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Traccia del volto di Dio. Milioni di fedeli per il “santo di tutti”

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padre Pio, finita l’ostensione straordinaria, parla il nuovo vescovo. Il santo, dice monsignor Castoro, «è tornato a essere ciò che lui voleva: un aiuto a camminare verso il Signore». A conclusione della straordinaria ostensione del corpo di san Pio da Pietrelcina, le spoglie mortali dello “stimmatizzato del Gargano” resteranno per ora nel medesimo luogo dove i fedeli hanno potuto venerarle. Lo conferma il nuovo arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, monsignor Michele Castoro, ribadendo la precisazione dei padri Cappuccini secondo cui «nessuna data è stata decisa per la traslazione del corpo di padre Pio nella nuova cripta della chiesa a lui intitolata, benedetta il 21 giugno scorso da papa Benedetto XVI dopo essere stata abbellita dai mosaici di padre Marko Rupnik». In questi giorni si sono svolte le solenni cerimonie per l’ingresso ufficiale di monsignor Castoro in diocesi e le celebrazioni, presiedute dal medesimo arcivescovo e dal cardinale Angelo Comastri, con le quali è terminato l’anno di commemorazione per il quarantesimo anniversario della morte e il novantesimo anniversario della stimmatizzazione di padre Pio da Pietrelcina. Ora il corpo del santo non è più visibile ed è stato composto in un’urna non trasparente realizzata dall’orafo georgiano Goudji, autore anche del reliquiario esterno. * Monsignor Castoro, cosa ha significato questo tempo dell’ostensione? «Pur vivendolo un po’ da lontano, dalla mia precedente diocesi di Oria, mi sono reso conto con chiarezza che l’anno dedicato a padre Pio ha suscitato nei cuori di tanti fedeli il desiderio di vedere il suo volto per poter trovare in lui una traccia del volto di Dio. Tanti suoi devoti hanno rinvigorito la devozione verso san Pio e molti altri, che non lo conoscevano a sufficienza, hanno potuto approfondirne gli insegnamenti e la testimonianza. Così padre Pio è tornato a essere quello che lui voleva: un segnale indicatore di Gesù, un aiuto a camminare verso Dio». * In che cosa consiste, a suo parere, l’attualità che riveste ancora oggi il “santo delle stimmate”? «Il beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster diceva che gli uomini sono sempre, costantemente alla ricerca di Dio e perciò, quando vedono una persona che vive realmente la santità, gli corrono dietro. Padre Pio è stato e continua a essere – per gli uomini del nostro tempo, così distratti, ma anche così desiderosi di segni di autenticità – un testimone dell’assoluto di Dio».

* Che cosa ha incarnato, secondo lei, padre Pio da Pietrelcina? « È stato un penitente, un mistico, un religioso che si è estraniato del tutto dal mondo per vivere la dimensione contemplativa della fede, a tal punto da conformarsi letteralmente a Cristo. E oggi per moltissimi rappresenta dunque il vero modello di chi ha vissuto con tutto il proprio essere l’esperienza della fede cristiana». * Eccellenza, quale sarà il caposaldo del nuovo ministero episcopale che lei svolgerà nella diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo? «La diocesi sipontina ha la particolare vocazione di accogliere i pellegrini e di mostrare loro i segni di santità presenti sul territorio, a partire innanzitutto dai due grandi santuari di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo, meta sin dal lontano Medioevo di devoti (fra i quali ci fu anche san Francesco d’Assisi), e di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo. Per questo motivo sono giunto anch’io qui con il bastone del pellegrino, ma anche con una bisaccia piena dei preziosi doni che la Chiesa sa offrire ancora oggi al nostro tempo: la parola di Dio, i sacramenti, la testimonianza della carità». * In effetti è noto a tutti che padre Pio non ha curato soltanto le anime, ma anche i corpi… «Proprio così: l’ospedale da lui fondato, la Casa Sollievo della Sofferenza, è l’imperitura “fotografia” di questa sua attenzione. Personalmente, mi sento profondamente coinvolto dalle parole che papa Benedetto XVI ha scritto nella bolla per la mia nomina, richiamando la mia attenzione soprattutto verso gli ultimi, i poveri e gli ammalati. È un impegno che cercherò di portare avanti con tutte le mie forze». * E quali altri punti di interesse e di azione contrassegneranno la sua progettualità episcopale? «Ogni nuovo vescovo si inserisce ovviamente in un percorso già tracciato dai suoi predecessori. La diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo è stata caratterizzata in questi ultimi anni dall’attenzione profonda verso la famiglia e i giovani. Mi propongo di continuare su questa linea, che d’altronde ricalca l’impegno della Chiesa italiana nel prossimo decennio in favore dell’educazione e della formazione delle nuove generazioni». * Quale frase ha scelto come motto episcopale? « Il mio motto episcopale è In nomine Iesu (“Nel nome di Gesù”). La speranza che ho è di trovare sempre più persone disponibili a lasciarsi conquistare dal messaggio salvifico del Vangelo e capaci di accoglienza sincera, in modo da rendere la diocesi di Manfredonia una “città sul monte”, un segno della Chiesa di Gesù Cristo realizzata sul territorio».

Convegno sulle stimmate di Padre Pio. Le stimmate di Padre Pio analizzate in un convegno a San Giovanni Rotondo, da ieri fino al 20 settembre, nell’auditorium della Chiesa San Pio da Pietrelcina. Tema dell’incontro “La Stimmatizzazione somatica. Fenomenologia e spiritualità”. A proporre chiavi di lettura, studi scientifici e considerazioni teologiche sono un gruppo di esperti che si ritroveranno il 20 settembre, a conclusione del convegno, sul sagrato della chiesa dedicata al frate cappuccino, per prendere parte alle 10, alla celebrazione in ricordo della Stimmatizzazione. Tiziana Campisi ha chiesto a padre Luciano Lotti, frate cappuccino, direttore della Rivista scientifica “Studi su Padre Pio”, quale consapevolezza aveva il santo di Pietrelcina delle sue stimmate: R. – Padre Pio viveva le stimmate con diversi modi di reagire di fronte a questo fenomeno. Innanzitutto con vergogna: lui le chiamava le “mie vergogne”, perché si riteneva un grande peccatore e, allora, di fronte al dono di Dio si sentiva umiliato. Però, insieme al concetto della vergogna c’è il concetto di una presenza. Padre Pio toglieva i guanti durante la Messa per rispetto a Dio che veniva e per rispetto a quel segno che Dio gli aveva dato. D. – Vogliamo ricordare la comparsa di queste stimmate ed esattamente dire di che tipo di segni si trattava? R. – Innanzitutto, sono identificabili realmente come stimmate perché sono cinque ferite, cioè le stimmate sono i cinque segni della passione in cinque punti convenzionali: palmo delle mani, palmo dei piedi e costato. Dal settembre del 1910 probabilmente per di più già soffriva le sofferenze delle stimmate ma la stimmatizzazione anche come ritualità è avvenuta a San Giovanni Rotondo il 20 settembre del ’18. Queste stimmate sono state permanenti fino agli ultimi mesi della vita di Padre Pio. Quando è morto tutti i segni di queste stimmate erano completamente spariti senza lasciare nessuna cicatrice. D. – Cosa vuol dire oggi discutere, parlare di questi segni? R. – Chi crede riconoscerà in questi segni delle stimmate dei segni soprannaturali, chi non crede non li riconoscerà e noi dobbiamo rispettarlo. Chiaramente rispetteranno il nostro punto di vista. Quindi, la discussione non è tanto su questo, quanto sul problema pastorale: cioè, Gesù quando fa dei prodigi nel Vangelo dice “sono dei segni”, segni di un avvento del regno di Dio. Le stimmate in quanto prodigio sono segni di un avvento del regno di Dio. Leggerle pastoralmente vuol dire fermarsi un attimo e dire: andiamo al di là, cosa può dire Padre Pio all’uomo del ventesimo e del ventunesimo secolo con questi segni? Allora, in questi due secoli in cui si vede che la bellezza del corpo viene enfatizzata al punto che un corpo che non sia perfetto non è da ritenersi bello – pensate a ciò che è stato fatto durante il nazismo nel distruggere ciò che non era perfetto nell’uomo – Padre Pio cosa ci dice? “Un corpo segnato dal dolore è in sé un corpo della presenza di Dio, il massimo della perfezione”: cioè, la nostra sofferenza ci rende perfetti anche davanti agli uomini. D. – Lei ha conosciuto Padre Pio ed ha visto anche i segni che lui portava. Che cosa ricorda in particolare? R. – Servendo la Messa vedevamo al momento del lavabo nel palmo della mano tutta questa formazione crostacea… Due cose ricordo io: innanzitutto, l’uomo Padre Pio che quando eravamo ragazzi aveva paura che ci avvicinassimo troppo perché non gli pestassimo i piedi. Probabilmente proprio le stimmate dei piedi, per il fatto che doveva camminare, erano quelle che lo facevano soffrire di più. Poi, ricordo anche questo gesto che Padre Pio faceva nel darci la mano fasciata dal guanto da baciare. Per lui era un gesto importante, lui non dava importanza alle stimmate in sé o al fatto che le avesse lui, ma dava importanza al dono e ci educava attraverso il dono di incontrare Dio.  fonti radiovaticana famigliacristiana


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