Rinnegare l’ombra è ciò che rende l’uomo incapace di pensare. (Jung)

Certe vite nascono complicate, altre meno, ma tutti nella vita passiamo periodi o esperienze che ci feriscono, ci segnano e, più spesso di quanto crediamo, ci chiudono. Non so se esistono persone esenti da questo, forse pochi fortunati, e forse anche e soprattutto esiste chi, queste ferite, le sa riconoscere, elaborare e cicatrizzare. Il corpo e la mente invecchiano su due piani differenti, in realtà credo che chi sa accettare gli eventi della vita sempre ed interpretarli, farli propri comunque, possa non invecchiare mai, almeno dentro. Inoltre non è solo la nostra vita (e la saggezza) che si spegne quando ci chiudiamo, ma lo fa anche il mondo intorno; eh si.. perché siamo tutti legati in tanti modi, ed anche un’anima spenta o tante coscienze che si lasciano andare a circoli viziosi e distruttivi, portano giù con loro un po’ di società. Le antiche popolazioni africane

chiamavano questo complesso meccanismo “ubuntu” le più moderne occidentali lo chiamano “inconscio collettivo” ma il significato è lo stesso. Sappiamo di vivere 50 o 100 anni e non di più, nella carne, ma possiamo spengerci ben prima nella mente, e questo può accadere anche gradualmente senza che ci si accorga se non dopo molti anni, quando d’improvviso guardando al passato.. sentiremo un vuoto dentro, un deficit di leggerezza, spensieratezza, curiosità.. quel “senso di libertà” che abbiamo lasciato insieme al nostro bambino interiore per inseguire scopi sbagliati, modelli omologati, o semplicemente per non aver affrontato paure e vergogne, per non aver accettato la realtà quando andava fatto. Diceva JUNG: ” rinnegare l’ombra è ciò che rende l’uomo incapace di pensare. Il tempo poi è come un manto di sabbia che lentamente copre lo “specchio” dentro il quale possiamo rivederci e ritrovarci, ma più tempo passa e più la purezza e la fragilità vengono coperte.” Non ci sono perciò vie indolori o scorciatoie, c’è solo una strada: ed è quella di restare con se stessi e prendersi la responsabilità delle nostra storia. Rimettersi in discussione sul passato, comprendere, perdonare e perdonarsi (con la massima onestà e sincerità); e poi decidere per il futuro di accettare comunque gli accadimenti della vita, belli e brutti che siano, e fare “il nostro tempo” sempre impegnandosi e sempre con un sorriso sereno sulle labbra, da allegri ragazzi, da posati adulti, da saggi anziani.. perché chiunque di noi, ed in ogni istante, possa sempre voltarsi indietro e vedere la bellezza e sentire la potenza e lo spessore della vita.    FABIO BARZAGLI

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