Mat, lo stilista dei colori che dipinge con le ruote

Tetraplegico, aiuta il padre che lavora nel campo della moda. Gautama Buddha insegna che la vita non è un problema da risolvere ma un’esperienza da vivere, e Mattia Luparia – 20 anni appena compiuti e tetraplegico dalla nascita – lo prende alla lettera. Dalla sedia a rotelle color rosso fuoco regala sorrisi a 32 denti e ai suoi occhi scuri bisogna stare attenti perché, parafrasando Lucio Dalla, c’è il rischio di finirci dentro quanto son profondi. Mattia dipinge. Dipinge enormi cartoni da imballaggio passandoci sopra con le ruote intrise di colore. Per ogni stato d’animo c’è una retta, una retromarcia, una giravolta o una frenata: tutto lì in uno strato materico di scagliola e colore tutt’altro che casuale.«Mattia non inquinare il bianco», oppure «Rimani là, sui marroni, prova a stenderli»: a declinare la scala cromatica con occhio critico è suo papà. D’altronde come dargli torto? Fulvio Luparia, classe ’54, è il guru della nuance alternativa e vanta un curriculum di tutto rispetto. Tra i primi a traghettare in Italia lo stile «used» americano, l’ex direttore commerciale del Gft (Gruppo Finanziario Tessile), ha collaborato con marchi storici come Stone Island, C.P. Company, Taverniti, Avant-toi e Miu Miu, per poi mettersi in proprio dedicandosi a ciò che più ama: la tecnica artigianale della colorazione.«Volevo rimanere a Torino e slegarmi da tutte le aziende», spiega. Il suo piano però non ha funzionato, tanto che oggi è consulente di Faliero Sarti, la nota azienda toscana che puntando sulla tintura di stole e sciarpe si è fatta strada in tutto il mondo. Quindi di nuovo viaggi e spostamenti, ma questa volta il risvolto della medaglia ripaga d’ogni fatica, perché si chiama Mattia. «E’ successo per caso, una mattina. Ero in laboratorio con mio figlio e per terra c’erano come al solito mucchi di scatoloni vuoti con cui ricevo e spedisco merce. Non che Mat si stesse annoiando, lui è un Peter Pan curioso, ma decisi di fargli provare a dipingere con le ruote». Inizialmente erano prove, ghirigori confusionari, ammassi di colore senza identità – paciughi – ammette Fulvio. Poi, sabato dopo sabato, il padre insegna al figlio l’amore per le tonalità e la sapienza del giusto accostamento, mentre la tecnica si affina. Una struttura in legno creata ad hoc viene agganciata alla sedia e, con un rullo e due pennelli, permette tratti precisi e incantevoli giochi di sfumature. I bianchi lattiginosi, i tabacchi, i grigi. Mattia sente i colori, Fulvio li ragiona, poi insieme li definiscono e gli danno forma. Con i cartoni dipinti costruiscono sedute, lampade, quadri e – vero fiore all’occhiello – scatole di ogni grandezza, con cui quest’estate verranno allestiti tutti i negozi monomarca Faliero Sarti d’Italia.«Non so quanto Mat sia appagato dal punto di vista artistico», continua Fulvio, «ma senza dubbio lo è da quello emotivo». Basta guardarlo negli occhi arzilli: per lui la vita non è davvero un problema. E non perché le sue condizioni gli impediscano di capire. Macché. Mattia capisce eccome, ma ha troppa vivacità per trovare il tempo di lagnarsi. Non l’ha fatto mai, nemmeno quando i genitori l’hanno portato a fare trekking in Kashmir con una speciale carrozzella da fuoristrada. Lassù, dove la bellezza del luogo cozza con le scomodità dei 4000 metri, Mattia non ha fatto una piega. Si adatta a tutto. Anzi meglio, si entusiasma. Il progetto delle scatole, poi, lo fa sentire totalmente partecipe: è lui ad essere necessario. Lavorare con suo papà significa esclusiva intimità: i due sono complici, scherzano, si completano. «Mat fermati un attimo», sussurra Fulvio «guarda che bello il tuo disegno… sembra un mare». E lui annuisce.   fonte lastampa.it


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