Il 2010 è l’Anno internazionale della Biodiversità

Le Nazioni Unite hanno dichiarato che il 2010 sarà l’Anno Internazionale della Biodiversità. Si tratta di una iniziativa che si propone di aumentare la consapevolezza del ruolo fondamentale che la biodiversità svolge nell’assicurare la vita sulla Terra. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che il 2010 sarà l’Anno Internazionale della Biodiversità. Si tratta di una iniziativa che si propone di aumentare la consapevolezza del ruolo fondamentale che la biodiversità svolge nell’assicurare la vita sulla Terra. Attività per la promozione della biodiversità si svolgeranno in tutto il mondo, molti paesi lanceranno campagne di comunicazione, organizzeranno eventi, conferenze e altre manifestazioni sul problema della biodiversità. (vedi il sito dedicato all’Anno Internazionale della Biodiversità) La tutela della biodiversità è nel nostro interesse. Le risorse biologiche sono i pilastri su cui è stata costruita nostra civiltà. I prodotti della natura sono utilizzati da industrie così diversi come l’agricoltura e le aziende farmaceutiche. La perdita di biodiversità minaccia i nostri approvvigionamenti alimentari, le fonti di legno, di medicinali e di energia e quindi costituisce un pericolo per l’ambiente come per l’uomo. Per questo nel 2001 l’Unione Europea si è impegnata ad arrestare il declino della biodiversità nella UE entro il 2010 e per favorire il ripristino degli habitat e degli ecosistemi. Nel 2006, la Commissione europea ha adottato il ‘Piano d’Azione fino al 2010 e oltre’. In linea con questo piano, la Commissione europea lancia nel 2010 una campagna di comunicazione a sostegno dell’Anno Internazionale della biodiversità.

Il marchio dell'Anno internazionale della biodiversitàL’obiettivo della campagna è duplice: il suo scopo è quello di aumentare la consapevolezza della perdita di biodiversità ma mostrare come è possibile rallentarla e promuovere azioni positive. Al fine di comprendere a fondo ciò che I cittadini europei pensano e sentono sul tema della biodiversità, è stata condotta una indagine su un campione di cittadini europei. I risultati hanno mostrato che gli europei non si sentono bene informati circa la questione – solo il 35% degli europei in realtà dicono di sapere che cosa significa la biodiversità. Il 43% vede la perdita di biodiversità come un problema nel proprio paese, ma soprattutto importante a livello globale. Molte persone non vedono un impatto immediato, personale, della perdita di biodiversità, ma ritengono che sarà un problema in futuro, soprattutto per i loro figli. Una ricerca qualitativa effettuata in diversi paesi – ha confermato che il concetto della biodiversità è molto spesso sconosciuto, o associato alla vita degli animali selvatici – senza comprenderne i legami con gli esseri umani e con la nostra civiltà. Tuttavia, quando le persone si rendono conto di quanto esse dipendono dalla biodiversità e dagli ecosistemi, sono d’accordo sulla necessità di preservarla ed esprimono il desiderio di comportarsi meglio e di fare qualcosa al riguardo. La raccomandazione conclusiva dell’indagine per predisposizione della campagna è stata quindi di presentare la biodiversità come qualcosa di rilevante per la vita quotidiana delle persone. La campagna, – che sarà lanciata ufficialmente il 26 gennaio 2010 a Madrid

– sarà rivolta in generale ai cittadini europei, ma in particolare su misura per le famiglie che hanno a cuore il futuro dei loro figli e per i giovani. La campagna si svilupperà in due fasi. Inizialmente si cercherà di avvicinare i cittadini europei al concetto di biodiversità, spiegando ciò che rappresenta, qual è il ruolo degli esseri umani rispetta ad essa e come sia la situazione attuale nel mondo moderno. Allo stesso tempo si evidenzierà quanto la biodiversità sia essenziale per l’umanità così come i pericoli che abbiamo contribuito a creare a suo danno e quindi, contro la nostra stessa esistenza. L’urgenza della situazione e la necessità di agire subito sarà sottolineato dall’uso di immagini e messaggi “provocatori”, che la gente non potrà ignorare. L’effetto desiderato è quello di creare attenzione alla biodiversità nei cittadini della UE. Durante la seconda fase, si porrà l’accento sugli aspetti “emozionali” cercando di mettere in connessione ciò che conta nella vita quotidiana della gente con la biodiversità e come la sua salvaguardia possa offrire loro dei vantaggi; in questo modo si cerca di motivare le persone ad agire a sostegno della biodiversità. Suggerimenti, consigli e istruzioni saranno forniti su come possono agire e contribuire alla conservazione della biodiversità: come i singoli individui possono portare il proprio contributo all’interno di un più ampio sforzo, svolto attraverso le normative ed i progetti comunitari. Per assolvere a questo duplice obiettivo, la creazione di consapevolezza e lo stimolo ad agire, la campagna di comunicazione utilizzerà mezzi verbali e grafici per comunicare la biodiversità. Ci sarà un uso creativo si strumenti multimediali

e di social network online come Facebook. In quest’ultimo, gli utenti potranno diventare amici di una specie in via di estinzione. fonte arpat.toscana.it  – Biodiversità. Definire la biodiversità in modo semplice e comprensivo dei suoi molteplici aspetti non è facile e una definizione rigorosa generalmente accettata finora manca. L’ecologo R.H. Whittaker (1972) si limita ad affermare che questo concetto si applica alla ricchezza in specie considerata a vari livelli, come la comunità, le aree studiate dal biogeografo, l’intera biosfera. Con questo termine gli ecologi fanno riferimento alla molteplicità dei vari esseri attualmente viventi sul nostro pianeta, quale risultato dei complessi processi evolutivi della vita in più di tre miliardi di anni. Secondo Margalef (1968) l’ecosistema può esser considerato un messaggio trasmesso attraverso un certo canale con un codice adatto (nel senso della teoria dell’informazione) e la diversità risulta essere la misura del contenuto d’informazione di questo messaggio. Si tratta di una misura del numero degli elementi, collegata all’abbondanza o rarità di questi, e su tale principio sono stati proposti alcuni indici di diversità biologica. Tuttavia la ricerca su questo argomento si è sviluppata soprattutto sulle relazioni tra il grado di maturità oppure di stabilità di ecosistemi e la diversità stessa, ammettendo che quest’ultima dipenda dalle relazioni tra i vari componenti del sistema, che tendono ad avere il carattere di vincolo o a costituire anelli di feedback. In questo senso si tende a considerare la diversità come una misura della complessità del sistema, delle relazioni esistenti tra i vari componenti di

un assortimento biologico e quindi della complessità di quest’ultimo. Si tratta tuttavia di un concetto ancora insufficientemente chiarito, e che pertanto non può venire applicato acriticamente. Bisogna tener presente il fatto che gli aspetti funzionali di un ecosistema possono venire espressi in maniera precisa, ad es. come scambi d’energia, mentre per la valutazione dei caratteri strutturali manca un sistema di riferimento chiaro ed univoco. Le misure di diversità cercano di riempire questa lacuna, almeno in parte. Una moderna interpretazione, utile da un punto di vista operativo, è data da E.O. Wilson (1992), per il quale la biodiversità rappresenta “la varietà degli ecosistemi, che comprendono sia le comunità degli organismi viventi all’interno dei loro particolari habitat, sia le condizioni fisiche sotto cui essi vivono”. L’interesse per la biodiversità e per la sua tutela è così aumentato nel tempo da diventare una delle tre emergenze, a livello globale, individuate dalla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo sviluppo di Rio  de Janeiro del 1992. Riteniamo che la  consapevolezza del valore intrinseco della diversità biologica e dei suoi componenti ecologici possa derivare da una sempre maggiore comprensione del “sistema ambiente” nella sua interezza, vale a dire dalla conoscenza della natura derivata da un approccio olistico in grado di coglierne sia gli aspetti strutturali, sia quelli funzionali, da cui far derivare le attività di conservazione ed uso sostenibile del patrimonio naturale, tenendo conto sia dello stato degli ecosistemi e delle loro variazioni, sia  delle politiche, dei piani e dei programmi settoriali e intersettoriali che governano la gestione del territorio.  N.D.R.


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