“Pet therapy” Salutare interazione persona-animale

Mentre sono stati evidenziati i benefici è stato anche sottolineato che si tratta di co-terapie che quindi non vanno mai sostituite alle terapie medicalizzate. In Italia una normativa ancora confusa Di asini utili nell’assistenza ai disabili e delle proprietà nutraceutiche del suo latte si è discusso al III Convegno regionale sulle terapie assistite e la nutraceutica negli ospedali dal titolo «Curando Giocando, Guarire Mangiando» che si è tenuto presso la facoltà di Medicina Veterinaria a Valenzano, in provincia di Bari. Dopo il saluto di rito del Preside della Facoltà prof. Canio Buonavoglia è stato il dott. Michele Polignari (Dipartimento di Prevenzione, Servizio Veterinario Asl BA, Area Igiene degli Alimenti) a introdurre gli argomenti del convegno. «Il latte di asina è un ottimo prodotto sostenibile che potrebbe entrare nel mercato come sostituto del latte materno umano» apre così Polignari, il quale ha presto passato la parola al dott. Antonello Del Vecchio (Direttore Struttura Complessa di Neonatologia, Ospedale Di Venere) che ha relazionato sull’argomento «Intolleranza alle proteine del latte vaccino e l’utilizzo del latte di asina» facendo da subito un distinguo tra l’allergia e l’intolleranza, poiché la prima è una reazione immunitaria e la seconda è un’idiosincrasia; a mettere in chiaro questo distinguo è stata l’Eaaic. «La sintomatologia si manifesta mediamente intorno ai 3 mesi, ma anche in età più precoce» afferma Del Vecchio che continua «l’Aplv causa reazioni sia immediate sia tardive di tipo cutaneo, gastrointestinali, respiratorie nonché manifestazioni sistemiche di tipo anafilattico»; conclude la prima parte del suo intervento dicendo che «l’allergia si manifesta a causa di predisposizione genetica o per esposizione all’alimento». L’iter per diagnosticare l’allergia alle proteine del latte vaccino si costituisce di due fasi: la prima prevede di instaurare una corretta dieta di eliminazione e se questo porta ad una chiara remissione della sintomatologia è necessario effettuare un «test di scatenamento»; la seconda fase viene esplicata dopo 1-2 settimane e prevede forme Ige mediate, nella colite e nella enterocolite.

Per quanto riguarda il test di scatenamento sono previste due tipologie di assorbimento: il primo si dice «in aperto» e consiste nell’assorbimento del test mettendo a conoscenza il soggetto e i genitori, rischiando però l’effetto placebo; invece la seconda tipologia detta «in cieco» prevede la somministrazione del test all’insaputa del soggetto, quest’ultima è anche possibile in modalità «doppio cieco» cioè nascondendo anche ai genitori il test di scatenamento. Del Vecchio sostiene che «il rischio di atopia aumenta se un genitore, fratello o sorella ha una patologia simile e tra l’altro» continua il neonatologo «il trattamento prevede l’esclusione dalla dieta del bambino di determinati alimenti e se allattato al seno sarà la madre a dover eliminare gli alimenti contenenti proteine di latte. Il dott. Del Vecchio conclude la relazione smentendo una falsità consolidata che vuole il latte di capra quale alternativa al latte vaccino. La seconda relazione «Latte d’asina quale alimento ipoallergenico per la prima infanzia» è stata tenuta dal prof. Paolo Polidori dell’Università di Camerino, il quale ha esordito affermando che «il latte di asina è un ottima alternativa al latte vaccino e al latte umano»; per esempio per quanto riguarda la «palatabilità» del latte d’asina è importante osservare: «che il bambino – continua il professor Polidori – ha una reazione negativa al latte di soia o altri eventuali sostituti, poiché l’assenza di lattosio è causa di scarsa palatabilità». «L’elevato contenuto di lattosio – continua Polidori – rende il latte gradevole al palato, oltre ad essere uno stimolante per l’assorbimento intestinale di calcio; inoltre il latte di asina è un ottimo substrato per la preparazione di bevande probiotiche». Un’altra caratteristica che accomunano il latte umano a quello di asina è la quantità di Vitamina C, che è un buon antiossidante, 50-60 mg/l per il primo e 48 mg/l per il secondo a differenza del latte vaccino che ne contiene 9-10 mg/l. Il prof. Polidori chiude il suo intervento ricordando che le virtù del latte di asina sono note sin dall’antichità; in età moderna è stato il pediatra siciliano Giuseppe Iacono, per la prima volta, a riconoscere scientificamente tali virtù e pubblicarle in un volume. La terza relazione, tenuta dalla dott.ssa Annamaria Durso, dal titolo

«Le terapie assistite da animali nell’esperienza del servizio di riabilitazione Utr 6 Asl di Taranto: finalità e metodi di lavoro» ha reso possibile la comprensione dei fenomeni di riabilitazione nel paziente affetto da forme di disabilità anche gravi grazie all’ausilio di animali, dalla pet therapy, all’ippoterapia, alla delfinoterapia finanche alla terapia condotta con l’apporto dell’asino. «Riabilitare in contesti come piscine, palestre o maneggi dà la possibilità di non sentirsi malato/diverso: la disabilità quindi viene trattata con un repertorio sostenibile molto ampio», sostiene la dott.ssa Durso. Risulta palese dall’esperienza dall’Utr 6 Asl di Taranto che questo tipo di approccio stimola le diverse abilità, la responsabilità del sé, l’autostima e l’autoefficacia, inoltre queste terapie sono maggiormente seguite dai pazienti grazie agli scarsi tecnicismi e alla maggiore pariteticità operatore-famiglia. Il convegno si avvia al termine con l’intervento della dott.ssa Francesca Cirulli (PhD Section of Behavioral Neuroscience, Department of Cell Biology and Neuroscience, Istituto Superiore di Sanità), che ha parlato di «Terapie e attività assistite con gli animali: verso una strutturazione metodologica». Entrando da subito nell’argomento ha precisato che «queste sono co-terapie e quindi non dobbiamo mai sostituirle alle terapie medicalizzate». Per quanto riguarda la formazione, l’Istituto Superiore di Sanità organizza corsi ma non c’è ancora una linea guida a livello ministeriale. La dott.ssa Cirulli fa un distinguo tra le «Animal Assisted Activities» (Aaa) e le «Animal Assisted Therapy» (Aat), poi insiste sulla necessità di affermare che a livello scientifico non c’è garanzia che il legame cane-uomo abbia un risvolto certamente positivo sulla salute. La Cirulli critica poi la situazione della normativa italiana che permette a chiunque di fare la Pet therapy a fronte del decreto del 28/02/2003 P.d.C. La dott.ssa Cirulli dichiara che l’Iss, con un équipe guidata dalla stessa dottoressa e coordinata a livello tecnico dall’associazione Anucss, si occuperà nel futuro prossimo di indagare «gli effetti delle terapie assistite con il cane sul benessere psicologico e fisico dell’anziano»: difatti è stato osservato che l’inserimento del cane nel quadro terapeutico stimola gli anziani a fare fisioterapia. La finalità di questo studio è di accreditare alcune tipologie di terapie assistite con gli animali come uno strumento innovativo all’interno del Sistema sanitario nazionale.

Il dott. Donato Lovecchio Vice Direttore Ifoc Bari con la relazione «L’esperienza nella formazione sociale dell’agenzia formativa della Camera di Commercio di Bari: “Chi forma – Cosa”» spiega il ruolo della Camera di Commercio: «prediligiamo una formazione ad ampio raggio, non solo in aula – rileva Lovecchio – in Puglia l’Asl di Taranto è un’isola felice in tema di terapie assistite soprattutto alla luce della scarsa rete di collaborazione registrata altrove. Siamo in alto mare, non si sa “chi” deve formare, pertanto è auspicabile la nascita di un polo operativo con le Asl», chiosa il Vice Direttore Ifoc. E conclude il suo intervento proponendo la nascita di iniziative innovative di ampio respiro, in virtù della grande diffusione del consumo di latte d’asino, nonché dell’asino come ausilio terapeutico. Il dott. Eugenio Milonis (Psicologo e Psicoterapeuta, Presidente Consorzio Nazionale «Allevasini» di Roma) esordisce dicendo che «il mondo della pet therapy è in grande espansione, ma che ancora non ha un’identità certa». Milonis precisa che «per l’Oms la salute è il pieno benessere fisico, il pieno benessere sociale e il pieno benessere psicologico»: quest’ultimo è la grande novità, poiché si parla del «diritto che ogni uomo ha di aspirare alla felicità». Lo psicoterapeuta si avvia alla conclusione affermando che «il mondo degli animali ci aiuta a prenderci cura di noi stessi e degli altri». Milonis chiude il convegno criticando gli ospizi definendoli «l’anticamera della morte» e proponendo un ribaltamento dell’ordine gerarchico all’interno di queste strutture, dando ai degenti la possibilità di relazionarsi, di uscire, di coltivare la terra, di confrontarsi con forme artistiche, eliminando dalla «dieta» la televisione, che impigrisce ed emargina.  fonte vglobale.it – Con il termine pet therapy (in italiano, zooterapia) s’intende, generalmente, una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale. Fu lo psichiatra infantile, Boris Levinson, a enunciare per la prima volta, intorno al 1960, le sue teorie sui benefici della compagnia degli animali, che egli stesso applicò nella cura dei suoi pazienti. Nel 1981, viene fondata negli Stati Uniti la Delta Society, che si occupa di studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali. Oggi la pet therapy, che solo recentemente ha ottenuto il giusto riconoscimento[3], trova ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali: case di riposo, ospedali, comunità di recupero. Levinson constatò che prendersi cura di un animale può calmare l’ansia, può trasmettere calore affettivo, e aiutare a superare lo stress e la depressione. L’onoterapia fa parte della pet therapy ed è diffusa in Francia, Stati Uniti e Svizzera. Solo di recente si sta diffondendo in Italia tra i centri di riabilitazione. Onoterapia. Questo metodo di cura è attivo, non permette mai di restare passivi o di isolarsi, e si rivolge perlopiù a un’utenza che soffre di disturbi di personalità e in generale a cardiopatici ed ipertesi, handicappati motori, bambini ed anziani, malati psichiatrici e tossicodipendenti, detenuti, sieropositivi, audiolesi, non vedenti, persone con problemi di ansia, stress, solitudine, accettazione e disarmonia emotiva. L’onoterapia sfrutta alcune caratteristiche proprie dell’asino (taglia ridotta, pazienza, morbidezza al tatto, lentezza di movimento e tendenza ad andature monotone) per entrare in comunicazione con il paziente attraverso il sistema asino-utente-operatore. L’operatore svolge le importanti funzioni di facilitare la comunicazione e di addestratore dell’animale. I progetti di cura prevedono: la conoscenza dell’animale tramite il tatto, valorizzando la mano come strumento di comunicazione e affetto, esercizi in serie e giochi che favoriscono linguaggio, responsabilità e concentrazione. I casi di miglioramento sono molti, ma l’onoterapia non è riconosciuta dalla comunità scientifica. N.D.R.


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