Firenze: A Careggi il parto è “dolce” grazie all’oppio E mille donne toscane hanno già detto “sì”

Parto indolore a Careggi mille donne hanno utilizzato l’oppio.  La sperimentazione per chi non vuole o non può sottoporsi all’epidurale. marzo 2010 – L’oppio come alternativa all’epidurale: è questa la sperimentazione portata avanti dal centro ospedaliero universitario di Careggi per garantire alle donne un parto ‘dolce’, senza dolore. Non tutte le partorienti, infatti, vogliono o possono sottoporsi all’anestesia classica, ma questo non significa che necessariamente debbano mettere al mondo il loro bambino soffrendo. La prima ad averla sperimentata è stata proprio la figlia della direttrice del reparto anestesia della maternità dell’ospedale di Careggi dove è in corso il progetto pilota. La donna ha così dichiarato “Non sono stata preoccupata neppure per un momento: del resto, ero nelle mani di mia madre. Quella di sottoporsi a questo tipo di analgesia è stata una scelta più che giusta, il dolore del parto è stato molto attutito e non ho risentito di alcun effetto collaterale in seguito. Insomma, è andato tutto benissimo”. Grazie allo studio portato avanti dal reparto di anestesia del dipartimento materno infantile

dell’ospedale fiorentino, sono già mille le pazienti che si sono sottoposte al programma, facendosi iniettare il farmaco basato sull’oppio: tra queste, secondo l’indagine commissionata dallo stessa unità operativa, l’87% si è ritenuta pienamente soddisfatta di aver sperimentato il trattamento. Siamo di fronte alla nuova frontiera del parto ‘dolce’? Plauso alla sperimentazione arriva anche dall’assessore regionale alla Salute Enrico Rossi: ”E’ la conferma -commenta – che la Toscana non si limita a produrre buona sanità ma esprime anche eccellenti livelli di ricerca. Ed è una soddisfazione ancora maggiore che ciò avvenga su temi di così grande rilevanza umana e sociale”. –  Agosto 2009 Careggi, il parto senza dolore L’alternativa all’epidurale: una flebo di anestetico durante il travaglio un successo medico, dietro il salvataggio in sala chirurgica di una o più vite umane ci sono i nomi e i volti di tanti professionisti che ogni giorno cercano di guarire i loro pazienti. Dietro la storia di Olivia e della sua neonata, salvate nonostante un’aneurisma avesse colpito la donna all’ottavo mese di gravidanza, grazie a un parto avvenuto nella sala operatoria di neurochirurgia, c’è anche il nome e il volto di Anna Maria Melani direttore della Sod di Anestesia alla Maternità di Careggi. Insieme alla collega Paola Innocenti, direttore della Neurorianimazione, si sono occupate delcontrollo clinico delle due pazienti. Ma non c’è solo Olivia a ringraziare la dottoressa Melani, tante altre mamme possono testimoniare di aver avuto un parto sereno grazie a lei: cinque anni fa è stata la prima a introdurre in Italia la partoanelgesia e la prima a livello internazionale ad applicare la sua corretta somministrazione alle partorienti. «Da anni nel travaglio vengono utilizzati farmaci oppioidi spiega. Ma, prima, l’uso prolungato faceva nascere bambini morfinizzati. Il farmaco che uso io invece non viene metabolizzato dal fegato e dai reni, ma dagli enzimi detti esterasi, presenti nell’organismo sia della madre che del bimbo». All’estero lo stesso farmaco non ha dato risultati positivi. «Lo somministravano non tutto  insieme, ma a boli, cioè a dosi differenziate decise dalle stesse partorienti e aveva effetti controversi». La dottoressa Melani invece lo ha cominciato a somministrare in modo continuo, togliendo ogni effetto collaterale sia per la madre che per il neonato. «All’inizio lo davamo solo alle partorienti che non tollerano l’epidurale spiega, poi abbiamo cominciato ad allargarne l’applicazione: questo farmaco infatti non addormenta, ma permette alla paziente di spingere, di collaborare, di vivere appieno il parto ma senza grandi dolori». Bastano 5 minuti dalla somministrazione per ridurre il male e quando viene tolto il farmaco in tre minuti la quantità in circolo è già dimezzata. «Questo ci permette di far scegliere le mamme: alcune desiderano provare il parto naturale, ma se non ce la fanno, in qualsiasi momento della dilatazione possiamo cominciare la partoanelgesia e aiutarle». Se nel 2005 questa tecnica è stata usata nell’l,5%dei parti a Careggi, nella prima metà del 2009 è

stato applicata al 10,6% delle donne, un gran numero considerato che l’anno scorso sono stati effettuati 2800 parti a Careggi «Deve essere la mamma a chiedere di usarla conclude la dottoressa -, dopo essere stata da noi informata su tutte le tecniche che possiamo usare e anche i neonatologi sono contenti dei risultati. Abbiamo già esportato questa procedura in altri ospedali italiani. La prima persona su cui l’ho applicata? Mia figlia, che non voleva l’ago nella schiena dell’epidurale». fonte lanazione.ilsole24ore.com  ~  *La partoanalgesia, più comunemente conosciuta come parto indolore, è una metodica che, attraverso il posizionamento di un catetere epidurale, consente di bloccare la sensibilità dolorifica durante il travaglio, mantenendo intatta la motilità della muscolatura, e quindi la capacita di spinta da parte del torchio addominale. L’espletamento del parto avviene quindi seguendo la via naturale nonostante si tratti di parto medicalizzato in cui l’intervento dei sanitari che gestiscono e i tempi e le modalità di spinta prevalgano sull’istinto . Viene confusa a volte con il taglio cesareo che, al contrario della partoanalgesia, è un intervento chirurgico.  N.D.R.

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