Chiudere il Rubinetto dell’Acqua e Aprire quello della Mente

Il water footprint dei prodotti alimentari.  Ogni attività umana comporta un importante consumo idrico, e i processi di produzione dei prodotti alimentari non sono da meno. Le “impronte” che lasciano lungo il proprio cammino hanno un forte impatto sull’intero ecosistema, ma non è nota a tutti la vera consistenza di queste “tracce d’acqua virtuali”. L’“acqua virtuale” – altrimenti nota come “water footprint” o “impronta idrica”, è il vero costo idrico di un prodotto, la quantità d’acqua dolce necessaria per la realizzazione e consumo di un qualsiasi prodotto. Parte di questo impatto è direttamente imputabile ai processi di produzione delle aziende e in altra parte ai comportamenti diconsumo e fruizione. Aquafresh ha deciso di sensibilizzare i consumatori sull’importanza del risparmio idrico, impegnandosi attivamente a informare e a ridurre al minimo l’“impronta idrica” del suo prodotto di punta, il dentifricio Tripla Protezione e soprattutto dando vita al Progetto “Chiudi il rubinetto”, una campagna di sensibilizzazione al risparmio idrico a 360° rivolta ai consumatori attraverso il sito www.chiudilrubinetto.it  – Una delle componenti che incidono in modo determinante sul consumo idrico

mondiale è proprio il water footprint dei prodotti alimentari. Secondo una recente ricerca* in media, ogni italiano consuma circa 6.400 litri di acqua pro capite al giorno per usi domestici, quasi il doppio della media mondiale. Essere consapevoli è il primo passo verso a una riduzione del consumo idrico, sapere ad esempio il water footprint di alcuni alimenti come ad es. quello di una pizza margherita (circa 1.216 litri) oppure quella di un piatto di pasta (circa 1.924 l/kg), è importante per un consumatore attento. Cos’è  l’ “impronta idrica”; L’acqua è una risorsa preziosa, che utilizziamo nelle più disparate attività quotidiane, come lavare, cucinare e naturalmente bere.  Ad una più attenta osservazione scopriremo che il nostro utilizzo d’acqua non si ferma qui. Se consideriamo, infatti, la quantità di acqua dolce utilizzata per creare beni di consumo, ad esempio andando a vedere quanta acqua viene impiegata per trasformare le materie prime o per generare l’elettricità che alimenta il processo di produzione, scopriremo che tutti gli oggetti di cui ci circondiamo portano con sé un loro contenuto d’acqua, detto “acqua virtuale”, “impronta idrica” o “water footprint”. Il primo a teorizzare il concetto di acqua virtuale è stato il professor John Anthony Allan del King’s College London e School of Oriental and African Studies, nel 1993.  E’ stato in seguito il Prof. Arjen Y. Hoekstra a raffinare questa teoria, creando l’indicatore dell’”Impronta Idrica”. Secondo la teoria del water footprint l’acqua virtuale insita in un prodotto può essere scorporate in tre componenti: 1.    “Green Virtual Water” – la quantità di acqua piovana che  evapora durante il processo produttivo. Rilevante soprattutto in agricoltura, indica l’acqua piovana che va ad evaporare dal terreno durante la crescita delle colture. In ottica di sistema allargato è importante considerare la “green virtual water”,

perché si tratta di acqua che viene sottratta alle falde acquifere e ai fiumi (e ovviamente all’ecosistema che su di essi si basa), perché intrappolata dalle colture agricole. 2.    “Blue Virtual Water” – il volume d’acqua, di superficie o di falda, che evapora nel corso del processo produttivo. Nel caso delle coltivazioni agricole si tratta dell’acqua di irrigazione evaporata dal terreno più quella evaporata dai canali di irrigazione e dalle riserve artificiali. Per i prodotti industriali si intende invece la quantità di acqua evaporata e che, prelevata dalle falde o dai bacini idrici, non viene re-immessa nel sistema idrico dalla quale proviene. 3.    “Grey Virtual Water” – si tratta del volume d’acqua che si va ad inquinare nel corso del processo produttivo. Si calcola considerando la quantità d’acqua necessaria per diluire gli agenti inquinanti immessi nel sistema idrico, come ad esempio l’acqua che un’industria deve utilizzare per diluire determinati agenti chimici inquinanti. Ricerca GFK EURISKO Il consumo d’acqua nella popolazione italiana durante il lavaggio dei denti;  Aquafresh ha realizzato una ricerca in collaborazione con GFK Eurisko per indagare sulle abitudine della popolazione italiana relative al consumo di acqua mentre ci si lava i denti. La ricerca è stata condotta su un campione rappresentativo di 1000 famiglie italiane, per un totale di circa 2600 individui di età compresa fra i 13 e i 65 anni, alle quali è stata posta una batteria di domande per analizzarne i comportamenti nel lavarsi i denti e nell’attenzione che hanno nel consumo dell’acqua. La ricerca rivela, innanzitutto, che gli abitanti dello stivale sembrano avere buone abitudini relativamente alla propria igiene orale: il 44% degli intervistati afferma infatti di lavare i denti 2 volte al giorno, quasi il 40% tre o più volte, e solo un 15% una sola volta al giorno. Incoraggiante è anche l’attenzione al consumo di acqua. I 2/3 degli intervistati ha infatti l’abitudine

di chiudere il rubinetto mentre si lava i denti, e comunque, anche fra coloro che dichiarano di non chiuderlo, vi è un orientamento comune a tenerlo aperto solo a metà – circa il 44% – e anche meno di metà per il 40% dei casi. Aquafresh inoltre, ha voluto ottenere risposte anche relativamente all’attenzione sul consumo di acqua della popolazione italiana rispetto al passato. I risultati ottenuti sono soddisfacenti: vi è un concorde riconoscimento di maggiore attenzione al risparmio idrico sia a livello individuale che collettivo. Circa i 2/3 degli intervistati affermano infatti di essere molto più attenti rispetto al passato. Questo atteggiamento di maggiore attenzione, viene individuato anche con generale riferimento alla popolazione italiana. In conclusione è quasi unanime il riconoscimento della necessità e dell’importanza di un risparmio idrico per il futuro: lo affermano infatti il 95% degli intervistati. Ecco perché bere una tazzina di caffè da 125 ml., ad esempio, significa in realtà bere 140 litri di acqua virtuale*. In altre parole dietro ogni goccia di caffè si nascondono più di 1.100 gocce d’acqua, che sono servite a crescere e a lavorare la pianta da cui i chicchi provengono**. Una t-shirt di cotone porta con se 2.000 litri d’acqua virtuale, mentre un kilo di carne di manzo necessita addirittura di 15.500 litri***. Nelle tabelle** che seguono è possibile leggere i dati riguardanti l’impronta idrica dei più diffusi prodotti alimentari, perché la consapevolezza dell’impatto idrico delle nostre azioni sull’ecosistema ci permette di tenere d’occhio le nostre attività quotidiane e di fare delle scelte di consumo più responsabili. Consumatori informati possono ridurre gli effetti del loro consumo attraverso una selezione più attenta dei prodotti scelti:

FRUTTA Quantità Litri di Water Footprint
Mela o Pera 1kg 700
Banana 1kg 860
Datteri 1kg 3.000
Mango 1kg 1.600
Arancia 1kg 460
Pesca 1kg 1.200
Olive 1kg 4.400
VERDURA Quantità Litri di Water Footprint
Cavolo 1kg 200
Cetrioli e zucche 1kg 240
Lattuga 1kg 130
Granoturco 1kg 900
Pomodori 1kg 180
Patate 1kg 250
CARNE Quantità Litri di Water Footprint
Manzo 1kg 15.500
Pollo 1kg 3.900
Maiale 1kg 4.800
BEVANDE Quantità Litri di Water Footprint
Birra 1 bicchiere da 250ml. 75
Cioccolato 1kg 24.000
Caffè 1 tazza da 125 ml. 140
Latte 1 bicchiere da 250ml. 250
Te 1 tazza da 250ml. 30
Vino 1 bicchiere da 125 ml. 12

(*Aldaya, M.M. and Hoekstra, A.Y., 2010, The water needed for Italians to eat pasta and pizza, Agricultural Systems) (**fonte: “The water footprint of food”, Professor Arjen Y. Hoekstra, Twente Water Centre, University of Twente, the Netherlands).  Altre curiosità sull’acqua; ~ Sulla terra ci sono ben 1,4 miliardi di Km3 d’acqua. Il fatto che ci sia tanta acqua sul pianeta non significa però che ci sia altrettanta acqua dolce. Solo il 2,5% è infatti acqua non salata. (Source: United Nations Environment Programme – UNEP) ~ Se dividessimo la superficie terrestre in 100 quadratini uguali, ben 71 di questi sarebbero occupati acqua (Source: Source: Barnes-Svarney, Patricia. The New York Public Library Science Desk Reference, p. 372.) ~ Sono ancora tante le persone che non hanno regolare e sufficiente accesso all’acqua: ben 1,1 miliardi, più di una persona ogni sei. (UN World Water Deevlopment report) ~ Il consumo medio italiano procapite di acqua per uso domestico è di 250 litri al giorno, si tratta di una delle media più alte nel mondo (Istat:”Censimento delle risorse idriche a uso civile per l’anno 2008”) ~ Un rubinetto che perde 30 gocce al minuto, in un mese arriva a perdere 200 litri d’acqua, pari a 2.400 litri d’acqua l’anno (fonte: Greencross Italia) ~    Il buono stato delle tubature che portano l’acqua fino al rubinetto di casa è un elemento importante per risparmiare acqua; basti pensare che un foro di un millimetro in una tubatura può causare una perdita d’acqua giornaliera di ben 2.328 litri di acqua potabile al giorno (fonte: Legambiente Arcipelago Toscano) ~    Sarebbe buona norma lavarsi i denti per due minuti. Non è altrettanto buona norma lasciare il rubinetto aperto mentre ci si lava i denti. Si sprecano infatti 5 litri al minuto, pari a 10 litri nei due minuti di lavaggio consigliato. Questo significa che se ci laviamo i denti 3 volte al giorno sprechiamo ben 30 litri d’acqua quotidianamente, pari a 900 litri al mese (fonte: stima GSK) ~    Più del 30% dei consumi idrici casalinghi sono riconducibili all’utilizzo dello sciacquone, che consuma in media 10 litri di acqua ad ogni utilizzo (Legambiente Arcipelago Toscano). Gaia Caronna




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