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Ecco la pillola-robot che ti opera

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Esplora lo stomaco, cammina nell’intestino ed esegue l’intervento controllate dal chirurgo. Pillole-robot da fantascienza per esplorare il corpo umano. Una capsula da fantascienza che può viaggiare all’interno del corpo umano come un sottomarino. Non è la trama di un film ma una ricerca portata avanti da un gruppo di scienziati del Sant’Anna di Pisa e del Crim Lab, guidato dal professor Paolo Dario. I mini-robot – sono grandi quanto una moneta da un euro – hanno un corpo a forma di cilndro e piccole zampette, simili a quelle di un insetto metallico, che permettono di muoversi all’interno del corpo umano ed entrare, per esempio, nello stomaco di un paziente. Da lì il robot potrebbe inviare immagini tramite una micro-camera. I robot-capsula servono per effettuare analisi delicate come endoscopie e gastroscopie in maniera meno invasiva rispetto ai metodi attuali. E può anche operarti guidata dal computer del chirurgo. Ingoi una pillola, grande poco più di un comune antibiotico, e questa inizia a percorrerti le viscere. Esplora lo stomaco al pari di un piccolo sommergibile, risale le pareti dell’intestino come una formica. Ne ingerisci delle altre e queste si ricongiungono tra l’esofago e il piloro, si conformano alle superfici e agli incavi quasi fossero un grande insetto. Fantascienza? No, ultimi risultati della ricerca bioingegneristica, che la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa espone in questi giorni nell’ambito della mostra intitolata “Sci-Fi surgery: medical robots” , ospitata al Royal Surgeons di Londra. Le nuove frontiere della diagnostica e della chirurgia sono state disegnate da un gruppo di trenta ricercatori coordinati dalla professoressa Arianna Menciassi, del Lab-Crim di Pontedera diretto dal professor Paolo Dario.

I loro prototipi rispondono a un principio logico di disarmante semplicità. Le pillole vengono ingerite con un bicchier d’acqua. Ma siccome, in realtà, sono robot miniaturizzati, una volta all’interno del nostro corpo possono essere comandate dall’esterno: quando hanno esaurito il loro compito, vengono espulse al pari di qualsiasi altro alimento. I progetti sono quattro. Quelli denominati “Vector” e “Optimus” comprendono le due pillole-robot diagnostiche, dotate di fotocamere. Una ha la forma di un insetto, con tanto di zampette, capaci di muoversi nelle viscere tubolari e risalire lungo le pareti, ad esempio dell’intestino; l’altra ha la forma di un sommergibile, con quattro piccole eliche che danno propulsione, in grado di muoversi in presenza dei liquidi, vale a dire nello stomaco. Gli altri due, riguardanti la chirurgia endoluminale, sono l’uno evoluzione dell’altro. Una volta che il progetto “Araknes”, originariamente denominato “Ares”, sarà tradotto in pratica, l’i nterventistica subirà una seconda rivoluzione copernicana, dopo l’i ntroduzione delle tecniche endoscopiche: «Le capsule-robot, dopo la deglutizione potranno essere ricomponibili all’interno, ad esempio, dello stomaco – spiega la professoressa Menciassi – Il chirurgo resterà seduto davanti a una consolle, dove eseguirà una sorta di teleoperazione senza alcun trauma per il paziente».

Le pillole robot, agganciabili l’una all’altra anche attraverso sistemi magnetici, non sono tutte uguali: alcune avranno una telecamera, altre un laser. Le dimensioni di ciascuna sono di poco superiori a una capsula di antibiotico: gli studi potranno affinarsi per ridurne ulteriormente il volume, in modo da facilitarne l’uso. Questione di poco, prevedono i ricercatori. Poi i produttori potranno dare l’assalto ai mercati. Già oggi, comunque, vengono prodotte pillole diagnostiche. Che tuttavia hanno un limite: sono ingerite e proseguono autonomamente il cammino nel nostro tubo digerente, senza che nessuno sia in grado di teleguidarle dall’esterno. Il medico non può soffermarsi sul particolare, valutare l’entità di una lesione, il significato di un’escrescenza. Proprio su questo punto si è incentrato il lavoro dei ricercatori del Sant’Anna: controllare le pillole-robot, determinare il loro movimento e coordinarne l’azione. I progetti sono stati eseguiti sotto l’egida dell’Unione Europea e la loro attuazione è più vicina di quanto si possa immaginare: le capsule endoscopiche hanno già attratto l’attenzione di un’a ssociazione tedesca tra piccole aziende, la Novineon Gm Bh; l’a ttività sul robot ricomponibile è coordinata da St Micro Electronics, una tra le maggiori imprese mondiali nel settore della componentistica. La ricerca in campo biorobotico non si ferma qui. Prima o poi il bisturi finirà in un museo. Tra pochi anni nulla sarà come ora. Anche se gli scenari di “Viaggio allucinante”, dove un’équipè di scienziati su un sommergibile viene miniaturizzata e iniettata in un corpo umano, resteranno confinati nella trama di un film. Di fantascienza. fonte iltirreno.gelocal.it


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