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Il giorno X di Panoramix parte VI

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Segue la sesta puntata de “il giorno X di Panoramix”. Storie fantasy dove la realtà supera la fantasia… Nei Venerdì che seguiranno leggerai il seguito della storia.

 Avvertenze:  si avvisano i lettori che per i contenuti della storia, è consigliata la lettura ad un pubblico giovane e sognante. Gli adulti possono leggerla ma accompagnati dai propri figli. (N.d.r.)

 

VITA, OPERE, DETTI MEMORABILI E MIRACOLI

DEL GRANDE FRATELLO

FRAMMENTO QUINTO

Le Ronde

Agli albori della nuova era geologica della Rinascita Federale, giusto al termine della Grande Glaciazione detta della Seconda Repubblica (si era agli inizi del ventunesimo secolo) l’immensa e inarrestabile intelligenza dell’uomo creò le Ronde.

Le Ronde, come rinate pattuglie dell’antica UNPA, invasero le notti italiche, segnando con croci ammonitrici le porte degli appestati progressisti e dei sospetti poveri untorelli libertari, preparando la strada ai turpi monatti…

I crocchi dei nottambuli abituali, quelli che alle ore piccole della notte sono ancora a parlare di calcio e di donne intorno ai tavolini dell’ultimo bar ancora aperto (con il gestore che sbuffa e scuote la saracinesca perché casca dal sonno e vuole chiudere) o che, a bar chiuso, si appollaiano sugli scalini delle fontane, furono dispersi con persuasivi argomenti dialettici, dopo essere stati identificati e iscritti sugli appositi registri dei Sorvegliati Per Tendenze Centraliste Unitarie (acronimo difficile, anche per gli esperti titolisti ufficiali della Ripartizione “Denominazioni e Significati Federali” del Ministero per la Propaganda Federale). Niente armi, però, come prevedeva il Decreto Costitutivo: solo leggeri colpetti amichevoli sulle spalle e buffetti sulle guance.

Quei troppi maniaci della lettura notturna che, fino alle ore antelucane, chiusi nelle loro segrete stanze (dalle cui finestre, ancorché accuratamente serrate se inverno o peggio ancora provocatoriamente spalancate se estate, traspariranno fili o, ahiloro! fasci di luce), si attardavano con libidinosa pervicacia  sulle pagine dei loro libri (massimamente quelle di autori già messi all’indice dal  Neo Sant’Uffizio da Giussano: certi Eco, Augias e altri corruttori della stessa specie) venivano cortesemente ammoniti e invitati a desistere da tali insane abitudini, tipiche dei simpatizzanti della defunta sinistra, con grida sussurrate e lievi colpi di pertica sui vetri (alcuni dei quali, a causa purtroppo del loro scarso spessore, potevano talvolta infrangersi).

Ma in tal caso, l’Ufficio Rifusione Danni Vetri appositamente istituito presso le Prefetture provvedeva al rimborso, dietro presentazione di domanda,  conforme al modello regionale stilato sullo schema del Ministero delle Ronde a Affini, purché autenticata da notaio, preferibilmente laureato in Università consolidate e certificate UNI ( Varese, Lodi, Pontida, di recente istituzione governativa).

Le Ronde, costituite da intemerati cittadini di provata “fede federalista” (felice e poetica ripetizione con allitterazione creata e voluta dal Segretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Diffusione della Cultura di Ritorno) circolavano, però con la massima discrezione, fra la folla che animava fiere e manifestazioni folcloristiche, ma anche bar, caffè, stadi, luoghi di spettacolo, raccogliendo, attraverso il fine udito dei componenti (selezionati anche, in base ad accurata visita medica, per la loro elevata capacità auditiva), elementi di sospetto nelle frasi ambigue pronunciate dai cittadini, che venivano comunicate all’Autorità Preposta alla Redazione del Codice dei Modi di Dire degli Oppositori.

L’OVRA Organizzazione Volontaria Registrazione Avversari, occulto braccio fiancheggiatore delle Ronde (ufficialmente disconosciuta dalle Autorità ma finanziata sottobanco con i fondi segreti del Dipartimento Feste, Lotterie, Elezioni Miss del Ministero Svaghi e Attività Ricreative) raccoglieva invece, e riferiva al Tribunale Imperscrutabile, le barzellette contro il Regime Federale che oppositori estemporanei subdolamente propalavano nei negozi di barbieri e parrucchieri per destabilizzare le Nuove Istituzioni.

Nel fervore di tutta questa attività di base, intanto, ai massimi vertici intellettuali si dibatteva animatamente sul nome da attribuire ai coraggiosi volontari delle Ronde; in dottrina si discuteva vivacemente su due termini, “rondisti” o “rondaioli”, e la discussione ristagnava senza approdare ad

una decisione. Questa stasi indecisionista innervosì il Presidente (per decreto presidenziale denominato poi, in tutti gli atti ufficiali “Capo dei Capi Capo Massimo”), che pensò di intervenire motu-proprio con un opportuno Decreto Legge (la stampa libera, agli ordini del Segretario alla Presidenza con delega alla Obbedienza Cieca e Assoluta, aveva già pronto il titolo da diffondere, “Decreto Vi Sovvien” abbreviazione di uno più completo, “Vi sovvien dice Alberto di Giussano” ritenuto troppo encomiastico nei confronti del precursore dell’Impero e comunque, ricordò qualche curioso di cose antiche, uguale ad un verso, frutto di un ignobile plagio, di una composizione pseudo-poetica di un tale che veniva detto “Vate d’Italia” in spregio al vero Vate, l’attuale Vate, il Capo dei Capi Capo Massimo. Fu però dissuaso, nella  Suprema Decisione di emanarlo, dall’abile Consigliere Privatissimo, Eminenza Grigioverde, che dall’ombra in cui abitualmente viveva e in cui alimentava la sua immensa cultura, emerse sibilandogli in un orecchio il pensiero, tratto dalla suddetta immensa cultura ricavata da un articolo di giornale: “Mai confutare le opinioni empie, vanno soppresse con purghe lessicali: mancando le parole in cui pensarla, l’eresia si estingue” (parole di un teologo domenicano dell’Inquisizione cinquecentesca in Spagna).

 Il Decreto Legge in questione non fu pertanto emanato, ma il Capo dei Capi Capo Massimo, messo sull’avviso dalle sante parole del teologo, ne stava facendo elaborare un altro, redatto da una apposita Commissione di Studio, “Commissione dei Venticinque ai Detti Proibiti”, in cui sarebbero state elencate tutte le parole utilizzabili per diffondere eresie rispetto alla politica governativa, parole che sarebbero quindi successivamente cancellate dal vocabolario. Alcuni dissidenti interni, però, paventavano che, data l’immensa mole di  parole da censire, i membri della Commissione potessero non avere vita sufficiente alla bisogna e che quindi l’incarico di Commissario andasse, con trasmissione ereditaria, ai discendenti diretti, con grave vulnus alla democrazia elettiva e rappresentativa.

Nel frattempo un vecchio e insigne professore di letteratura nei Licei dell’”Ancien Régime Unitario” (prontamente epurato e inviato a fare il bidello in una Scuola Professionale Federale della Valtrompia) aveva avuto l’ardire di intervenire nella discussione sul nome, ricordando che l’epiteto letterario di Rondisti veniva attribuito ai fondatori di una importante rivista letteraria del novecento (una inutile rivista letteraria di epoca pre-federalista, piena di fanfaluche, abusivamente intitolata “La Ronda”, corresse subito il Segretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Diffusione della Cultura di Ritorno).

A seguito di questa segnalazione (risultata inutile perché subito il Ministero della Informazione Disinformata informò di sapere già tutto, stando appunto per intervenire) i fondatori del suddetto giornalastro, tali Riccardo Bacchelli, Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi e altri ignoti (noti per la cultura passatista propagandata), furono immediatamente ricercati dalla PIVASBEG, Polizia Involontaria Verde A Strisce Bianche E Gialle, che del resto già da tempo sospettava di loro ed era quindi sulle loro tracce e al più presto avrebbe posto FINE alla loro attività sediziosa.

Con l’occasione è da ricordare la meritoria azione svolta dalla PIVASBEG , Polizia Involontaria Verde A Strisce Bianche E Gialle, fortemente voluta e realizzata in tempi eccezionalmente brevi dal responsabile del Ministero alle Attività Protettive con l’arruolamento, illic et immediate, di ignari ma poi entusiasti passanti trovatisi in quel momento davanti alla sede del costituendo corpo di polizia. Quanto alle inusuali strisce bianche e gialle sull’istituzionale colore verde, esse furono dovute ad un improvviso lampo di diplomazia che illuminò la fervida mente del titolare del ministero: si trattò di un atto di rispetto e amicizia (per gli avversari in malafede fu bieca “captatio benevolentiae”) nei confronti di quella superpotenza mondiale che risiedeva sulla riva destra di un cosiddetto fiume che attraversava allora la città capitale del PUL,  POTERE UNITARIO LADRONE, superpotenza che il Capo dei Capi Capo Massimo, ritenne sempre opportuno non molestare  mai con atti e fatti a lei sgraditi  (anche personalmente infatti si dichiarò sempre osservante delle sue leggi, avendo avuto cura di far cancellare da tutte le cronache certi suoi precedenti discorsi e comportamenti che avrebbero potuto insinuare sospetti sulla proclamata devozione )

In realtà quel fiumiciattolo era un emissario che traeva le sue scarse e limacciose acque dal  SACRO LIMPIDO E POTABILE PADRE PO attraverso un percorso che ignobili antichi cartografi, prezzolati dal PUL, POTERE UNITARIO LADRONE, avevano proditoriamente cancellato dalle carte, violentando così la verità geografica e storica, quella verità che fu poi restituita alle genti quando fu completata l’annessione di tutte le terre poste aldilà della cosiddetta Linea Gotica e furono colonizzate, inviando a civilizzarle onesti valligiani e robusti abitanti di masi dolomitici.

Infine, non progredendo la querelle sul nome da attribuire agli eroici volontari delle Ronde, il Capo dei Capi Capo Massimo ruppe gli indugi e incaricò ufficialmente la Suprema Commenda  dell’Accademia del Cruschello e della Polenta Taragna, supremo organo restitutore e custode della antica e gloriosa lingua federale, di dirimere in modo assoluto e definitivo, la vexata quaestio. La Commenda, nella Sua illuminata saggezza, delegò, per competenza, la Commissione “Ad Restituendam Linguam, che, a sua volta, trasmise gli atti alla Prima Sottocommissione “Per Risciacquare i Panni nel Lambro”. Questa esaminò, consultò antichi documenti, ponderò, sentì il parere di esperti, discusse animatamente e infine emise l’insindacabile giudizio : RONDAIOLI

Il popolo esultò e i Rondaioli poterono finalmente stampare i loro biglietti da visita e furono pronti a mettersi in movimento.

A Gusmate di Sopra, Gusmate di Sotto e Gusmate di Mezzo, invece, le Ronde erano già in movimento: un rapido sopraluogo alle principali bettole per verificare, con personali comparazioni, eventuali presenze di tassi alcolici inferiori alla norma nei frequentatori autorizzati (regolarmente registrati presso il Catasto Bevitori Federali), fra i quali avrebbero potuto però celarsi squadre d’assalto dei PAA Pericolosi Agitatori Astemi; il rapido sopraluogo, poi via! verso le altre operazioni di routine.

La gestione dei Verbali Giornalieri Rondaioli, emessi al termine di ogni TDR Turno Di Ronda fu regolata dall’apposito Decreto Legge “Ronde e Rondini a Primavera (licenza poetica presidenziale.n.d.r).” emanato motu-proprio dal Capo dei Capi Capo Massimo, con l’imprimatur del Consigliere Privatissimo, Eminenza Grigioverde, che, spigolando nella sua immensa cultura, non trovò niente in contrario in nessun giornale.

Con lo specifico comma 2 ter dell’art. 24 del Regolamento Finale di Attuazione, tramite un emendamento inserito poi con sublime magnanimità personale dal Capo dei Capi Capo Massimo, fu stabilito che  quotidianamente il migliore dei Verbali Giornalieri Rondaioli venisse premiato con la pubblicazione su “La Domenica del Corriere Federale” e recitato nel grande talk-show televisivo serale a reti unificate “Tutte le donne del Capo dei Capi”, a turno, dalle più vistosamente brave studentesse del Corso Propedeutico alla Carriera di Ministra Con Abbondante Portafoglio, in adeguato abbigliamento ridottissimo, onde dimostrare al popolo quanto l’Esecutivo tenesse in considerazione l’invito del Governatore della Banca Nazionale del Po ad una oculata gestione economica, stante l’attuale grave disavanzo di bilancio, dovuto, come recitava opportunamente l’Articolo Unico del Decreto Legge Presidenziale Autonomo, “… alla improvvida e allegra politica di inutile assistenza sociale posta in essere dai precedenti governi.”

Quanto al sopracitato emendamento premiale del Decreto legge sulle Ronde, tale emendamento fu voluto esplicitamente dal Capo dei Capi Capo Massimo, senza il parere del Consigliere Privatissimo, Eminenza Grigioverde, che però ebbe a obbiettare per una sospetta incostituzionalità, provocando l’immediata Reazione Presidenziale che provvide immantinente a modificare, motu-proprio, l’articolo della Costituzione che poteva dar luogo, con interpretazione estensiva da parte della solita opposizione preconcetta, a sospetti di incostituzionalità.

Sublime prova di sensibilità democratica! osannò tutta la stampa libera, accogliendo liberamente l’ordine del Segretario alla Presidenza con delega alla Obbedienza Cieca e Assoluta!

Fu allora che, in uno slancio di generosità, il Capo dei Capi Capo Massimo, regalò al suo popolo l’ordine di invocarlo come GRANDE FRATELLO.

POSTILLE DUBBIE AL FRAMMENTO QUINTO

Una incerta attribuzione (contestata dall’ottimo prof. De Profundis e per questo da noi pubblicata con riserva per una forma di riguardo nei confronti dell’insigne studioso) ed una avventurosa lettura e collazione di alcune frasi isolate e sconnesse recuperate in coda al frammento farebbero supporre la presenza di alcune Ronde apocrife, di cui qui tentiamo una ipotetica ricostruzione, avvertendo però i lettori che trattasi di puri esercizi interpretativi :

Ronde Nere

Sembrerebbero comparse, sulla scia delle Ronde ufficiali, quelle cioè omologate dall’Ufficio Riconoscimento Ronde, alcune ronde estemporanee, autonominatesi “ronde nere”: risulterebbero caratterizzate da un abbigliamento trucemente guerresco e pietosamente nostalgico, camicia nera, stivaloni in cuoio nero, gagliardetti, medaglie e stemmi diffusi variamente sul petto, borchie metalliche, chincaglieria varia, vistoso emblema sul fez, il tutto chiaramente proveniente da inesperto noleggio presso sartorie e attrezzerie teatrali di terz’ordine: dalle poche parole ricostruite parrebbe persino che l’Aquila Imperiale piazzata sul fez fosse  risultata un semplice pollo allevato in batteria.  

Ronde Rosa

Nate, sembra, con l’incarico, a norma di statuto, di vigilare sul regolare svolgimento delle contrattazioni notturne (da mezzanotte fino alle prime luci dell’alba, con riferimento agli orari di “levata del sole” quotidianamente riportati nelle apposite rubriche dei giornali locali) fra utenti, altrimenti nomati, dagli uomini di legge, “utilizzatori finali”, e fornitrici di “servizi sessuali all’aperto”, altrimenti appellate, dai suddetti utilizzatori finali, “battone di strada”. La tenuta d’ordinanza che maggiormente riscuote consensi fra gli ideatori e organizzatori di queste “ronde rosa” in via di completamento è un tutù, naturalmente rosa, con regolari scarpette d’ordinanza da sostituire, in caso di neve o gelo, con confortevoli scarponi dopo-sci. Ma si dibatte anche su altre opzioni, quali il costume da bagno (intero, in due pezzi o un solo  pezzo: bikini, tanga e altre acconciature, che però presentano problemi stagionali)

Il reclutamento dei componenti, per statuto tutte donne, con una prefissata percentuale di omosessuali ed una minima presenza di transessuali (per un estremo senso di solidarietà per eventuali utenti in vena di sperimentazioni),  avviene con la massima attenzione, onde evitare che le rondaiole ufficiali si sostituiscano alle “battone di strada” come interlocutori degli “utilizzatori finali”, anche se ciò potrebbe portare giovamento alle casse sociali.

. “ronde a strisce bianche e gialle”, in saio francescano con i colori del noto stato confessionale , che dovrebbero operare in favore di religiosi caduti o in via di cadere in tentazione: cantando inni sacri e gridando “Vade retro Satana” dovrebbero distogliere i tentati dal Maligno  dal cadere nel peccato o altrimenti accompagnarli con dolcezza verso la redenzione, se già caduti.

Un notevole problema interpretativo è poi sorto, a proposito di questi pochi vocaboli recuperati in coda al frammento primo, circa il reale significato della dizione “utilizzatore finale”: vivacemente si discute, in dottrina, sul significato da attribuirgli. Secondo l’esimio professor De Profundis (notoriamente apprezzato, nel mondo accademico, anche come esperto glottologo, per le sue specifiche escursioni, da ricercatore, nel mondo delle “gole profonde”) si tratta di una voce gergale, in uso presso la media borghesia di quei tempi , diversamente da quella allora corrente nelle classi proletarie, assai più icastica, di “puttaniere”.

A detta invece di altri validi studiosi, la lettura da farsi era tutt’altra, e antitetica.

In primis, fra questi, il Dottore, Professore, Senatore Ghedino (nome derivantegli dal paese natale, Ghedi, amena località in quel di Brescia) Leguleis, esponente di spicco della cosiddetta Scuola di Giurisprudenza Peripatetica.

Tale nome, per la precisione, derivava dalla abitudine di un gruppo di eccellenti studiosi di legiferare allegramente, discutendo del più e del meno, deambulando sotto i portici, al riparo dagli agenti atmosferici avversi, con l’orecchio sempre attento a captare gli umori del Legislatore Massimo in Incognito al fine di tradurli in opportuni provvedimenti apotropaici).

Giustappunto il Senatore Ghedino Leguleis sosteneva, dopo opportune ricerche telefoniche presso gli archivi della Società Amici della Libertà Sessuale, doversi invece trattare, per la dizione “Utilizzatore Finale”, soltanto di una facezia estemporanea uscita dai divertimenti verbali di un gruppo di buontemponi, che finivano sempre, poi, per attribuire tale definizione di loro esclusivo conio alla persona del Grande Fratello (sacrilegio massimo!), stante la di lui nota predisposizione alle attività sessuali in senso lato.

Per ristabilire il dovuto rispetto alla sacralità dell’immagine granfratellesca, il Ghedino Leguleis ritenne quindi suo dovere controbattere a quella vergognosa insinuazione che si stava sempre più  diffondendo fra la popolazione, coniando invece egli stesso (falsificando abilmente alcuni documenti dell’Archivio Unico Federale) il termine “Inutilizzatore Finale” , che a suo giudizio più si adattava alla specchiata onestà dei comportamenti sessuali del Grande Fratello, il quale mai avrebbe osato attentare, con proposte mercenarie, alla libertà di pensiero delle “fornitrici di prestazioni sessuali all’aperto” (che Egli, devoto alla cultura francese di cui era profondo conoscitore in quanto in gioventù si esibiva come chansonnier nei più malfamati bistrot della provincia francese, appellava “dames au plein air”)

Mal gliene incolse, all’esimio studioso, poiché la cosa provocò vivo disappunto nel popolo federale, disappunto che in qualche caso (soprattutto nelle Compagnie dei Lavoratori Portuali, rudemente abituate al libero e mercenario dispiegamento dei sensi) giunse a delle vere e proprie sedizioni.

Quell’incauta mossa aveva provocato una adirata reazione da parte del Grande Fratello, che si era sentito sminuito da quel nuovo appellativo, riduttivo dell’icona che si era fatto costruire: aveva quindi subito ordinato al Provveditore del Repertorio Ufficiale dei Laudatori del Grande Fratello, di cancellare dai ranghi il nome dello sprovveduto giurista, caduto in disgrazia (le cronache riportano che occorsero diversi provvedimenti legislativi progettati dal povero studioso a favore del Grande Fratello per fargli ottenere la piena riabilitazione).

Inoltre, essendo risultato che gli allegri buontemponi coniatori di facezie pericolose erano soliti radunarsi, nei pomeriggi canicolari, all’ombra degli alberi dei giardinetti pubblici cittadini, il Grande Fratello suggerì perentoriamente al reggitore del Ministero della Giustizia Accomodata, Agostino Creagarbugli, di varare immediatamente una norma già approvata in pectore dal Parlamento Taciturno, che vietava tassativamente la permanenza nei giardinetti pubblici di persone sospette, massimamente quelle di colorazione olivastra o vagamente scura, di qualsiasi età, estrazione sociale, tribù esse fossero.

Ciò provocò, immediatamente, un grave contraccolpo nella presenza sul mercato di creme  e lozioni  sbiancanti, dal momento che tutti presero a cospargersene abbondantemente il corpo, nella parti visibili e in quelle che solo occasionalmente diventavano visibili, al fine di poter continuare a frequentare, in tutta tranquillità, i giardinetti pubblici.

Si videro così, da allora, schiere di bianchi fantasmi aggirarsi fra il verde dei giardinetti, suscitando immense paure nei bambini che, bianchi anch’essi come piccoli cadaverini, erano poi colti da spaventose ansie notturne che costringevano i genitori a lunghe veglie insonni, che riducevano poi, il giorno seguente, le loro capacità lavorative.

Ne risentì l’economia nazionale, a causa della diminuita capacità produttiva, all’estero l’immagine del Grande Fratello ne uscì fortemente appannata, nonostante  che egli, nei frequenti consessi fra i governanti, si prodigasse fino allo spasimo in barzellette, pacche sulle spalle, esecuzione di corna nei gruppi fotografici ufficiali, linguacce ai fotografi e, orrore!, toccamenti lascivi ai capi di stato di genere femminile!

Finchè, un giorno, si esaurirono tutte le scorte di creme e lozioni sbiancanti e, dapprima timidamente, poi  sempre più coraggiosamente, il popolo federale prese a frequentare nuovamente i giardinetti sfidando l’autorità  a viso aperto, di qualsiasi colore fosse, libero da creme e lozioni.

Si tentò allora, da parte del Ministero dell’Intrallazzo Estero, di importare le creme dai paesi produttori, ma l’embargo dichiarato dalla massima organizzazione internazionale, sobillata e finanziata dalla potente lobby dei produttori di creme solari abbronzanti,  impedì  che la cosa potesse avvenire.

Il Ministro dell’Intrallazzo Estero, di fronte al fallimento della sua azione, fu costretto, in una segreta riunione del Governo Federale, a rimettere il suo mandato oppure a ingurgitare, come espiazione, dieci flaconi di tintura solare abbronzante della rinomata marca “Pelle d’Ebano”, nota per l’efficacia e la rapidità della sua azione.

Con le lacrime agli occhi, stoicamente, davanti ad una foto del Grande Fratello benedicente, deglutì senza mai fermarsi, i dieci flaconi da 25 centilitri ciascuno (olio di noce e eccipienti quanto basta ) che ebbero immediato effetto come lassativo, poi gli colorarono di un bel colore nero ambrato, come un extracomunitario del Ghana, tutto il corpo.

Fu immediatamente nominato ambasciatore della repubblica del Ghana e fornito del regolare accredito, e fu inviato subito a prendere possesso della carica, insediandosi nella residenza ufficiale presso l’ambasciata.

Non si parlò più di giardinetti e di assembramenti negli stessi: l’imbarazzante argomento fu lasciato cadere e tutto tornò come prima.

Le creme protettive e le lozioni sbiancanti tornarono copiose a riempire gli scaffali dei negozi, rimasti fino ad allora desolatamente vuoti.

Giancarlo Chesi alias Panoramix.

Venerdì prossimo il seguito della storia.

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