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Fibre fotovoltaiche ~ energia dallo spazio

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Fibre fotovoltaiche, pannelli solari spaziali. I vecchi pannelli mandati in pensione da fasci di filamenti di vetro. Almeno nelle speranze di università e di qualche azienda lungimirante. Ma in Giappone sognano anche installazioni in orbita: entro il 2030, ci sono già gli appalti assegnati. La “rivoluzione verde” dei pannelli solari deve ancora dare i suoi frutti, ma già i ricercatori sono all’opera per progettare tecnologie che vadano oltre: soluzioni “alternative” che vorrebbero rimediare alle supposte controindicazioni poste dall’installazione obbligata dei pannelli fotovoltaici sui tetti delle case e altrove. “Nessuno vuole acquistare una macchina grande, belle ed elegante con un grosso pannello solare sul tetto”, dice infatti Zhong Wang del Georgia Tech, e in questa e altre occasioni la soluzione sarebbe quello che Wang e colleghi descrivono come il primo sistema di “pannelli solari” in 3D mai sviluppato. Un sistema che in pratica sostituisce i succitati pannelli con un buon numero di fibre ottiche ricoperte di ossido di zinco,  “tirate” dal tetto sino ai dispositivi a cui fornire energia elettrica.

A contatto con l’esterno, incaricata di raccogliere i benefici, raggi solari si trova un’estremità del fascio di fibre – ognuna spessa due o tre volte un capello umano. La luce raccolta da tale estremità viene automaticamente convertita in energia elettrica per tutta la lunghezza del fascio (variabile a seconda delle necessità), rimbalzando indietro una volta raggiunta l’altra estremità e fornendo alle fibre un’altra occasione per trasformare l’energia solare in corrente elettrica. Gli scienziati statunitensi dicono che una fibra da 10 centimetri di lunghezza potrebbe generare una corrente di 0,5 volt, mentre per fornire l’energia sufficiente ad alimentare una lampadina da 10 watt occorrerebbero 10mila fibre ognuna lunga 10 centimetri. Un altro problema del sistema è la scarsa efficienza nella conversione energetica, il 3,3 per cento innalzabile secondo Wang all’8 con il raffinamento della tecnologia, ma sempre inferiore rispetto ai pannelli fotovoltaici più performanti, capaci di assorbire e convertire in energia elettrica il 30 per cento dei raggi solari. Il vantaggio principale delle “fibre solari” sarebbe però la relativa facilità di produzione, visto che il tutto richiederebbe di riscaldare una soluzione di ossido di zinco a 70 gradi per poi immergervi le fibre, contro le centinaia di gradi necessarie ai pannelli e al netto della loro facile propensione al danneggiamento.

L’idea delle fibre solari viene perseguita anche dalla società del New Jersey EarthSure, che però pensa soprattutto a pannelli solari sotterranei in cui immagazzinare il “raccolto” delle fibre. Un impianto SubSolar potrebbe secondo i suoi ideatori generare elettricità per 24 ore al giorno 7 giorni su 7 in ospedali e uffici con le luci sempre in funzione, e in questo caso il vantaggio principale sarebbe quello della economicità dei pannelli vista la non-necessità di dover resistere alle condizioni degli ambienti esterni. Nella rincorsa a fonti di energia alternative si torna a parlare anche di pannelli solari installati oltre l’atmosfera terrestre, capaci di offrire il sicuro vantaggio di un efficienza impossibile da raggiungere qui sulla Terra dove i raggi energetici arrivano depotenziati dall’azione di scudo della suddetta atmosfera. Ci lavora la statunitense Pacific Gas & Electric ma anche la giapponese Japan Aerospace Exploration Agency, che ha testé scelto le grandi aziende nipponiche (Mitsubishi Electric, Fujitsu, Sharp e altre) da coinvolgere nella concretizzazione dell’ambizioso progetto di produrre così 1 gigawatt di potenza entro il 2030.  fonte punto-informatico.it


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