Giappone, svolta verde Si punta sulle auto elettriche

Dopo l’amministrazione Obama anche il nuovo Giappone dei democratici che hanno appena vinto le elezioni mettendo fine a mezzo secolo di egemonia politica dei conservatori liberaldemocratici (Ldp) punta tutto sulla rivoluzione ‘verde’. Così, facendo infuriare gli industriali (l’attuale ministro per le politiche economiche, Toshihiro Nikai, aveva messo in guardia che l’abbattimento del 25% sui livelli del 1990 potrebbe costare a ogni giapponese circa 360.000 yen, 2.700 euro l’anno) il nuovo governo ha deciso che rivedrà in maniera consistente i propri obiettivi di abbattimento dei gas serra, passando dall’8% al 25% entro il 2020 rispetto ai livelli registrati nel 1990, ed è pronto ad ad assumere una posizione di riferimento a livello internazionale. “La riduzione del 25% è una delle promesse agli elettori del nostro manifesto programmatico”, ha messo in chiaro oggi il premier nipponico in pectore, Yukio Hatoyama, che della svolta ecologista ha fatto un punto cruciale della sua campagna elettorale. Il leader del DpJ è andato anche oltre nel suo intervento a una riunione internazionale sul cambiamento climatico organizzata dal quotidiano Asahi Shimbun. “E’ nostro preciso dovere – ha rilevato – tentare di raggiungere l’obiettivo, usando tutti gli strumenti in nostro possesso, così come quello di stabilire un equo ed efficace schema di riferimento internazionale capace di coinvolgere i principali Paesi nella lotta al riscaldamento globale”. I Paesi in via di sviluppo devono fare la loro parte in un piano “di sviluppo sostenibile e di eliminazione della povertà seguendo responsabilità comuni, ma differenziate”.

Hatoyama ha aggiunto che presenterà la sua “iniziativa” al vertice sul clima che si terrà alle Nazioni Unite il 22 settembre, una conferenza chiave in vista del meeting di Copenaghen del prossimo dicembre che dovrà tracciare un nuovo schema globale per sostituire il protocollo di Kyoto del 1997 sulla lotta contro il riscaldamento globale. “Non appena il nuovo governo si sarà insediato, cominceremo a costruire una società non dipendente dal carbonio”, ha anunciato il futuro capo del governo sottolineando le grandi opoortunità che si aprono davanti al paese: lo sviluppo di auto elettriche e l’energia solare creeranno “nuove frontiere e nuovi posti di lavoro”, ha aggiunto. Hatoyama ha invitato le altre grandi economie mondiali a un’intesa su un ‘obiettivo coraggioso’ per abbattere le emissioni, promettendo l’impegno del Giappone nell’istituzione di una piattaforma internazionale “giusta ed efficace” sul tema ecologico. L’argomento della riduzione delle emissioni di gas serra, e soprattutto del suo impatto reale sull’economia nipponica – la seconda del pianeta -, ha diviso e continua a dividere il Paese tra i difensori più agguerriti di un approccio ‘morbido’, tra i quali la potente associazione nazionale degli industriali, la Keidanren (la Confindustria nipponica), e gli ecologisti (come il Wwf) a favore di un impegno più robusto. Il presidente della Keidanren, Fujio Mitarai, ha fatto più volte sapere – anche a Hatoyama – di essere contrario a target troppo pesanti per la categoria, soprattutto in tempi di crisi economica: “E’ necessaria una profonda discussione per studiare a fondo l’impatto delle misure sulla gente e sull’economia”, ha ribadito di recente Mitarai. Proprio le insistenze degli industriali erano state alla base, in giugno, dell’approvazione di obiettivi moderati da parte del governo uscente di Taro Aso, che, pressato da più parti, aveva finito per varare un taglio – giudicato da molti troppo modesto – dell’8% entro il 2020. fonte repubblica.it


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