FEGATO SANO / Il segreto per una vita in salute nel libro del dr. RICCA ROSELLINI

Con oltre 50mila ricoveri all’anno in Italia,  le malattie del fegato rappresentano un problema sanitario molto rilevante. Prevenirle, però, è possibile. EDIZIONI L’ETÀ DELL’ACQUARIO presentano, FEGATO SANO.  Il segreto per una vita in ottima salute. Consigli pratici e utili dal presidente della Liver-Pool Onlus SALVATORE RICCA ROSELLINI.  In libreria dal 23 settembre –  Edizioni L’Età dell’Acquario / Collana «salute&benessere» / Pagine 152 / Euro 16,00 / ISBN 9788871363417 – Le malattie del fegato, come la steatosi, l’epatite cronica e la cirrosi, sono purtroppo molto diffuse e comunque il nostro attuale stile di vita è potenzialmente all’origine di diversi altri problemi. È quindi importante che ciascuno impari a conoscere e a proteggere un organo tanto essenziale. A far questo ci aiuta Salvatore Ricca Rosellini, che ne descrive in maniera semplice ma completa la struttura e le più importanti funzioni, insegnandoci a prevenirne e a curarne le principali patologie (spesso dovute alla vita sedentaria, all’alcol, alle sostanze tossiche e ai virus dell’epatite). Un ruolo chiave è svolto dall’alimentazione: ci sono cibi da evitare e altri invece da valorizzare; inoltre alcuni alimenti, vitamine, minerali, erbe o bevande sono fondamentali per il benessere del fegato e quindi dell’intero organismo. Salvatore Ricca Rosellini, medico epatologo dell’Ospedale di Forlì, è specialista in Gastroenterologia, in Medicina interna e in Geriatria. Fondatore e presidente dell’Associazione forlivese per le malattie del fegato, è presidente della Liver-Pool Onlus, la Federazione nazionale delle associazioni di volontariato per le malattie epatiche e il trapianto di fegato. Attraverso ripetuti viaggi nel Sahara algerino, ha collaborato a progetti tesi a contrastare la diffusione delle epatiti virali fra i rifugiati sahrawi. Autore di varie pubblicazioni e di alcune monografie divulgative, ha organizzato decine di corsi e congressi sui temi della medicina e delle malattie del fegato. Dobbiamo solo migliorare la nostra salute, per pensare a quanto più ci piace e realizzare in pieno benessere la nostra vita e i sogni, nostri e delle persone che amiamo. MALATTIE DEL FEGATO: LE CIFRE IN ITALIA • Epatite B • L’attuale situazione italiana è caratterizzata da una diffusione dell’infezione cronica del virus B dell’1.3 %. La bassa prevalenza osservata tra i giovani di età compresa tra i 3 e gli 11 anni (0.4 %) – dovuta alla vaccinazione – fornisce poi l’ottimistica proiezione futura della diffusione dell’epatite B nella popolazione italiana, perché è nei primi anni di vita che si costituisce l’insieme dei portatori cronici di questo virus.  Dal libro — Il fegato: com’è fatto e come funziona (dal capitolo 1) — Una centrale biochimica;  Il fegato adempie a molte fondamentali funzioni biochimiche e tale ruolo è svolto principalmente dalle sue cellule, gli epatociti. Fra queste funzioni, le principali riguardano la sintesi dei fattori che favoriscono la coagulazione del sangue, il metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine, la secrezione della bile, il metabolismo dei farmaci, dell’alcol e delle sostanze tossiche. Il fegato sintetizza, quindi, le sostanze che sono necessarie alla coagulazione del sangue, come il fibrinogeno e la trombina, impedendo le emorragie. È in grado anche di produrre l’albumina, una proteina fondamentale per mantenere in equilibrio i liquidi nel nostro organismo e impedire che questi si raccolgano dove non dovrebbero, come nel caso degli edemi, gonfiori spesso localizzati ai piedi e alle gambe, caratteristici delle malattie di fegato più gravi. Fegato grasso;  Il termine fegato grasso o steatosi descrive non tanto una malattia, quanto le caratteristiche del fegato quando si riempie, appunto, di grasso. Come risposta a varie cause alimentari, tossiche (come l’alcol) e comunque nocive, il grasso si accumula dentro le cellule del fegato in vescicole più o meno grandi. Questo quadro può essere evidenziato dall’ecografia (il grasso riflette gli ultrasuoni in modo caratteristico) e ben riconosciuto all’esame microscopico (istologico) della biopsia epatica (che però, nella maggior parte dei casi, non è necessaria). In Italia la steatosi è stata evidenziata (con l’ecografia) in quasi un quinto della popolazione generale e nella maggior parte delle persone obese. La stretta correlazione che esiste fra fegato grasso, cattive abitudini alimentari, dislipidemie (il termine indica la presenza di grassi elevati nel sangue, come il colesterolo e i trigliceridi), diabete, obesità e, in certi casi, ipertensione arteriosa e malattie cardiovascolari non deve quindi fare sottovalutare l’importanza della steatosi per la nostra salute. La steatosi epatica può evolvere verso l’infiammazione (steatoepatite), la fibrosi e, raramente, la cirrosi. — Alimentazione e salute del fegato (dal capitolo 2) — Che cosa mangiare; Dal momento in cui viene diagnosticato un problema, anche piccolo, al fegato oppure quando si pensa di aver ecceduto nel mangiare o nel bere e ci si sente appesantiti, gli interrogativi sulla corretta alimentazione diventano più pressanti. Che cosa debbo mangiare? C’è qualche  alimento da escludere? E che cosa posso mangiare per fare del bene al mio fegato? Spesso il medico, come accennavo, per mancanza di tempo o perché non particolarmente interessato a questi aspetti dell’alimentazione, risponde sintetico fornendo poche indicazioni generiche, come «evitate i grassi e gli alcolici, mangiate molta verdura». Ma a chi è interessato ad aiutare il proprio fegato e a raggiungere uno stile di vita nuovo, sano e naturale questa risposta non basta. Al lettore voglio ricordare, così come avete potuto leggere nel capitolo dedicato all’anatomia e al funzionamentodel fegato, che tutto quanto introduciamo, mangiando e bevendo, viene assorbito dallo stomaco e dall’intestino per poi passare attraverso il fegato. Tutto quanto mangiamo è filtrato ed elaborato dal fegato. Questa funzione è molto importante perché difende l’organismo dalle sostanze tossiche e sottopone gli alimenti introdotti a processi fondamentali per la nostra vita. Dato che ogni sostanza ingerita può agire, in bene o in male, sul fegato, è giusto che si guardi con attenzione, appunto, a tutto ciò che beviamo o mangiamo. Una persona che voglia migliorare la propria salute e quella del proprio fegato, senza dimenticare il benessere generale dell’organismo, non può non riflettere su quanto e su che cosa ingerisce. Soprattutto per chi ha un problema di salute del fegato, come il fegato grasso (la steatosi), l’epatite o la cirrosi, la dieta e le scelte alimentari sono molto importanti. E il malato di fegato non deve sentirsi vittima di alcune scelte dietetiche che sembrano penalizzarlo per l’esclusione, ad esempio, degli insaccati o delle fritture, ma deve sentirsi protagonista di un percorso verso la salute del proprio fegato e la prevenzione di tante altre malattie, come quelle cardiovascolari. Più le persone s’interessano agli aspetti della corretta nutrizione (e all’importanza dell’attività fisica), più affinano il loro stile di vita, migliorando così progressivamente la salute e la sensazione di benessere. A questo punto, il lettore attento si chiederà: ma allora qual è la dieta migliore da seguire per il fegato? Purtroppo, questa dieta non esiste. La ragione è che le malattie del fegato possono essere le più varie e a volte si associano ad altre patologie; ogni persona, inoltre, può avere particolari necessità o abitudini alimentari personali, regionali o etniche. Una prima importante classificazione deve ricordarci, però, che gli alimenti si suddividono in tre grandi categorie: le proteine, i carboidrati e i grassi (o lipidi). Occorre tenere ben presente che se le proteine e i carboidrati forniscono quattro calorie per grammo, i grassi ne cedono nove. E l’alcol, come vedremo anche più avanti, pur fornendo l’energia di sette calorie per grammo al nostro corpo, non porta alcuna sostanza nutriente. L’energia ricevuta dall’alcol è «vuota» di tutto e, dal punto di vista nutrizionale, inutile. Queste «calorie vuote» devono quindi essere guardate, sin da ora e prima di tutto, con un po’ di sospetto. Molti malati chiedono, addirittura, una lista di che cosa e di quanto devono mangiare. Nella tabella 2, che assolutamente non dev’essere considerata con rigidità, potrei elencare alcuni principi necessari e generali per una dieta da impiegare per stare bene con il proprio fegato e in caso di malattia. Come potete osservare, una simile dieta contiene quanto potrebbe essere consigliato a chiunque volesse mantenersi in buona salute, prevenendo anche le malattie del fegato. Tabella 2 – Una dieta per le malattie del fegato – 60-70% di carboidrati – 20-30% di proteine animali o  vegetali – 10-20% di grassi polinsaturi – 1,5-2 l d’acqua al giorno – 1-1,5 g di sodio al giorno – Verdura e frutta da assumere liberamente (non meno di 5 porzioni al giorno, fra verdura e frutta).  Dato che gli aspetti riguardanti la nutrizione, nel caso delle malattie del fegato, fanno parte della cura di queste ultime, è molto importante conoscere quali siano i principali gruppi di nutrienti, al fine di evitare pericolosi sbilanciamenti che sono sempre dannosi per il nostro organismo. Saranno affrontati e descritti i principali nutrienti, come i carboidrati, le proteine e i grassi, senza dimenticare il ruolo decisivo per la nutrizione e per il nostro fegato dei micronutrienti, le vitamine e i minerali. Grassi; I grassi consentono di accumulare nel nostro corpo la maggior parte dell’energia. Infatti, rispetto ai carboidrati e alle proteine, permettono di liberare il doppio dell’energia a parità di peso. Quindi, una dieta ricca di grassi è in grado di determinare un aumento di peso corporeo ben superiore – a parità di quantità assunta – a quello che potrebbe essere causato da un eccesso di carboidrati o proteine. Chi ha problemi di fegato deve evitare di assumere troppi grassi, escludendo dalla dieta i cibi che ne contengono di più come lardo, burro, mascarpone e formaggi stagionati (tabella 5). Infatti, i grassi in eccesso sono una causa importante della steatosi epatica. Troppi grassi possono poi portare all’obesità e quindi all’aggravamento secondario della malattia epatica. Anche chi è magro e malato di fegato deve evitare, comunque, di eccedere nel consumare cibi contenti troppi grassi. I grassi nella dieta; I grassi non dovrebbero rappresentare più del 20-30% delle calorie introdotte giornalmente con la dieta. Chi è sovrappeso non dovrebbe introdurre più del 10% di grassi in calorie. Quando si consumano i grassi è bene ricordare che alcuni, gli acidi grassi essenziali, sono importanti nella nostra dieta. Questi sono l’acido linoleico (omega 6, presente nei semi e negli oli), l’acido linolenico (omega 3, contenuto nel pesce) e l’acido arachidonico (si trova nella carne e nei latticini). I grassi consentono poi l’assorbimento di alcune vitamine, come la A, la D, la E e la K. I grassi, inoltre, rendono più appetitosi i cibi. I grassi saturi sono poi più dannosi per la nostra salute rispetto agli insaturi. I grassi saturi sono in genere d’origine animale e appaiono, a temperatura ambiente, solidi (come il burro) o quasi. Al contrario, i grassi insaturi sono spesso d’origine vegetale e si presentano liquidi a temperatura ambiente (è il caso dell’olio d’oliva). Fanno eccezione le margarine, che contengono grassi vegetali artificialmente idrogenati e sono dannose per il nostro organismo. Da evitare in caso di malattie del fegato. – Grassi, colesterolo e fegato; Il colesterolo è importante per la sintesi di alcuni ormoni e si trova nelle membrane cellulari e nella bile. Il fegato è in grado di sintetizzare il colesterolo necessario al nostro organismo. I trigliceridi danno un’idea di quanti grassi sono in circolo nel sangue. In alcune malattie del fegato, come la cirrosi biliare primitiva nella quale il flusso della bile è rallentato, i livelli di colesterolo possono essere particolarmente alti. — Mangiare bene (dal capitolo 4) — Molte malattie, oggi, sono in rapporto a evidenti errori alimentari e quest’affermazione vale anche per le malattie del fegato più comuni. Pochi zuccheri e dolci; Occorre limitare il consumo di dolci, perché contengono zuccheri semplici. Le linee guida per l’alimentazione generalmente consigliano i carboidrati complessi (come l’amido) e alcuni cibi ricchi di carboidrati semplici come la frutta (che contiene glucosio e fruttosio) o i prodotti derivati dal latte (che contengono lattosio), come sola fonte di carboidrati nella dieta. Ciò esclude alcune fonti di zuccheri semplici come i dolci o le bevande zuccherate. Vanno ridotti, quindi, gli zuccheri presenti anche in caramelle, bibite o merendine. In caso di sovrappeso od obesità, o ancor peggio se si soffre di diabete, la dieta ovviamente dovrà essere ipocalorica e i dolciumi andranno aboliti. Gli zuccheri sono facilmente assorbiti e utilizzati, sia pure con diversa rapidità. Il consumo di zuccheri, specialmente se assunti da soli, provoca quindi in tempi brevi un rapido innalzamento della glicemia (ossia della concentrazione di glucosio nel sangue) che tende poi a ritornare al valore iniziale entro un periodo più o meno lungo. Fra gli alimenti dolci occorre operare una distinzione. Alcuni prodotti da forno apportano insieme agli zuccheri anche carboidrati complessi (come l’amido) e altri nutrienti. Altri, invece, sono costituiti prevalentemente da saccarosio e da grassi (penso a merendine, barrette, cioccolata ecc.). Per appagare il desiderio del sapore dolce è preferibile perciò consumare i primi che ho indicato e non i secondi. Come comportarsi; Bisogna moderare il consumo di alimenti zuccherati e bevande dolci nella giornata, per non superare la quantità di carboidrati consentita in base alle proprie necessità. Tra i dolci sono da preferire i prodotti da forno, che contengono meno grasso e zuccheri e più amido, come ad esempio biscotti o torte non farcite. Utilizzare con moderazione marmellate, confetture di frutta, miele e creme da spalmare sul pane o sulle fette biscottate. In sintesi, bisogna allontanare dalla dieta il «cibo spazzatura», particolarmente dannoso per il fegato. Con questo termine si intendono quei prodotti privi di valori nutrizionali: merendine monodose, snack, hamburger, caramelle. Sono i prodotti dell’alimentazione veloce, «fast-food», ricchi di calorie, conservanti, additivi, coloranti e varie sostanze chimiche. L’alimentazione «fast-food» si accompagna a bevande dannose: bibite formate da acqua con l’aggiunta di coloranti, zucchero o edulcoranti artificiali, vari additivi e acido fosforico. Calorie, anche queste, senza vitamine e valori nutritivi. È pure «cibo spazzatura» tutto quanto troviamo, in genere, nei distributori automatici di merendine, bibite e caffetteria. Chi non credesse a queste affermazioni può rivedere Super Size Me, il film documentario girato nel 2004, diretto e interpretato da Morgan Spurlock. Il suo esperimento consisteva nel mangiare per un mese solamente cibo di una nota catena mondiale di fast-food, ogni giorno, per tre volte – interrompendo contemporaneamente ogni attività fisica –, e documentaretutti i cambiamenti fisici e psicologici che si verificavano nel proprio corpo. Il protagonista ingrassò undici chili, peggiorò nell’umore e il suo fegato ne ricevette un grave danno. Bere molta acqua; L’acqua è un costituente molto importante del nostro organismo. Essa non contiene calorie, e ogni variazione del peso corporeo dovuta a maggiore perdita o a ritenzione idrica è momentanea e non correlata realmente al nostro peso: l’idea di contenere quest’ultimo bevendo poca acqua è sbagliata e pericolosa per la nostra salute. Come è sbagliato non bere acqua per contrastare la sudorazione o fermare la diarrea. Come comportarsi;  Bisogna sempre assecondare la sensazione di sete e anticiparla, bevendo a sufficienza, anche 1,5-2 litri in media d’acqua al giorno. Bisogna bere frequentemente e in piccole quantità. Le persone anziane devono abituarsi a bere spesso nell’arco della giornata, durante e al di fuori dei pasti, anche quando non avvertono lo stimolo della sete. L’equilibrio idrico dev’essere mantenuto bevendo acqua, tanto quella del rubinetto quanto quella imbottigliata, entrambe sicure e controllate nei paesi come l’Italia. Differenti, come vedremo nel capitolo sulla prevenzione delle epatiti virali, le precauzioni da tenere in altri paesi, come l’Africa. Le bevande diverse (come aranciate, bibite tipo coca-cola, succhi di frutta, caffè, tè zuccherato) oltre a fornire acqua apportano anche altre sostanze che contengono calorie (ad esempio zuccheri semplici) o che sono farmacologicamente attive (come la caffeina). Queste bevande vanno consumate con moderazione. In determinate malattie che provocano una maggiore perdita idrica (febbre o ripetuti episodi di diarrea), l’acqua perduta dev’essere reintegrata. Nella cirrosi epatica scompensata può essere limitata l’assunzione d’acqua, in particolare quando è presente iponatremia, condizione rara e circoscritta esclusivamente ai casi più gravi. Consumare poco sale; Un consumo eccessivo di sale può favorire l’instaurarsi dell’ipertensione arteriosa, soprattutto nelle persone predisposte. Nelle malattie del fegato, quando scompensate, un eccesso di sale è molto dannoso perché trattiene i liquidi. Ridurre la quantità di sale che si consuma, giornalmente, non è difficile, specie se la riduzione avviene in maniera graduale. Infatti, il nostro palato si adatta facilmente, ed è quindi possibile rieducarlo a cibi meno salati. Entro poco tempo questi stessi cibi sembreranno normalmente saporiti, mentre appariranno troppo salati quelli conditi in abbondanza. Le erbe aromatiche e le spezie possono sostituire il sale o almeno consentire di impiegarne una quantità minore, conferendo un aroma caratteristico al cibo. Il succo di limone, ancora migliore dell’aceto, può aiutare a ridurre la necessità di aggiungere sale. Come comportarsi; Dev’essere ridotto l’uso del sale che si aggiunge a tavola e che in cucina si usa per la cottura. Ai cibi si può dare sapore impiegando erbe aromatiche (aglio, basilico, cipolla, prezzemolo, origano, rosmarino, salvia) e spezie (pepe, peperoncino, noce moscata, curry). Per esaltare il sapore si può usare soprattutto il limone o l’aceto in piccole quantità. — Alimenti, erbe e bevande speciali (dal capitolo 5) — Frutta; La frutta è fondamentale nella nostra alimentazione per il suo ricco patrimonio di vitamine e minerali. Ha un ruolo importante in tutte le malattie del metabolismo che coinvolgono il fegato, anche per le sue proprietà antiossidanti. Uva; Già Galeno raccomandava ai malati di consumare uva. L’uva è un frutto ricco di zuccheri, glucosio e fruttosio. Essa contiene poca vitamina C, quantità minime di proteine e grassi, è ricca di potassio e povera di sodio. Ha leggere proprietà diuretiche e può essere utile a chi soffre di stitichezza. Stimola, in senso depurativo, fegato, reni e intestino. Da evitarne l’eccesso, per il contenuto di zuccheri, in caso di diabete e obesità. Limone;  Per il suo alto contenuto di vitamina C e antiossidanti, anche il limone (Citrus limonum) è utile al fegato e benefico in caso di malattia. Oltre a migliorare le funzioni del fegato, rendendo più fluida la bile, è diuretico, antiemorragico, battericida, antidiarroico e ipotensivo. In Sicilia, dove esisteva il problema dell’acqua potabile, da sempre era in voga l’uso di aggiungere alle riserve d’acqua limoni tagliati, con la convinzione che essi potessero disinfettare l’acqua. Il succo può essere utilizzato per condire e aromatizzare, evitando di usare l’aceto o il sale. Non tutti, in particolare chi è magro e astenico, tollerano il succo di limone. In questi casi esso può essere sostituito dal pompelmo. — Attività fisica (dal capitolo 6) — Migliorare l’atteggiamento mentale; Quando è presente un problema epatico, una malattia del fegato lieve o più impegnativa, è importante cercare la serenità, evitando di indugiare sulle notizie negative. Occorre riuscire a riposare anche sette-otto ore al giorno. Sarebbe bene evitare – sempre e non solo in caso di epatopatie – le persone ostili e le discussioni inutili, conservando energie per la propria salute. È un grande privilegio imparare a vedere solo l’aspetto positivo nelle situazioni e nelle relazioni interpersonali. Non dobbiamo mai dimenticare due vecchi reperti dell’immagine leggendaria del fegato: un vizio e una virtù. La virtù è il coraggio. Chi «ha fegato», «fegato da vendere», è sicuramente un coraggioso. Ma il fegato, purtroppo, è legato anche a un vizio: l’ira. Farsi «scoppiare il fegato» o farsi «venire il mal di fegato», «rodersi il fegato» sono tutti detti comuni. Già Ippocrate (460-377 a.C.) riteneva che, dei quattro umori (bile gialla, sangue, flemma e bile nera), ben due fossero legati in qualche modo al fegato e ai nostri atteggiamenti. Il fuoco – uno degli elementi, con l’acqua, l’aria e la terra – generava la bile gialla o «collera» (dal greco cholè, cioè «bile»), che rappresentava il calore metabolico, la forza trasformatrice, il «fuoco organico» che conferiva energia agli organi per compiere le loro funzioni ed era «forza motrice» per gli altri umori, per indurli a circolare adeguatamente in tutto il corpo. L’individuo collerico, con eccesso di bile gialla, è magro, asciutto, di bel colore, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo. La terra, invece, generava la bile nera o «melanconia» (dal greco melaccholè, «nera bile», appunto), che rappresenta tutto ciò che è solido, che è sostanza, corporeità. Il melanconico, con eccesso di bile nera, è magro, debole, pallido, avaro, triste. Si poteva diventare così «verdi dalla rabbia» e «sputare fiele». Il cuore invece, tra gli organi, si è preso storicamente i sentimenti più nobili, oltre al coraggio, l’amore, la passione e la bontà. Al fegato, purtroppo, è rimasto solo il coraggio (a metà con il cuore) e, appunto, l’ira. Ma i tanti rimedi proposti in questo libro, come per magia, possono aiutare entrambi gli organi e due apparati (il digerente e il cardiovascolare): gli stili di vita raccomandati per il fegato sono gli stessi che servono a prevenire le malattie cardiache e circolatorie. E così, l’ira e l’amore, il coraggio e la bontà torneranno a equilibrarsi nella serenità che cerchiamo. L’obiettivo delle prescrizioni contenute in questo libro, quindi, non è fine a se stesso: non si tratta di diventare ipocondriaci o maniaci del salutismo. Non occorre temere ossessivamente i nemici del fegato, le tossine o i pericoli nascosti negli alimenti e nel mondo che ci circonda. Dobbiamo solo migliorare la nostra salute, per pensare a quanto più ci piace e realizzare in pieno benessere la nostra vita e i sogni, nostri e delle persone che amiamo. Edizioni L’Età dell’Acquario – Ufficio Stampa: Federica Sassi. –  Acquista il libro su: laFeltrinelli.it

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