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A me piace il mare ~ Prato 16 Febbraio ore 21.30

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Spesso succede che più grande è il desiderio e più grande è la paura, e i pensieri si susseguono l’uno sull’altro come onde. Solo sulla riva del Mare riusciamo ad essere salvi, in bilico su un confine, coi piedi sulla sabbia e con davanti agli occhi quella distesa d’acqua pronta ad ingoiarti o a farti galleggiare. E ad un certo punto capisci che non è così facile riuscire a guardarlo e capirlo, quel Mare. Rimani incantata, col desiderio di affondarci un piede e la paura di non riuscire a ritornare.  I personaggi di Baricco sono poesie, la loro lirica risuona in ogni parola che pronunciano e, proprio come nei migliori versi, niente è casuale. È per questo che quando si affoga dentro Oceano Mare spesso ‘non se ne esce’… “Io credo sia stato il mare, il mare confonde le onde e i pensieri. La mente ti mente improvvisamente…” “Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.”  Molti anni fa, nel mezzo di qualche oceano, una fregata della marina francese fece naufragio. 147 uomini cercarono di salvarsi salendo su un’enorme zattera e affidandosi al mare. Un orrore che durò giorni e giorni. Un formidabile palcoscenico su cui si esibirono la peggior ferocia e la più dolce pietà. Molti anni fa, sulla riva di un qualche oceano, arrivò un uomo. L’aveva portato lì una promessa. La locanda in cui si fermò si chiamava Almayer. Sette stanze. Degli strani bambini, un pittore, Plasson, che cerca gli occhi del mare e che per dipingerlo usa esclusivamente l’acqua marina,

raffigurando vedute oceaniche su tele che restano ostinatamente bianche; una donna bellissima, Madame Deverià, mandata in quel luogo dal marito perché “guarisca” dalla malattia dell’adulterio; un professore dal nome strano, Bartleboom, che studia i limiti della natura; una giovane, Elisewin, malata di ipersensibilità e che ha paura di tutto e di tutti, ma che non vuole morire, e poi un prete buffo, Padre Pluche. Tutti lì, a cercare qualcosa, in bilico sull’oceano. Molti anni fa questi e altri destini incontrarono il mare e ne tornarono segnati. A me piace il mare è soltanto una delle strade da percorrere per seguire Oceano Mare nel suo ondivago viaggio. Ci siamo lasciati irretire dall’atmosfera della locanda Almayer, meravigliandoci della diversità dei personaggi, abbandonandoci al coraggio delle idee, alla forza dei loro sentimenti. Li abbiamo affrontati senza giudicare, senza falsi moralismi, senza aggiustamenti di comodo: volevamo capire per raccontare. Questa di stasera è la tappa finale di un viaggio iniziato a ottobre 2009.  “Dire il mare. Dire il mare. Dire il mare.  Perchè è quello che ci resta. Perchè davanti a lui, noi senza croci, senza vecchi, senza magia, dobbiamo pur averla un’arma, qualcosa, per non morire in silenzio, e basta.  -Dire il mare?  -Si  -Ma a chi?  -Non importa a chi. L’importante  è provare a dirlo.  Qualcuno ascolterà.”  È il modo in cui immagini Oceano Mare, il senso che vuoi dargli, le risposte che cerchi, che definiscono quello che leggi. Per questo, a volte, non riesci a sopportarlo. Perché è come se ti leggesse dentro. E’ quando vedo il mare che il mio animo si placa, i miei occhi si riempiono dei suoi colori e delle sue sfumature, il naso inspira profondamente quel denso profumo di salsedine e le orecchie ascoltano con estrema attenzione e felicità il rumore di ogni singola onda, il loro ritmare lento e continuo; e così mi accorgo che il mio sguardo è quello di un innamorato in contemplazione. Alessandro Varrucciu avarrucciu@libero.it

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