“Notte del ricercatore” 25 settembre, astronomia in piazza

Tutta l’Europa vivrà il 25 settembre “La notte del ricercatore”, progetto in parte finanziato dalla Commissione Europea e in parte da amministrazioni locali. Con un centinaio di attività aperte a tutti cittadini, sarà in prima fila anche Torino, che vince il finanziamento europeo per la quarta volta, cioè fin dalla prima edizione, insieme con tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta. A Torino l’appuntamento è in piazza Vittorio dalle ore 15 a mezzanotte. Ci saranno esperimenti, test scientifici, laboratori aperti, incontri divulgativi, rappresentanze di centri di ricerca. Eventi simili si svolgeranno ad Alessandria, Biella, Novara, Vercelli ed Aosta. Inoltre, quest’anno per la prima volta, “La notte del ricercatore” si celebra anche a Cuneo. Quello che si presenta ai cittadini e che ha vinto ancora una volta la competizione europea (Torino si piazza al terzo posto in Europa) è un “sistema scienza” che ha visto insieme, coordinate da Unioncamere Piemonte, le quattro Università presenti sul territorio, l’Associazione CentroScienza onlus (quella che da anni organizza i “GiovedìScienza”, “Mondobit”, le “Settimane della scienza” e tante altre manifestazioni divulgative) e Creativa Comunicazione. Principale sponsor la Compagnia di San Paolo, seguita dalla Fondazione Crt. L’astronomia sarà rappresentata dall’Osservatorio Astronomico di Torino (INAF, Istituto nazionale di Astrofisica) e dal Planetario INFINI.TO, che sorge a Pino Torinese accanto all’Osservatorio. Un Osservatorio “storico”, perché è uno dei più vecchi d’Italia e quest’anno celebrerà i due secoli e mezzo di vita con varie manifestazioni culturali e una mostra di strumenti antichi curata dalla direttrice Ester Antonucci. Il Planetario (foto) sta invece per festeggiare il secondo compleanno e 80 mila visitatori. Una navetta congiungerà piazza Vittorio alla collina di Pino Torinese. Lo stand sarà dal lato verso il fiume Po, dove un inquinamento luminoso più limitato permetterà qualche osservazione del cielo. L’attività in piazza dell’Osservatorio, curata da Roberto Morbidelli, con audiovisivi e materiale didattico, offrirà al pubblico, nell’Anno Internazionale dell’Astronomia, una visione d’insieme dei molti filoni della ricerca, dall’esplorazione del nostro sistema planetario alla misura delle distanze cosmiche, ai fenomeni celesti più violenti e misteriosi, come i “lampi” di raggi gamma. Appena calerà il buio, all’Osservatorio Walter Ferreri (scopritore di numerosi asteroidi, fondatore della rivista “Orione” e autore di molti libri divulgativi) con il telescopio Zeiss mostrerà al pubblico la Luna e il pianeta Giove. Il Planetario INFINI.TO in piazza Vittorio porterà un piccolo telescopio fornito di un filtro particolare che permette di osservare il Sole nella luce dell’idrogeno e di mettere in evidenza le protuberanze solari. Ci sarà un sistema solare in miniatura e i bambini potranno vestire i panni dell’astronauta. Dalle ore 20 in poi l’attività di animazione scientifica continua al Planetario, con spettacoli, approfondimenti sull’esplorazione spaziale e giochi di tema astronomico per i bambini.

L’esperimento, l’interattività, il “mettere le mani sopra” per capire e imparare con divertimento la scienza è il filo conduttore della “Notte europea del Ricercartore”. I visitatori che andranno in piazza Vittorio (l’anno scorso furono più di 12 mila) ritroveranno questo filo conduttore negli stand di Experimenta dedicato all’auto del futuro, dell’INFN, dell’Istituto di ricerca metrologica, dell’Istituto Mario Boella, dell’Asp e così via. A ricordarci l’importanza della manualità sono oggi le più avanzate scienze cognitive, le stesse che ci dicono anche come le vocazioni scientifiche nella maggior parte dei casi siano molto precoci. L’imprinting avviene tra i cinque e i dodici anni. In quella età il bambino apprende innanzi tutto tramite l’esperienza, cioè facendo qualcosa, ma subito dopo è aperto alla riflessione e al ragionamento su ciò che ha fatto. Fare qualcosa è il risultato dell’attivarsi nel cervello di neuroni motori che mettono in azione mani, piedi e altre parti del corpo. Ciò però avviene sotto la guida di una intenzionalità assimilabile a una forma di pensiero astratto che guida più o meno consapevolmente l’atto concreto. L’interazione tra i due aspetti – motorio e prettamente “mentale” – ha un effetto potente sull’apprendimento: ciò che si fa con le proprie mani viene compreso più a fondo e di conseguenza viene fissato nella memoria con più efficacia. Il fatto non è sorprendente: l’azione, il fare, è direttamente connesso con la memoria procedurale, quella che, per esempio, usiamo per andare in bicicletta o allacciare le stringhe delle scarpe, e questo tipo di memoria è tra i più duraturi e inattaccabili, resiste persino a gravi malattie degenerative del sistema nervoso come il Parkinson e l’Alzheimer perché è impresso nella chimica delle sinapsi. L’Exploratorium di San Francisco, fondato da Frank Oppenheimer nel 1969, è il primo museo che abbia scelto il “fare” del visitatore come metodo di comunicazione didattica. Accoglie 600 mila visitatori all’anno, 48 su cento sono bambini. La sua formula ha avuto una tale fortuna che oggi è praticamente impossibile concepire un museo per la diffusione della scienza che non sia basato su esperimenti interattivi per coinvolgere il visitatore. La Villette di Parigi e il CosmoCaixa di Barcellona sono due interpretazioni europee dell’Exploratorium. In Italia il primo esempio fu la mostra temporanea Experimenta, nata nel 1985 per iniziativa della Regione Piemonte e giunta alla ventesima edizione. La “Notte del ricercatore” è un’altra tappa importante lungo questo percorso.fonte lastampa.it Per informazioni: 011 -564 6183  011- 0118118640  relazioni.media@polito.it


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