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Enel a Priolo inaugura la centrale “Archimede”

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14/07/2010 – Prima al mondo a usare la tecnologia dei sali fusi integrata con un impianto a ciclo combinato.  Enel ha inaugurato oggi, a Priolo Gargallo (Siracusa), la centrale solare termodinamica “Archimede”. Alla cerimonia, insieme all’AD e Direttore Generale Enel Fulvio Conti, erano presenti, tra gli altri, il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Stefania Prestigiacomo, il Presidente della Provincia di Siracusa Nicola Bono, il Sindaco di Priolo Gargallo, Antonello Rizza. La centrale Archimede è la prima al mondo ad usare i sali fusi come fluido termovettore ed è anche la prima al mondo a integrare un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. Archimede è in grado di raccogliere e conservare per molte ore l’energia termica del sole per poterla usare per generare energia elettrica anche di notte o quando il cielo è coperto. In questo modo viene superato il limite tipico di questa fonte rinnovabile: il fatto di poterla usare solo quando la natura la rende

disponibile. Il solare termodinamico è una tecnologia che utilizza una serie di specchi parabolici per concentrare i raggi del sole su tubazioni percorse da un fluido. Questo, raccolto in appositi serbatoi, può essere utilizzato per alimentare un generatore di vapore. Il vapore ad alta temperatura e pressione muove le turbine dell’adiacente centrale a ciclo combinati e produce energia elettrica quando serve, risparmiando combustibile fossile. La speciale tecnologia utilizzata nell’impianto di Priolo è stata sviluppata dall’Enea. I sali fluidi utilizzati sono composti da una miscela di nitrati di sodio e potassio che hanno la proprietà di accumulare il calore per tempi prolungati. La capacità dell’impianto solare centrale è di circa 5 MW di energia elettrica, con un risparmio all’anno di 2.100 tonnellate equivalenti di petrolio, riducendo le emissioni di anidride carbonica per circa 3.250 tonnellate.L’impianto solare termodinamico è costituito da un campo composto da circa 30.000 metri quadrati di specchi (collettori parabolici) che concentrano la luce del sole su 5.400 metri di tubazioni percorse dal fluido. L’energia termica raccolta produrrà vapore ad alta pressione che, convogliato nelle turbine della centrale, consentirà la produzione di energia elettrica, riducendo il consumo di combustibili fossili e migliorando, di conseguenza, le prestazioni

ambientali dell’attuale impianto a ciclo combinato.I collettori solari (specchi parabolici e tubi ricevitori), assieme a un generatore di vapore e due serbatoi per l’accumulo termico, uno freddo e uno caldo formano la parte solare dell’impianto. In presenza del sole, il fluido termico prelevato dal serbatoio freddo viene fatto circolare attraverso la rete dei collettori parabolici, viene riscaldato a una temperatura di 550 gradi e immesso nel serbatoio caldo. L’energia termica viene così accumulata. Da qui viene prelevata per produrre vapore ad alta pressione e temperatura, che viene inviato alla vicina centrale Enel a ciclo combinato, dove contribuisce alla generazione elettrica. In questo modo la centrale può produrre energia elettrica in ogni momento della giornata e in qualsiasi condizione meteorologica fino all’esaurimento dell’energia immagazzinata. L’impianto è chiamato “Archimede” per gli enormi specchi parabolici in fila per “catturare” i raggi del sole, che ricordano gli “specchi ustori” di Archimede con i quali lo scienziato avrebbe incendiato le navi romane che assediavano Siracusa durante la guerra punica del 212 a.C. fonte: enel.it  ~  Archimede di Siracusa (Siracusa, circa 287 a.C. – Siracusa, 212 a.C.) è stato un matematico, astronomo, fisico e inventore greco antico (siceliota). È uno dei massimi scienziati della storia. Gli specchi ustori sono specchi in grado di concentrare i raggi paralleli provenienti dal Sole in un punto, detto fuoco dello specchio. Uno specchio ustore può essere realizzato con uno specchio parabolico, uno

specchio, cioè, la cui superficie abbia la forma di un paraboloide di rotazione. La proprietà focale della parabola assicura che i raggi, se paralleli all’asse di simmetria, verranno riflessi tutti nel fuoco del paraboloide. Naturalmente è proprio da questa antica applicazione che ebbe origine il termine fuoco ancora usato nella teoria delle coniche. La più antica opera conservata che dimostra la proprietà focale della parabola e la applica alla realizzazione di specchi ustori è quella di Diocle, intitolata appunto Sugli specchi ustori. Nell’introduzione Diocle riferisce che studi precedenti sull’argomento erano stati compiuti da Dositeo. Diocle non accenna ad Archimede, ma secondo la testimonianza fornita da Apuleio nell’Apologia Archimede aveva affrontato l’argomento nel suo trattato perduto di Catottrica. L’argomento degli specchi ustori fu ripreso da scienziati bizantini (Antemio di Tralle) e arabi (Ibn Sahl). Naturalmente la funzione degli specchi ustori può essere svolta con buona approssimazione anche usando un gran numero di specchi piani che riflettano la luce in un unico punto. Si è ipotizzato che questa seconda soluzione (ottenuta magari con specchi indipendenti, ciascuno manovrato da una persona) sia stata quella utilizzata in pratica. Nell’immaginario collettivo gli specchi ustori sono indissolubilmente legati all’assedio di Siracusa, durante il quale Archimede li avrebbe usati per bruciare le navi romane.

L’episodio non è ricordato da Polibio (che è la fonte più attendibile sui congegni bellici ideati da Archimede durante l’assedio), né da Livio né da Plutarco, ma è riferito da varie fonti tarde. Ne parla per primo Galeno . e poi Cassio Dione Cocceiano e vari altri autori, tra i quali i bizantini Giovanni Zonara e Giovanni Tzetzes, ma anche il barone Von Riedesel. Essi aggiungono particolari ai racconti più antichi, descrivendo gli specchi ustori come composti da una serie di specchi piani opportunamente orientati. I raggi del Sole concentrati dagli specchi in un unico punto sarebbero stati in grado di bruciare il legno delle navi romane. La struttura è costituita da almeno 24 grandi specchi piani, disposti in una figura esagonale su un graticcio ruotante su un palo fissato al terreno: lo specchio centrale serviva a dirigere il raggio solare riflesso sull’obiettivo, mentre gli specchi laterali venivano fatti convergere con un sistema di cinghie. La struttura descritta da Zonara e Tzetzes viene rappresentata in una scena del film storico Cabiria, e attraverso questo film ha contribuito alla credenza nell’immaginario collettivo. Altre fonti, non accreditate, riportano la descrizione di specchi in bronzo da toiletta in uso all’epoca: un migliaio di donne sugli spalti del porto ciascuna manovrando un singolo specchio con la mano, potevano dirigere il riflesso del sole sulle vele delle navi nemiche di passaggio nello stretto a sud di Siracusa, concentrando in un punto il riflesso di mille specchi dei raggi del sole. ~  N.D.R.


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