia, costituita prevalentemente da un polimero di galattosio,arabinosio e altri zuccheri denominato opuntiamannano,comporta la capacità di legare i grassi e gli zuccheri ingeriti (resi pertanto non assorbibili) con risultati positivi sul metabolismo glico-lipidico e nella sindrome metabolica. le mucillagini e le pectine presenti nei cladodi di O. ficus-indica hanno dimostrato un effetto gastroprotettivo negli animali da esperimento  N.D.R.

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