In orbita una replica perfetta del “cannocchiale di Galileo”

Fin dalla sua prima comparsa, agli inizi del 1600 in Italia, il cannocchiale rivelò subito la sua utilità. Grazie ad esso il nostro Galileo Galilei ha potuto gettare le basi dell’odierna astronomia. Invenzione olandese del 1604, fu subito adottata dall’Italia perchè consentiva di vedere le cose più vicine di tre volte e più grosse di nove volte di quanto sarebbero apparse ad occhio nudo. Una parte degli strumenti utilizzati da Galileo, durante la sua vita di scienziato, sono stati conservati presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Firenze. Presto, proprio il cannocchiale di Galileo sarà restituito al Museo di Storia della Scienza. A compiere il gesto saranno gli astronauti Nasa della missione Atlantis. Per sei mesi hanno portato in orbita una replica perfetta del cannocchiale di Galilei in occasione del quarto centenario delle scoperte celesti dello scienziato. Sarà donato al futuro “Museo Galileo”. Il comandante Scott Altman e Michael Massimino saranno in visita a Firenze il prossimo 18 dicembre insieme all’astronauta Paolo Nespoli e Simonetta Di Pippo dell’Esa. fonte universy.it  –  Galileo Galilei (Pisa, 15 febbraio 1564 – Arcetri, 8 gennaio 1642) è stato un fisico, filosofo, astronomo e matematico italiano, padre della scienza moderna. Il suo nome è associato ad importanti contributi in dinamica e in astronomia – fra cui il perfezionamento del telescopio, che gli permise importanti osservazioni astronomiche – e all’introduzione del metodo scientifico (detto spesso metodo galileiano). Di primaria importanza furono il suo ruolo nella rivoluzione astronomica e il suo sostegno al sistema eliocentrico e alle teorie copernicane.

Accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, Galileo fu per questo condannato come eretico dalla Chiesa cattolica e costretto, il 22 giugno 1633, all’abiura delle sue concezioni astronomiche, nonché a trascorrere il resto della sua vita in isolamento. A Galilei è attribuita la costruzione di due cannocchiali che si trovano ora al museo di storia delle scienze di Firenze. Il primo è costituito da un tubo di legno lungo 1360 millimetri, diametro di 64 millimetri. La lente obiettiva è biconvessa e ha un diametro di 51 millimetri, quella dell’oculare è piano-concava e ha un diametro di 26 millimetri. La focale è di -94 millimetri, la capacità di 14 ingrandimenti. Il secondo, anch’esso di legno, è lungo 920 millimetri. La lente obiettiva è biconvessa e ha il diametro di 37 millimetri, l’oculare è biconessa e ha il diametro di 22 millimetri. La focale è di -47,5 millimetri. Capacità: 21 ingrandimenti. E’il risultato della combinazione di due lenti, una piano-concava e l’altra piano-convessa entro un tubo. Le lenti sono poste una in prossimità dell’occhio (oculare), l’altra all’estremità opposta del tubo (obiettiva). L’invenzione va assegnata ad artefici olandesi, ma Galileo ne perfezionò le prestazioni aumentando la capacità di ingrandimento delle lenti e trasformandolo in un formidabile strumento per l’indagine astronomica.

Secondo una testimonianza del Faber, nel 1611, chiamò il cannocchiale “telescopio”, perché permetteva di vedere oggetti distanti. Il tubo di legno ricoperto di carta contiene una lente obiettiva biconvessa e un oculare piano concavo. Ha capacità di ingrandimento di 14 volte. La lente obiettiva di questo cannocchiale ha distanza focale di 1330mm e apertura utile di 26mm. Nel primo periodo delle sue ricerche astronomiche, Galileo costruì, o fece costruire dai propri artefici, numerosi cannocchiali. Di questi, solo pochissimi possono oggi essere identificati con certezza. Tra questi sono il cannocchiale qui descritto e il cannocchiale IV.19 ricoperto di pelle rossa, passati, dopo la morte dello scienziato, tra i beni del principe Leopoldo e, alla morte di questi (1675), entrati a far parte del patrimonio mediceo. Il cannocchiale di Galileo è mostrato, tra le mani dello scienziato, nella porzione di soffitto della Galleria degli Uffizi, dedicata alla Matematica. « La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. »(Galileo Galilei, Il Saggiatore, Cap. VI). N.D.R.

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