^^^ Smog Art ^^^ tre artisti a confronto

E’ straordinario che in tre regioni del mondo tanto distanti fra loro emerga la stessa consapevolezza ed un’ unica idea: creare arte dal veleno degli idrocarburi, dando origine a quella che potremmo definire “Smog Art”. Ed è straordinario che i tre artisti abbiano iniziato la loro simile esperienza creativa nei medesimi anni, questi ultimi anni 2000, senza sapere l’uno dell’altro, come se l’idea aleggiasse in quest’aria inquinata che avvolge tutto il globo e aspettasse solo di essere colta e proposta all’attenzione del mondo. Sono l’italiano Alessandro Ricci, la cilena Katerina Gutierrez e il brasiliano Alexandre Orion. Tecniche ed estetica diverse ma con il comune scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica verso i temi dell’inquinamento, di una maggiore consapevolezza civica nei confronti delle proprie amate-odiate città e del riciclo a fini creativi di qualunque materiale, compresi i gas di scarico delle automobili. Le tecniche utilizzate da questi “artigiani delle polveri sottili” sono molto eterogenee tra loro, come lo è il risultato visivo che ottengono. Alessandro Ricci, nativo della città d’arte di Firenze, resta fedelmente ancorato alle tecniche classiche di pittura, utilizzando le polveri di città raccolte in batuffoli di cotone inumiditi, come fossero tempere, stendendole sulla tela e fissandole con fissativi naturali, ottenendo una sorta di effetto carboncino. Vedute e monumenti fiorentini rivivono sulle sue tele l’incubo dello smog, ottenuto spesso proprio dai marmi di quegli stessi monumenti rappresentati;

Alessandro-Ricci.-smog-su-tela-3lo smog lo ispira a cimentarsi anche in figurativi simbolici e provocatori, come neri paesaggi industriali o caricature di grigi uomini d’affari; infine crea astratti, in cui linee rette e curve si intersecano seguendo logiche inconsce e danno spessore materico alle polveri che impregnano la tela. La sua sensibilità verso il tema dell’inquinamento atmosferico è dettata anche dagli studi universitari svolti; laureatosi in Scienze Naturali, racconta che l’idea di dipingere con le polveri inquinanti gli sia venuta durante un campionamento atmosferico per il dipartimento di Chimica Ambientale dell’Università di Firenze. Decisamente altra è la tecnica utilizzata da Katerina Gutierrez, le cui opere sono il risultato di un processo di lavoro manuale e meccanico: l’artista cilena cattura le polveri inquinanti della città di Santiago per mezzo di un processo di estrazione d’aria, utilizzando dei potenti ventilatori che attraggono le particelle verso la tela, passando attraverso delle matrici perforate che conferiscono le forme desiderate. Tecnica di impressione simile quindi all’eliografia. Il risultato è sempre originale, poiché sono infinite le variabili che vanno ad incidere nel processo di creazione dell’immagine: la matrice utilizzata è composta ogni volta da materiali e forme differenti e le condizioni dell’aria variano a seconda del clima, della stagione e del momento del giorno scelto per l’installazione. Ancora diversa è la tecnica di Alexandre Orion.

Artista visivo di San Paulo del Brasile, nel 2007 ha realizzato un particolare murales nel tunnel Max Feffer di San Paulo: aderendo ad un progetto di “Reverse Graffiti” (metodo di creare graffiti temporanei su muri o altre aree, rimuovendo lo sporco dalla superficie) nel corso di 17 notti ha creato il suo Ossario, teschio dopo teschio lungo tutto il tunnel, raschiando via dalle pareti lo strato di fuliggine depositatasi al passaggio delle innumerevoli auto che percorrono giorno e notte quella strada. Essendo la tecnica stessa effimera, oggi non resta niente di quel graffito se non la memoria in un video e alcune foto. Al termine dell’intervento artistico infatti il murales è stato rimosso dagli addetti ai lavori, lavando via il resto di fuliggine rimasta impressa nei muri. Il messaggio di questi tre artisti dovrebbe risuonare all’unisono nelle nostre coscienze: amiamo o odiamo le nostre città? Le viviamo o vi passiamo soltanto attraverso? Siamo coscienti di ciò che ci circonda, di ciò che ci entra nei polmoni e negli occhi? Oppure facciamo finta di non vedere e restiamo comodamente seduti a guardare la distruzione di tutto ciò che è bello, che è vita ed arte?  Questi i messaggi forti che gridano le grigie tele di Ricci e della Gutierrez e i teschi ormai svaniti di Orion. Ma gridano anche un appello all’arte, all’ingegno delle menti affinché non si fossilizzino su false creatività, ma vadano a scavare nel senso della vita che si nasconde anche tra le polveri sottili degli idrocarburi, per far emergere nuove consapevolezze e tramandarle nei tempi a venire.

Rossella Bravi



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