“Viola di mare.” Amore proibito e saffico alla siciliana

Da una storia di metà ’800 il film di Donatella Maiorca prodotto da Maria Grazia Cucinotta. Viola di mare, una «grande storia d’amore e di libertà». Il primo e molto chiacchierato film italiano del Festival Internazionale del Film di Roma è protagonista della seconda giornata della kermesse insieme ad altre tre pellicole, tutte in concorso nella Sezione ufficiale, Hachiko: a dog’s story, Dawson Isla 10 e The city of your final destination. Annunciato come film scandalo, Viola di mare racconta l’amore lesbo tra Sara e Angela nella Sicilia di metà Ottocento. Da un libro, Minchia di re di Giacomo Pilati, ispirato ad una storia realmente accaduta, trae origine la pellicola diretta da Donatella Maiorca con protagoniste Valeria Solarino, Isabella Ragonese, Ennio Fantastichini, mentre Gianna Nannini firma la colonna sonora. Sebbene ambientato in un altro secolo, il racconto cinematografico di un amore omosessuale e dei pregiudizi che si porta dietro è quanto mai attuale. «Cerco di affrontare il problema con quello che so fare, il cinema» spiega la produttrice, Maria Grazia Cucinotta che rivela come l’uscita in sala della pellicola (distribuita in 100 copie, nei cinema da ieri) sia dovuta solo «al coraggio di Medusa, l’unica ad aver detto sì a questo progetto, dopo che avevo preso molte porte in faccia». Angela (Solarino) ama ricambiata Sara (Ragonese) da sempre, da quando sono bambine. Un padre padrone costringerà la prima a vestirsi da uomo ed a sposare Sara, con la compiacenza di un prete, per salvare le apparenze. «Ma Angela è resta una donna dall’inizio alla fine del film – spiega la Solarino – quello che sente è solo l’amore come dovrebbe essere considerato: tra due esseri umani». Al film con ambizioni «politicamente importanti», ne segue uno dalla semplicità estrema, Hachiko: a dog’s story, diretto da Lasse Hallstrom ed interpretato da Richard Gere insieme ad un fenomenale cane di razza Akita.

Ispirato anche questo ad un fatto realmente accaduto in Giappone tra il 1924 ed il 1935, il sex symbol buddista inizialmente ha pensato di realizzare un film per bambini. In corso d’opera però, la storia del forte legame affettivo tra il protagonista ed il cane Hachi è diventata un film per adulti che Gere dedica al suo cane ed a suo figlio di nove anni. Per dieci anni un cane aspetta alla stazione il ritorno del suo padrone morto, la storia è tutta qui, ma in sala è forte la commozione per la fedeltà estrema dimostrata da Hachi. «La storia originale è semplice – afferma Gere – e la sfida era esserlo quanto la storia». Di genere impegnato Dawson Isla 10, pellicola sud americana diretta dal cileno Miguel Littin, con Cristian de la Fuente, alle prese con il racconto dei 99 ministri e collaboratori di Allende deportati dalla dittatura di Pinochet in un’isola prigione che ricorda Guantanamo. Infine, Anthony Hopkins è tra i protagonisti di spicco di The city of your final destination» film con cui il regista James Ivory torna alla letteratura traendo ispirazione dal romanzo Quella sera dorata.  fonte gaynews.it


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