In ogni caos c’è un cosmo,in ogni disordine un ordine segreto.” C.G. Jung

Ricchi, Liberi e Infelici…Ricordo quando ero piccolo negli anni ’80 esplose il fenomeno telenovelas ed una delle più famose era proprio “anche i ricchi piangono”.. oggi capisco il perché. “La ricchezza non fa la felicità”, dicevano i saggi del dopo guerra. Oggi a quarant’anni dal ’68 si può tranquillamente aggiungere “e neppure la libertà”. Non da sole almeno. D’altronde rispetto a “milioni” di anni di storia dell’uomo, di società primitive, nomadi, poi seminomadi, poi imperiali, monarchiche, ecc, quelle di tipo “democratico” col loro “secoluccio” di vita (poco più, poco meno, a seconda dei luoghi) sono come un bruscolino nell’oceano, come un bambino sano e forte che sta crescendo, ma proprio per questo, deve ancora imparare molte cose e fa molti errori. Questo bambino, ad esempio, non sa che ogni nuova libertà acquisita comporta anche un nuovo limite. Mi regalano un auto (nuova libertà, di usarla) ma devo stare attento a non andarci troppo veloce (nuovo limite) altrimenti mi ammazzo; oppure mi regalano un dolce (nuova libertà, di mangiarlo) ma devo stare attento a non mangiarlo tutto in una sera (nuovo limite) sennò mi sentirò male, e così via.. Questo vuol dire che tra la società SOLIDA del dopo guerra e quella FLUIDA del dopo ’68, oggi non c’è un reale vincitore.. perché entrambe erano troppo estreme ed astratte. Erano in fondo due opposti e.. “la virtù sta nel mezzo”. Un punto di mezzo “dinamico” e che va “contestualizzato” nell’evolversi delle cose, ma l’esperienza degli estremi è stata sana.. proprio per non ricascarci, per non ricadere nelle visioni troppo astratte (o ideologiche) ed estreme (o integraliste). Dando una lettura scientifica, usando i parametri della Scienza della Complessità, si può affermare che il CONSUMISMO (“mi posso comprare tutto”) e LIBERTARISMO (“posso fare qualsiasi cosa”) presenti nelle società di oggi sono eccessi/estremi di segno opposto a quelli della miseria materiale (“non mi posso comprare niente”) e rigidità morale (“non posso decidere niente”) presenti nelle società del passato (o ancora visibili in società più arretrate). Dunque si può concludere che la qualità di vita “migliore”, per l’individuo e per la collettività, è quella in equilibrio tra i due estremi che abbiamo visto e vissuto.. e forse la serenità e la felicità saranno possibili in una società che saprà mediare tra miseria e consumismo, monarchia e anarchia, regole e libertà. Equilibrio, saggezza e buon senso, ma anche esperienza, errore e perdono, sono termini che dobbiamo rivalutare nella nostra vita privata come in quella pubblica per migliorare il nostro mondo. F.BARZAGLI


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