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L’uomo che fissa le capre

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Commedia dell’assurdo, pseudo-bellica con cast da paura, tratta da un libro che racconta il vero. Uomini e capre. Un sodalizio psico-bellico tutto da ridere, quello della commedia ad alto tasso di umorismo e gag “L’uomo che fissa le capre”, ispirato all’incredibile libro di Jon Ronson sui tentativi (documentati) compiuti dal governo americano di sfruttare i poteri paranormali dei militari per annientare il nemico con tecniche di combattimento alternative. Una storia vera, anzi, verosimile dato che la realtà descritta nel bestseller è servita in fase di sceneggiatura per creare eventi e personaggi di pura fantasia, così da premere sul pedale dell’ironia. Uomini e capre. Un sodalizio psico-bellico tutto da ridere, quello della commedia ad alto tasso di umorismo e gag L’uomo che fissa le capre, ispirato all’incredibile libro di Jon Ronson sui tentativi (documentati) compiuti dal governo americano di sfruttare i poteri paranormali dei militari per annientare il nemico con tecniche di combattimento alternative. Una storia vera, anzi, verosimile dato che la realtà descritta nel bestseller è servita in fase di sceneggiatura per creare eventi e personaggi di pura fantasia, così da poter premere sul pedale dell’ironia svelando un capitolo della storia americana sconosciuta ai più. Presentata all’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, la commedia è interpretata da un cast notevole – George Clooney, Jeff Bridges, Ewan McGregor e Kevin Spacey – mentre a dirigere le fila di un racconto, tanto incredibile quanto esilarante (assurdo pensare al training di una speciale legione dell’esercito denominata New Earth Army, con guerrieri jedi che leggono nel pensiero, attraversano le pareti o sfidano l’invisibilità) è il regista Grant Heslov, anche produttore del film in coppia con Clooney, come già accaduto nel sontuoso Good night and good luck. Mollato dalla moglie per il suo editore, il giornalista depresso Bob Wilton (McGregor) cerca il riscatto morale (e lo scoop) finendo dritto in Iraq. Qui incontra Lyn Cassady (Clooney) reduce reintegrato nell’esercito dopo l’11 settembre e in missione segreta per conto del Nuovo esercito della terra, un’unità sperimentale di stanza a Fort Bragg dove negli anni Ottanta la sicurezza interna americana lavorava alla formazione di una speciale legione: soldati con spiccate capacità extrasensoriali sviluppate per battere il nemico a scopo bellico. Uomini in grado di vedere a distanza di chilometri grazie ad esperienze extracorporee, o capaci di fermare il cuore di una capra semplicemente guardandola fissa negli occhi.

Padre fondatore di questa legione militare di stampo ‘new age’, che alterna yoga e Lsd, allena i bicipiti a braccio di ferro primordiale e pratica con efficacia la meditazione del colon, è Bill Django (uno strepitoso Jeff Bridges versione figlio dei fiori con tuta mimetica, anfibi e capelli lunghi raccolti a treccia) il quale, dopo aver formato il gruppo e dato il via alla bizzarra sperimentazione, diventa l’obiettivo di un militare psicotico, Larry Hooper (il cattivo Spacey). Preso nel laccio della curiosità per i racconti di Cassady, e sempre più coinvolto nelle tecniche paranormali di combattimento alternativo, Wilton finisce tra le dune del deserto insieme con la spia psichica ed entrambi vengono fatti prigionieri da una banda di iracheni. Una strana visione tormenta però Cassady, quella di Bill Django che gli appare ripetutamente vicino ad una capra. Segno che il lavoro delle unità segrete è di nuovo in piena attività. Monaci guerrieri che viaggiano nello spazio-tempo e training mentali per disperdere le nubi, saluti al sole per incanalare l’energia cosmica e corse sulle braci ardenti.  Tra una battuta demenziale (“devi liberare i piedi prima di liberare la mente”) e una situazione paradossale (le torture sui prigionieri in cella perpetrate a suon di filastrocche e luci stroboscopiche) il film è un viaggio on the road che scorre sul doppio binario, comico e politico. Da un lato c’è la storia di due uomini, all’apparenza perduti, che diventano amici; dall’altro le gag sulla filosofia new age mescolate all’ironia da caserma, che mettono alla berlina l’apparato bellico statunitense.  Il ritmo del film scema nella seconda parte, in linea con la deriva dell’ideale fantastico dei militari ‘illuminati’ (si può combattere una guerra senza farsi del male?), rischiando di disperdere il patrimonio sovversivo dello script, accumulato sul talento di Jeff Bridges, magnifico fricchettone dagli occhi luccicanti.

Un autentico gigante tra le capre debelatizzate del titolo. Nelle sale dal 6 novembre distribuito da Medusa in 270 copie. La frase: * “Scopri qual è il tuo destino e il fiume ti ci porterà”. Note: * “Grant ha fatto un lavoro magnifico – commenta Jeff Bridges – creando un’atmosfera rilassata ma concentrata al tempo stesso. E’ stato disponibile ad accogliere le proposte e le idee degli attori ed era molto preparato. Credo che il pubblico avrà una bellissima sorpresa da questo film. E’ impossibile descriverlo a parole. Il tono della pellicola è divertente, pauroso, serio e commovente. Insomma, contiene l’intero spettro delle emozioni”. * Jim Denver, sergente maggiore in pensione con 25 anni di servizio nei Marines e consulente militare nel film, è rimasto scioccato nell’apprendere che la pellicola era ispirata ad una storia vera. * Jon Ronson ha scritto il libro L’uomo che fissa le capre dopo essere venuto a conoscenza di una storia improbabile ed affascinante, relativa ad un tentativo – tenuto nascosto – compiuto dall’esercito americano di sfruttare la percezione extrasensoriale e praticare il tele trasporto. Secondo Ronson il programma nacque in maniera molto semplice: “Prima la Cia e poi il Ministero della difesa scelsero un gruppo di soldati, li chiusero in una stanza segreta e gli dissero di diventare dei sensitivi. Si trovarono a sperimentare cose assurde, come bombette puzzolenti su misura per ogni razza, suoni subliminali e api da attacco, continua lo scrittore. Il primo leader della divisione per la visione a distanza, un uomo della Cia di nome Sidney Gottlieb, gestiva anche un programma oscuro denominato MK-Ultra nell’ambito del quale, in gran segreto, correggevano le bevande di soldati inconsapevoli con Lsd. Alcune delle cose terribili che fa il personaggio di Kevin Spacey sono ispirate alle storie di Gottlieb”.  fonte cinespettacolo.it


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