Trento: In arrivo convegno col Dalai Lama

La Provincia autonoma di Trento ospiterà per la terza volta, dopo il 2001 e il 2005, Sua santità il XIV Dalai Lama. Il 17 novembre infatti il premio Nobel per la pace 1989 parteciperà alla tavola rotonda “Le Autonomie per il Tibet” che concluderà il convegno internazionale promosso dalla Provincia in collaborazione con l’Università di Trento. La manifestazione è stata presentata oggi nel corso della conferenza stampa della Giunta provinciale, assieme anche a Roberto Pinter in rappresentanza dell’associazione Italia-Tibet. L’iniziativa nasce da una proposta che il presidente Lorenzo Dellai aveva avanzato al Dalai Lama, oltre che al Parlamento e al Governo tibetano in esilio. Lo scorso 10 marzo a Dharamsala (località nel Nord dell’India sede del parlamento tibetano in esilio) una delegazione trentina era stata ospite d’onore di sua Santità nella giornata dedicata al ricordo della insurrezione tibetana e dell’esilio. In quella occasione era stata concordata l’idea di un convegno internazionale che potesse aiutare la richiesta di autonomia avanzata dai tibetani al governo cinese. “Vogliamo esprimere la solidarietà del popolo trentino e delle sue istituzioni al popolo tibetano. L’amicizia che ci unisce; il calore con il quale il popolo trentino ha accolto il Dalai Lama; i progetti di cooperazione che ci vedono impegnati; la presenza nel Trentino di donne e uomini tibetani che sono parte della comunità trentina; l’interesse con il quale i tibetani guardano al Trentino e alla sua autonomia: tutto ciò porta a proporre una iniziava politico istituzionale che rafforzi la nostra solidarietà e aiuti il popolo tibetano nella ricerca della libertà.” Con queste parole nel messaggio del presidente Dellai si lanciava l’iniziativa per rafforzare il cammino verso l’autonomia del Tibet, cammino indicato dal Dalai Lama come “la via di mezzo” sostenendo il Memorandum sulla effettiva autonomia per il popolo tibetano. Il Memorandum esprime la disponibilità dei tibetani ad accettare la sovranità cinese purché sia riconosciuta una effettiva autonomia, come peraltro previsto dall’ordinamento costituzionale cinese. Una richiesta rispettosa sia della costituzione cinese che della legge quadro sull’autonomia regionale nazionale, una piattaforma che richiede il rispetto dell’identità e della cultura tibetana. Il Memorandum sarà oggetto, nel convegno organizzato dall’Università di Trento in collaborazione con l’Eurac di Bolzano, di una analisi comparata delle più importanti esperienze di autonomia regionale e speciale, e sarà analizzato alla luce della costituzione cinese e del regionalismo cinese. I risultati del convegno verranno presentati dal professor Roberto Toniatti nella tavola rotonda che vedrà oltre al Dalai Lama e agli altri relatori, l’intervento del presidente Dellai.

L’obiettivo è quello di supportare la richiesta del governo tibetano di attivare un confronto “vero” con il governo cinese nel merito del Memorandum e di avviare un percorso che permetta di raggiungere una effettiva autonomia. Autonomia indispensabile per conservare la cultura e la spiritualità di un popolo straordinario nel suo coraggio e ammirabile per la scelta della non violenza. L’Autonomia speciale della quale godono sia la Provincia di Trento che la Provincia di Bolzano nel quadro più ampio dell’autonomia regionale, è la dimostrazione che è possibile riconoscere a popolazioni che per cultura e per storia hanno il diritto all’autogoverno, l’autonomia nel pieno rispetto della lingua, dell’etnia, della religione e di ogni altra espressione di identità e nel contempo salvaguardando l’unità e l’interesse nazionale. Anche per questo dopo il convegno la Provincia si renderà disponibile a supportare con le proprie risorse giuridiche ed amministrative ogni lavoro di ricerca della autonomia adeguata alla specificità cinese. Nella tavola rotonda verrà anche presentata una mozione rivolta a tutte le realtà regionali autonome affinché si crei una rete delle autonomie a sostegno dell’autonomia del Tibet. fonte adige.tv – Il Dalai Lama, una delle più influenti e note cariche lamaistiche, è la massima autorità spirituale del Buddhismo tibetano, a capo della scuola Gelupa (dGe-lugs-pa), cioè dei Virtuosi, una delle scuole del Buddhismo e, dalla metà del 1600 fino al 1959, fu la più alta autorità temporale del Tibet. Il titolo onorifico di Dalai Lama è tratto da una combinazione della parola mongola Dalai, che significa Oceano, e pronunciabile in tibetano come tale’i, e lama, equivalente tibetano della parola sanscrita guru, ovvero Maestro spirituale. Questa denominazione fu attribuita nel 1578 a Sonam Gyatso, supremo capo religioso della corrente tibetana buddista dei Gelupa, da Altan Khan, sovrano mongolo. La parola Dalai viene dunque accompagnata dall’equivalente tibetano rgya-mtsho. Tanto dalai che rgya-mtsho significano “oceano”. Il termine “Dalai Lama” sarebbe dunque traducibile come “Maestro-oceano”, ma si preferisce utilizzare la più elegante espressione Oceano di saggezza (alcuni usano invece le parole “Maestro oceanico”). Il primo, il secondo, il terzo e il quarto Dalai Lama furono abati del monastero di Drepung, a Lhasa, dove risiedettero.  Quando i sovrani mongoli fecero del “Grande Quinto” Dalai Lama il sovrano assoluto del Tibet, la residenza dell’ Oceano di Saggezza divenne il Palazzo del Potala di Lhasa, che divenne simbolo del potere politico e religioso della nazione, insieme al Palazzo d’ Estate, il Norbulingka, anch’esso a Lhasa. Il Dalai Lama, il più famoso esempio di Tulku, era ed è attualmente venerato come manifestazione del Buddha della Compassione Chenresig.

La reincarnazione è da sempre lo strumento della successione: quando un Dalai Lama muore, le sue funzioni vengono ereditate da un Reggente, che guida la ricerca della sua reincarnazione tramite le premonizioni, i responsi degli oracoli ed i segni divini. Il potenziale candidato viene sottoposto ad una serie di prove atte a ricordare la vita precedente. Se l’ esito risulta positivo egli è riconosciuto come reincarnazione del suo predecessore, e durante la sua vita seguono prima la cerimonia d’intronizzazione quale Dalai Lama ed in seguito, raggiunta la maggiore età, la cerimonia di insediamento quale sovrano del Tibet. L’attuale Dalai Lama, il quattordicesimo, è Tenzin Gyatso, nato a Taktser, nell’Amdo, risiede in India dal 1959, a causa dell’ “occupazione cinese”, e l’ allora primo ministro indiano Jawaharlal Nehru si prodigò per garantire la sicurezza del religioso buddhista e dei suoi seguaci. In India, il Dalai Lama risiede a Dharamsala, nello Stato di Himachal Pradesh, nel nord del Paese. Nella stessa zona si è stabilita anche l’amministrazione del Centro Tibetano, meglio noto come Governo tibetano in esilio. Tenzin Gyatso ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina. In India i rifugiati tibetani hanno costruito molti templi e s’impegnano per salvaguardare la loro cultura. Malgrado la figura del Dalai Lama sia secolare e rappresenti un caposaldo per tutta la cultura buddhista tibetana, la Cina ha deciso di arrogarsi il diritto di nominare in futuro le nuove reincarnazioni di questa importante carica religiosa, prerogativa che spetta invece a soli lama tibetani. Il primo passo da parte dei cinesi è stato compiuto nel 1995 quando rapirono la supposta reincarnazione del decimo Panchen Lama. Il Panchen Lama è la seconda autorità spirituale del Tibet, sottoposta solo a quella del Dalai Lama, determinante per il ritrovamento della reincarnazione del Buddha della Compassione, il quale a sua volta è determinante nel ritrovamento della sua. Il potenziale undicesimo Panchen Lama fu identificato da Tenzin Gyatso nella persona di Gedhun Choekyi. Dal 1995 non si hanno più notizie né del Panchen Lama, né della sua famiglia, che ufficialmente sono posti sotto la “tutela protettiva” del governo di Pechino. Nel settembre 2007, la Cina ha affermato che tutti gli alti monaci tibetani dovranno essere nominati dal suo governo e che, in futuro, questi dovranno eleggere il 15° Dalai Lama, sotto la supervisione del loro Panchen Lama. In risposta a questo scenario, Tashi Wangdi, il rappresentante del Dalai Lama, ha affermato che le elezioni in quel caso sarebbero del tutto illegittime. Aggiunse: « Non si possono imporre imam o vescovi alle altre religioni. La decisione di nominare lama e monaci spetta ai tibetani. I cinesi possono usare la loro forza politica, ma le loro decisioni saranno comunque senza valore. Così è stato per l’usurpatore del Panchen Lama, così sarà per ogni carica non eletta dai tibetani. » Lo scopo di una reincarnazione è quello di continuare l’opera della sua precedente vita. Tenzin Gyatso ha avanzato l’ipotesi che, in futuro, la nomina dei lama possa essere messa ai voti, come avviene per le alte cariche di altre religioni. N.D.R.


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